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LA SCUOLA NEL POZZO

di Massimo Di Paolo

Quando un articolo crea chiacchiera, polemica o riflessione, è perché lo scritto rompe il torpore o almeno così ci piace raccontarcela. Ne abbiamo avuti molti su ReteAbruzzo. Il pezzo ultimo scorso, sugli Open Day della Scuola ha fatto Scuola, appunto. Forse meglio dire polemica, ma con pochi contenuti. Per questo, ‘Strumenti & Parole’ vuole riproporre la riflessione che coinvolge certamente gli operatori scolastici ma soprattutto le famiglie e la politica.Deve essere stato insopportabile, più che ingiusto, scoprire che una Scuola -in senso lato- che ancora oggi afferma di essere accanto ai più deboli, nasconda la verità.

Si parlava del valore di quel pastrocchio del 4+2 dei nuovi corsi foraggiati e spinti -spinti assai- da industriali, gruppi produttivi, Fondazioni, Federazioni imprenditoriali, Confederazioni. La proposta è: i ragazzi degli Istituti Tecnici possono optare per un corso di studio, dopo le scuole medie, di quattro anni anziché cinque e proseguire,con titolo parificato, nei corsi biennali di specializzazione gestiti dai cosiddetti ITS o, in alternativa, all’Università o direttamente nel mondo del lavoro. Molto vantaggioso, si va dicendo. La verità nascosta è un’altra: l’impianto è ancora tutto da costruire e il sapore sa di vecchia scuola professionale. Le aperture all’improvvisazione, già autorizzate -mimetizzate dalla Legge cosiddetta della ‘autonomia scolastica, sono in atto. Il primo dato nascosto ai più è che nella Scuola pubblica entrerebbero, per accelerare i contatti e l’ingresso nel mondo del lavoro,collaborazioni professionali terze non qualificate per l’insegnamento -come dire a scuola tutti possono lavorarci– annullando di fatto e nella sostanza, il valore dell’abilitazione per l’insegnamento (aprendo a unipotesi che facilmente troverà deriva e riconoscimento in contenziosi e sentenze fino alla Suprema Corte). Ora, però,ecco il nucleo del discorso: perché e come a dei ragazzi di appena 14 anni viene proposto -con manierismo e qualche pregiudizio– un anno in meno di permanenza in un ambiente scolastico che, per molti giovani, resta il più sano e utile per stimoli, valori e crescita intellettuale? E poi,perché solo agli Istituti Tecnici? No, dico: non si era arrivati dopo anni di lotte, di riscatti, di sperimentazione e maturazione culturale a quella agognata parità e uguaglianza dei percorsi scolastici? Ci piacerebbe discuterne in un debate, non di nascosto ma dal vivo, con tutti quelli che nel mondo della scuola, politici, presidi, direttori, sottosegretari, insegnati -sì anche insegnanti-, si sono voltati abbassando gli occhi e le coscienze senza opporre nessuna obiezione, critica o confronto robusto. Si vincerebbe facile. Capiamo bene che il clima è cambiato, se si pensa all’autunno che sta scendendo sopra le democrazie del mondo, ma si spera ancora che, come nella migliore Storia della Scuola Italiana, il pensiero del dissenso, nei Collegi dei Docenti e nelle famiglie, faccia ancora Resistenza.  Ed è meglio astenersi dal paragonare il 4+2 alle sperimentazioni quadriennali effettuate anni addietro in Italia, per solo mille unità scolastiche e per ogni tipologia di indirizzo di studi, licei compresi. Quel campione di sperimentazioni quadriennali, ha formalizzato e decretato risultati drammatici, ‘sanzionando’ gravemente tutto il sistema scolastico italiano e per questo sono stati oscurati.Sono emerse le gravi deficienze tecniche e di sostanza della Scuola Italiana. Mancanza delle padronanze didattiche utili a nuove forme di apprendimento; incapacità di pianificare apprendimenti trasversali e di elaborare sistemi di valutazione pluridisciplinari; difficoltà di variare l’impianto del tempo scuola e di percorrere sistemi di integrazione, distillazione e attualizzazione delle discipline.  Era una sperimentazione urgente, necessaria e strategica per rendere la Scuola da nostrana a europea. Il tutto fallito per mancanza di un ritorno politico utile e per carenza di competenze che ha fatto preferire la scuola ‘casereccia’ delle realtà locali. Soprattutto prevedeva un progetto sperimentale avveniristico introducendo, nei profili professionali degli insegnanti, competenze fortemente innovative. L’indirizzo del 4+2, che di fatto vuole uscire dal solco della metafora storica lasciata dalla Scuola italiana, i cui principi di uguaglianza e di pari opportunità restano i sistemi portanti, è tutt’altra cosa. È un modo di preparare anticipatamente, troppo anticipatamente, giovani al lavoro. Manodopera semipronta, saltando di un anno la permanenza nel tempo scuola, indispensabile per chi devetrovare una compensazione a realtà meno fortunate.

Si continuano a scrivere molti racconti, editoriali, atti di cronaca e narrazioni nel tentativo di spiegare i dubbi, le ambivalenze, le contraddizioni e le paure che caratterizzano il mondo giovanile e parallelamente la tremenda responsabilità in cui arranca la Scuola pubblica che viene chiamata in causa come contenitore necessario per i disagi e le disfunzioni di un sistema sociale che non funziona più.  Allora resta contraddittorio elargire un obolo, per avere forza lavoro già pronta a costo ridotto,come iniziativa di valorizzazione di percorsi scolastici nuovi che nella realtà perdono pezzi, snaturano percorsi, umiliano conoscenze e discipline. Ora la domanda è: esiste ancora nella Scuola pubblica di un Governo di destra che ancora non si capisce se veramente antifascista- quel senso di uguaglianza tra esseri viventi che impone un’attenzione speciale per i diseredati, i Rosso Malpelo, gli svantaggiati o si sta cercando di tornare alle élite e ai sottoposti,anticipando di un anno la disconnessone di questi ultimi?

7 commenti riguardo “LA SCUOLA NEL POZZO

  • Nell’articolo L’OPEN DAY DELLA SCUOLA IN UN ABRUZZO CHE SI SVUOTA, si parlava di:
    • un’emigrazione di giovani in aumento
    • nel 2023, gran parte dei 9.200 laureati delle facoltà abruzzesi, sono partiti.
    • di fatto una nuova emigrazione.
    • il lavoro cresce tra gli over 50 ma non offre stabilità e riconoscimento del merito ai giovani (riflessione nr. 1).
    • i percorsi di studio suggeriti, condizionati o fallati nella correlazione tra opportunità e vocazioni (riflessione nr. 2).
    • Pochi quelli che tornano, spesso costretti ad affrontare problemi legati alla marginalità dei territori, assenza dell’affiancamento necessario e politiche pubbliche scarsamente efficienti.
    • Ridotta tutela sindacale, stagionalità e contratti del comparto deboli
    • Il turismo una brutta favola incluso la scuola che li ha formati.
    • Alla Scuola la responsabilità più evidente e significativa: quella di dire la verità. Questo è il nocciolo duro dell’argomento.
    E POI, solo poi ARRIVA anche la “RIFLESSIONE” che coinvolge gli operatori scolastici ma soprattutto le famiglie e la politica. Credo poco nella sopravvenuta “opprimente” verità nascosta dell’Open Day (il 4+2 e quant’altro ci si vuole buttare dentro), ormai “strumento basilare quanto inscindibile” per la sopravvivenza di un qualsiasi Istituto Scolastico, ossia LA PESCA NEL MUCCHIO o e preferisce la ‘carne da cannone’, questo perché nell’Open Day, non verrà minimamente accannato.
    D’altronde, la “BUONA SCUOLA” del 2015 ha dato quell’autonomia nella didattica, nell’organizzazione e nella ricerca, finalizzata al successo formativo degli studenti è questi ne sono i risultati.
    Diversamente, mi sarei aspettato un articolo di riflessione sui CONTRIBUTI ALLA SCUOLA PRIVATA.

    Nell’articolo L’OPEN DAY DELLA SCUOLA IN UN ABRUZZO CHE SI SVUOTA, si leggeva di:
    • un’emigrazione generale di giovani in aumento
    • di laureati delle facoltà abruzzesi partiti oltre Regione dopo i primi 12 mesi dalla laurea.
    • una nuova emigrazione che si credeva estirpata dal tessuto sociale.
    • della crescita del lavoro tra gli over 50 ma non offre stabilità e riconoscimento del merito ai giovani (riflessione nr. 1).
    • di percorsi di studio suggeriti, condizionati o fallati nella correlazione tra opportunità e vocazioni (riflessione nr. 2).
    • Pochi quelli che tornano, spesso costretti ad affrontare problemi legati alla marginalità dei territori, assenza dell’affiancamento necessario e politiche pubbliche scarsamente efficienti.
    • Ridotta tutela sindacale, stagionalità e contratti del comparto deboli
    • Il turismo una brutta favola incluso la scuola che li ha formati.
    • Alla Scuola la responsabilità più evidente e significativa: quella di dire la verità. Questo è il nocciolo duro dell’argomento.
    E POI, solo poi ARRIVA anche la “RIFLESSIONE” che coinvolge gli operatori scolastici ma soprattutto le famiglie e la politica. Credo poco nella sopravvenuta “opprimente” verità nascosta dell’Open Day (il 4+2 e quant’altro ci si vuole buttare dentro), ormai “strumento basilare quanto inscindibile” per la sopravvivenza di un qualsiasi Istituto Scolastico, ossia LA PESCA NEL MUCCHIO o se preferisce la ‘carne da cannone’, questo perché negli Open Day (titolo dell’articolo), non verrà mai minimamente accennato.
    L’epilogo di tutto ciò è che la “BUONA SCUOLA” del 2015 ha dato quell’autonomia nella didattica, nell’organizzazione e nella ricerca, finalizzata al successo formativo degli studenti è questi ne sono i risultati ottenuti negli anni per gli studenti “non lavoratori in PATRIA”.
    Diversamente, mi sarei aspettato un articolo di “riflessione” sui CONTRIBUTI ALLA SCUOLA PRIVATA.

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  • Sono d’accordo su tutto! Certi aspetti non sono mai chiari e vanno dette con cura ai genitori per aiutarli a capire. Grazie un’analisi utile e chiara.

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  • La scuola si cita sempre nelle campagne elettorali poi si usa soltanto. lo ha fatto per decenni la sinistra ora tocca alla destra. Una scatola di elettori e di voti e per questo tutto si fa meno che metterci mano veramente. Gli istituti professionali erano dei ghetti per gente povera ora si vuole tornare indietro.

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  • Bravo Preside. La chiamo ancora così pur sapendo che da molto fa altro con la stessa professionalità conosciuta. L’analisi fatta poteva essere fatta solo con competenze specifiche. Io leggo da insegnante e riesco a capirne la drammaticità che descrive. Lo viviamo a Scuola altro che Collegi docenti che fanno resistenza! I presidi sono succubi e dell’autonomia scolastica non sanno cosa farne.
    Comunque nella scuola c’è ancora chi vuole lavorare con qualità e per i ragazzi. Saluti e grazie per l’analisi.

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  • L’articolo scritto ha svegliato non solo chiacchiere caro Di Paolo. Si parla e si parla molto nelle scuole e fuori. Bene ha fatto! Molti insegnanti sono usciti allo scoperto tornando a dichiarare il valore della scuola che vorrebbero. I Dirigenti scolastici sono ormai a servizio e restano di parte da loro dovevano venire simili analisi e riflessioni. molte famiglie non sanno neppure di cosa si tratta. Comunque siamo convinti che nella scuola la gran parte dei docenti vorrebbero una scuola seria certa e costituzionale. Ma non hanno più il coraggio dei vecchi tempi di esporsi.

    Risposta
  • L’articolo scritto ha svegliato non solo chiacchiere caro Di Paolo. Si parla e si parla molto nelle scuole e fuori. Bene ha fatto! Molti insegnanti sono usciti allo scoperto tornando a dichiarare il valore della scuola che vorrebbero. I Dirigenti scolastici sono ormai a servizio e restano di parte da loro dovevano venire simili analisi e riflessioni. molte famiglie non sanno neppure di cosa si tratta. Comunque siamo convinti che nella scuola la gran parte dei docenti vorrebbero una scuola seria certa e costituzionale. Ma non hanno più il coraggio dei vecchi tempi di esporsi.

    Risposta
  • Sono membro di un Consiglio di Istituto già da molti anni. prima alle scuole medie e ora in un Istituto superiore. Vera e molto centrata la sua analisi dovrebbe scrivere più spesso di scuola. Come è stato detto in altro commento parlare della vergogna del finanziamento pubblico alle scuole private ma anche di tanto altro. Il precariato gestito in modo inaccettabile, i concorsi dei Dirigenti che sono quanto di più iniquo per una scuola che dovrebbe aprire al futuro, la gestione dei ragazzi diversamente abili che hanno aperto un mercato del sostegno per entrare ad insegnare.
    La scuola che va a singhiozzo spesso con chiacchiere, progetti e poco apprendimento. Mantenga le riflessioni sulla scuola e i giovani più presenti.

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