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DISTURBI ALIMENTARI. NUTRIRE E NUTRIRSI: IL LEGAME INVISIBILE TRA CIBO ED EMOZIONI

di Federica De Nunzio*
L’AQUILA – I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione rappresentano oggi una delle principali emergenze di
salute mentale. La loro diffusione ĆØ in aumento, l’esordio ĆØ sempre più precoce e il numero di adulti
coinvolti continua a crescere. Dopo la pandemia, inoltre, molte fragilitĆ  emotive non si sono
semplicemente ridotte, ma si sono strutturate in forme più stabili di ansia, isolamento e difficoltà di
regolazione emotiva, che spesso trovano nel cibo e nel corpo un canale di espressione privilegiato.
Negli anni del Covid si era osservato un aumento di ricadute, di nuovi esordi e di comportamenti
disfunzionali legati all’alimentazione. Oggi sappiamo che non si ĆØ trattato solo di un effetto
transitorio dell’emergenza, ma dell’amplificazione di una vulnerabilitĆ  giĆ  presente: per molte
persone il controllo o il discontrollo del cibo e del peso ĆØ diventato un modo per gestire emozioni
troppo intense, incertezza, paura e senso di perdita di controllo.
Questo accade perchĆ© il cibo non ĆØ mai solo nutrimento. Fin dall’inizio della vita, mangiare
significa anche entrare in relazione. Per un neonato il momento della nutrizione non riguarda solo la
fame, ma anche lo sguardo, il contatto, la voce e la presenza di chi si prende cura di lui. In quei
momenti il bambino riceve non solo cibo, ma anche sicurezza, protezione e riconoscimento. ƈ lƬ che
inizia a costruirsi la capacitĆ  di sentire i propri bisogni e di fidarsi delle proprie sensazioni.
Lo dimostrano anche i famosi esperimenti di Harry Harlow: i cuccioli di scimmia preferivano una
ā€œmadreā€ morbida e accogliente a una che offriva solo il cibo. Anche quando venivano nutriti,
cercavano soprattutto contatto e protezione. Questo ci dice che il bisogno più profondo non è solo
mangiare, ma sentirsi al sicuro.
Quando nelle prime relazioni questo scambio è povero o instabile, può diventare difficile
distinguere tra fame, emozioni e bisogno di vicinanza. In questi casi il disagio tende a esprimersi
attraverso il corpo. Il cibo può essere usato per calmare l’angoscia, riempire un vuoto o cercare una
sensazione di controllo.
Molti disturbi alimentari nascono proprio da qui. Dietro le restrizioni, le abbuffate o l’attenzione
ossessiva al peso non c’è superficialitĆ  o capriccio, ma un tentativo di gestire emozioni che non
hanno trovato spazio nelle relazioni. Il corpo diventa così un modo per dire ciò che non è stato
ascoltato.
In un mondo iperconnesso ma spesso emotivamente povero, in cui i corpi sono costantemente
esposti allo sguardo giudicante dei social e la performance ha sostituito l’esperienza, il rischio ĆØ che
il rapporto con il cibo diventi sempre più uno spazio di battaglia contro se stessi, invece che un
luogo di cura e di piacere condiviso.
Per questo promuovere un buon rapporto con l’alimentazione significa molto più che parlare di
diete o di regole. Significa favorire relazioni capaci di riconoscere i bisogni, accogliere le emozioni
e offrire sicurezza. Dietro molti disturbi alimentari, infatti, troviamo storie di legami fragili e di
bisogni rimasti a lungo inascoltati che cercano, ancora oggi, di essere nutriti.
*Psicologa e psicoterapeuta
www.centroolos.com
e-mail: info@centroolos.com
cell: 3336248751

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