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SUB ORIGINARIO DI VILLALAGO MORTO AL PAGURO: FU UN INFARTO. L’INCHIESTA PUNTA SULLE IDONEITÀ MEDICHE

Non fu un incidente meccanico immediato, ma un tradimento del cuore a fermare Ugo Coppola, il sub di 54 anni scomparso il 13 agosto dello scorso anno durante un’immersione al Relitto del Paguro. La Procura della Repubblica di Ravenna ha sciolto i dubbi sulle cause del decesso, comunicando alla famiglia i risultati della perizia autoptica: un arresto cardiaco ha stroncato il subacqueo pochi minuti dopo l’ingresso in acqua.

Il legame con le origini

Nonostante risiedesse a Pescara, il dolore per la scomparsa di Coppola tocca profondamente l’Abruzzo interno: l’uomo era infatti originario di Villalago, il borgo lacustre dove la notizia del dramma, e del successivo ritrovamento del corpo dopo 49 giorni di ricerche, aveva destato profonda commozione. Il mare restituì la salma solo a fine settembre sulla riva di Ponte Sasso, a Fano, a oltre 40 miglia marine dal luogo dell’immersione.

Ombre sulle idoneità mediche

La relazione dell’anatomopatologa Giovanna Del Balzo segna però un punto di svolta nell’inchiesta per omicidio colposo e omissione di soccorso, che vede attualmente tre indagati legati al centro subacqueo riminese Dive Planet. Secondo il legale della famiglia, l’avvocato Domenico Ciancarelli, il quadro delle responsabilità si starebbe ampliando:

«Sembrerebbero emergere profili di responsabilità più ampi rispetto a quelli finora individuati», spiega il legale.

Il nodo centrale riguarda i certificati di idoneità alla pratica subacquea. Dalle carte risulterebbe che alcuni permessi non avrebbero potuto essere rilasciati a Coppola, a causa di patologie pregresse che avrebbero dovuto sconsigliare un’attività così impattante per il sistema cardiocircolatorio.

I prossimi passi: l’incidente probatorio

Mentre l’accusa scava nella catena di autorizzazioni e soccorsi, la difesa ha mosso i suoi passi chiedendo che l’esame della strumentazione tecnica indossata da Coppola quel giorno avvenga tramite incidente probatorio. Questa procedura permetterà di cristallizzare la prova alla presenza dei consulenti di parte, verificando se, oltre al malore fatale, vi siano state concause legate all’attrezzatura o alla gestione dell’emergenza in mare.

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