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RIVISONDOLI, ASILO CONTESO: LA PROPRIETÀ È DEL COMUNE, MA IL FINANZIAMENTO RESTA IN BILICO

Una svolta tecnica importante, ma una partita giuridica ancora tutta da giocare. Il contenzioso tra il Comune di Rivisondoli e il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) riguardo ai fondi PNRR per la nuova scuola dell’infanzia segna un punto a favore dell’ente locale, almeno sul piano della proprietà.

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate (Ufficio Territorio di L’Aquila), incaricato dal Consiglio di Stato, ha messo nero su bianco la natura dell’immobile: l’asilo di Rivisondoli è di proprietà comunale. Gli accertamenti tecnici hanno inoltre stabilito che l’epoca di costruzione del fabbricato risale al 1952.

Questo dettaglio non è di poco conto. I giudici amministrativi di secondo grado avevano richiesto la verifica per chiarire due nodi cruciali:

  1. La natura pubblica o privata del bene.

  2. La necessità o meno di ottenere il nulla osta per l’assenza di interesse culturale prima di procedere alla demolizione.

La vicenda nasce dal ricorso del Comune contro la sentenza del Tar Lazio, che aveva confermato l’esclusione di Rivisondoli dalla graduatoria dei finanziamenti. Il Ministero aveva infatti revocato un contributo già concesso di 435 mila euro, destinato alla demolizione e ricostruzione del plesso. La prossima tappa decisiva è fissata per il 4 aprile, quando il Consiglio di Stato si pronuncerà definitivamente nel merito.

Mentre la giustizia amministrativa analizza le carte del progetto, quella penale ha iniziato il suo corso. Si è aperto ieri, davanti al Tribunale di Sulmona (collegio presieduto dal giudice Emanuele Lucchini), il processo a carico del Responsabile Unico del Progetto (RUP).

Il tecnico è accusato di aver fornito dichiarazioni non veritiere per assicurarsi i fondi europei. L’inchiesta, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Castel di Sangro, vede tra i principali testimoni chiamati a deporre anche l’ex sindaco Giancarlo Iarussi. Proprio il decreto di rinvio a giudizio del tecnico era stato depositato dalla difesa dello Stato durante la fase d’appello, aggravando il clima di incertezza sulla gestione dell’intera pratica.

Se da un lato l’accertamento sulla proprietà comunale potrebbe rafforzare la posizione del Comune davanti al Consiglio di Stato, dall’altro l’ombra delle presunte false dichiarazioni del tecnico pesa sul destino del finanziamento da 435mila euro.

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