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UN MESE DOPO L’APPELLO, NESSUNA RISPOSTA: LA SOLITUDINE DI CHI CHIEDE DIRITTI

È passato più di un mese dalla denuncia pubblica, ma il calendario delle istituzioni sembra essersi fermato. Era il 21 dicembre 2025 quando Jacopo Petrocco, 33enne di Scanno, rompeva il silenzio sulle carenze strutturali dell’assistenza disabili in Abruzzo. Oggi, nel pieno del 2026, Petrocco torna a scrivere per denunciare un’assenza ancora più grave: quella del dialogo.

Una richiesta rimasta nel vuoto

Nonostante la risonanza del suo primo appello, in cui chiedeva l’attivazione di un tavolo tecnico per istituire la figura dell’assistente personale, il territorio della Valle Peligna risponde con il silenzio. Nessuna PEC, nessuna telefonata, nessun segnale di apertura da parte degli enti competenti o dell’ECAD.

«Oggi devo affermarlo senza ambiguità: a quella richiesta non è seguita alcuna risposta», dichiara Petrocco nella sua nota. «Nessun contatto, nessun confronto, nessuna pianificazione. Solo silenzio».

La proposta ignorata: il Progetto Pilota

Ciò che rende la situazione paradossale è che Petrocco non si è limitato a protestare. Da cittadino esperto della materia, ha presentato una proposta costruttiva: un progetto pilota per la Valle Peligna volto a scardinare il modello dell’assistenza delegata esclusivamente alle famiglie (il cosiddetto “caregiver familiare obbligato”) per passare a una reale Vita Indipendente.

Il fulcro della proposta è l’istituzione dell’assistente personale, figura prevista dalle normative europee ma ancora fantasma in molte aree interne dell’Abruzzo. Senza questa figura, l’autonomia resta un miraggio e le famiglie continuano a farsi carico di compiti che dovrebbero spettare a un sistema di welfare moderno e strutturato.

«Il silenzio è una scelta politica»

Per Petrocco, l’assenza di risposte non è una semplice dimenticanza burocratica, ma una presa di posizione: «Ignorare una richiesta di confronto significa scegliere di non affrontare il problema. Il silenzio non è più accettabile».

La richiesta rivolta oggi alle istituzioni è netta e priva di margini di trattativa:

  • L’attivazione immediata di un tavolo tecnico che includa le associazioni, gli esperti e i portatori di interesse.

  • Risposte concrete sui tempi e le modalità di attuazione dei progetti di assistenza personalizzata.

  • Uscire dall’immobilismo che condanna i cittadini con disabilità all’isolamento nelle aree montane.

Verso una mobilitazione permanente

Jacopo Petrocco non sembra intenzionato a fare passi indietro. La sua battaglia, che definisce di “rispetto e dignità”, proseguirà finché le istituzioni non decideranno di sedersi al tavolo. «Continuerò a far sentire la mia voce», conclude la nota, «perché il silenzio non è una soluzione».

Resta da capire se i responsabili politici e amministrativi della Valle Peligna decideranno finalmente di dare un segnale di civiltà o se continueranno a ignorare un grido che riguarda i diritti fondamentali di un intero territorio.

Un commento su “UN MESE DOPO L’APPELLO, NESSUNA RISPOSTA: LA SOLITUDINE DI CHI CHIEDE DIRITTI

  • Non hanno la più pallida idea di come rispondere o delle loro responsabilità, però il salario lo prendono lo stesso.
    Disubbidienza civile e non violenta è l’unica risposta.
    Se il signor Petrocco organizzasse una protesta sono sicuro avrebbe moltissimi sostenitori e soprattutto partecipanti.
    Questi vigliacchi di amministratori e politici poi vedrai che si dovranno dare da fare e guadagnarsi il pane.

    Risposta

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