LA VIOLENZA CONTRO I TUTORI DELL’ORDINE DEMOCRATICO NON E’ SEMINA DI DEMOCRAZIA. PORTA ALLE DITTATURE
L’AQUILA – Marco Pannella, uno dei più illustri paladini della lotta politica nonviolenta, ripeteva spesso: “dimmi il mezzo che usi, e ti dirò il fine che vuoi raggiungere”. Ribaltava culturalmente il macchiavellico: “il fine giustifica i mezzi”. L’aggressione squadrista a un poliziotto a terra che abbiamo visto a Torino, ci rende l’esatta fotografia dei costruttori di dittature. Una decina di delinquenti politici, agendo come gli squadristi fascisti, hanno mezzo massacrato a calci e martellate un ragazzo delle forze dell’ordine. Un poliziotto. Lo hanno pestato come erano soliti fare gli squadristi agli albori della dittatura del ventennio mussoliniano. Massimo Prosperococco, illuminato intellettuale aquilano, nel suo intervento che Reteabruzzo ha pubblicato, non fa sconti e illumina la strada della democrazia. Quelli che hanno massacrato quel giovane poliziotto altro non sono che delinquenti politici. Il nostro Ignazio Silone, nel suo “La Scuola dei Dittatori” questi concetti li rende letteratura. Prevaricazione, violenza, intimidazione, negazione di ogni dialogo e mancanza assoluta di rispetto per l’altro, sono i semi che puntualmente, nella storia, hanno portato alle dittature. Tutte le dittature. Di ogni colore. Chi ama la democrazia questo non lo può tollerare. A Torino, quel manipolo di infiltrati in un corteo pacifico, non sono arrivati lì da ogni parte d’Italia e da mezza Europa per manifestare in favore della democrazia. No. Erano lì per spargere la semente delle dittature. Vicinanza dunque alla Forze dell’Ordine, a quel ragazzo preso a calci e martellate. Lui sì paladino della democrazia e delle libertà democratiche. Manifestare è un bene per la democrazia; aggredire a martellate un tutore dell’ordine è volerla abbattere con la violenza squadrista.




