E pensare che c'era il pensieroHomeIn Evidenza

DAL PARTITO UNICO AL COLLEGIO UNICO…

di Luigi Liberatore 

Sarei tentato di scherzare, come faccio nel titolo, se davvero potessi, poi, non fiutare un pericolo autentico nella iniziativa del governo regionale di modificare la legge elettorale, di  cancellare, cioè, le attuali quattro circoscrizioni provinciali per arrivare ad un unico collegio. Per troppo tempo gli abruzzesi si sono mostrati concilianti con Marco Marsilio, ritenendolo un reggente più che un console della destra di Meloni, lasciandosi sedurre da quel “perticone” dalla barba incolta cui sono stati concessi impunemente troppi spazi politici. Solo adesso si appurano quanti pericoli si annidano nella iniziativa sostenuta dal presidente della Giunta regionale di arrivare al collegio unico elettorale. Io non sono un costituzionalista o analista (purtroppo per Reteabruzzo), tantomeno appartengo alla schiera degli studiosi dei sistemi elettorali, tuttavia il senso comune e il buon senso mi portano ad affermare che noi abruzzesi rischiamo di perdere autonomia intesa come democrazia. Se passa la legge sostenuta fortemente da Marsilio, si afferma un principio di politica autocratica e autoreferenziale con la conseguente restrizione per gli elettori della facoltà di scelta. In pratica,  saremmo obbligati a votare per candidati sconosciuti territorialmente con un giro di vite ulteriore alla già compromessa possibilità di incidere con le preferenze. Il “giacobino” Marsilio ci lascerebbe in eredità una restrizione elettorale oltre alla cattiva politica dispensata in materia soprattutto sanitaria e fiscale. Tuttavia ci sono sensazioni per cui non sarà facile per il presidente della Giunta regionale abruzzese di portare a compimento il suo disegno del collegio unico come frutto di “partito unico” perché all’interno  di Fratelli d’Italia emergono resistenze al progetto. Non illudiamoci, però, sulla loro portata democratica. Le ragioni  sarebbero solo legate ad opportunismi,  come ai crescenti costi da affrontare da parte dei candidati per una campagna elettorale a collegio unico. Guardate che pure gli “oppositori” pensano in prospettiva ai loro interessi, mica agli elettori. È già tanto, però.

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