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GIORNATA DELLA MEMORIA. QUANDO LE TRUPPE SOVIETICHE ABBATTERONO I CANCELLI DI AUSCHWITZ

di Nando GiammariniĀ 
L’AQUILA – Oggi, martedƬ 27 gennaio 2026 celebriamo il XXVI anniversario della giornata della Memoria, stabilito da una risoluzione delle Nazioni Unite e recepito da una legge nazionale nel 2000, istituita al fine di ricordare la liberazione di Auschwitz, il ricordo della Shoah, delle leggi razziali, dei deportati, della persecuzione degli ebrei, dei prigionieri uccisi. Compresi gli oppositori politici, gli internati militari italiani e i lavoratori che avevano scioperato, nonchĆ© coloro che, in un’ottica di umanitĆ  e solidarietĆ , misero a rischio la vita per salvarne delle altre e per proteggere i perseguitati. La memoria di tutto ciò ĆØ a fondamento dell’esistenza stessa della serena e pacifica convivenza ove, da sempre, hanno trovato soluzione i problemi di tutti. La data del 27 gennaio fu decisa per ricordare l’abbattimento, da parte delle truppe dell’Armata Rossa, nel 1945, dei cancelli del campo di concentramento di Aushwitz dove erano state perpetrate le più assurde bestialitĆ  nei confronti degli ebrei, degli zingari, degli omosessuali, insomma dei diversi, da parte delle belve nazi – fasciste. Gente senza umanitĆ  e senza cuore che non ebbero neanche quell’elementare sentimento di pietĆ  umana che impone a ciascuno di fermare ogni azione crudele e di violenza cieca nei confronti di povera gente indifesa quali donne, bambini e anziani. Con l’avvicinarsi dell’Armata Rossa, giĆ  intorno alla metĆ  di gennaio, le SS capirono che la fine del campo di concentramento era vicino ed iniziarono ad evacuare il complesso: circa 60.000 prigionieri vennero fatti marciare prima dell’arrivo dei russi. Secondo fonti storiche di questi prigionieri, si stima che tra 9000 e 15000 sarebbero morti durante il tragitto, in gran parte uccisi dalle SS perchĆ© non riuscivano a reggere i ritmi incessanti della marcia. Altri prigionieri, circa 9.000, erano stati lasciati nel complesso di campi di Auschwitz perchĆ© malati o esausti.
Era intenzione delle SS eliminarli ma non ebbero il tempo per farlo prima dell’arrivo dei sovietici. Esse riuscirono invece ad eliminare e far sparire quante più prove possibile dei crimini che avevano commesso, facendo esplodere diverse strutture, alcune delle quali contenevano i forni crematori industriali – ove venivano bruciati i cadaveri delle persone uccise ad Auschwitz – e i beni delle vittime dello sterminio. Quando la 60esima armata dell’esercito sovietico arrivò al campo principale, intorno alle 15.00, e dopo una battaglia in cui persero la vita più di 200 sovietici, trovò davanti a se’ uno scenario desolante: circa 9.000 prigionieri, i più deboli e ammalati, erano stati lasciati indietro, 600 di loro erano giĆ  morti. Ciò che rende unica la Shoah ĆØ il fatto che si trattò di un genocidio razionale, ben organizzato, che si avvaleva della tecnologia e di impianti efficienti per sterminare un popolo intero nel cuore dell’Europa. Un’ assurda mattanza, una bestialitĆ  della mente umana che solo gente vile e odiosa può arrivare a compiere. I tempi, i fatti ed i luoghi sono, e saranno per sempre, i soggetti immortali che raccontano il passato coniugandolo al presente. Essi lo rappresentano con una voce, silente o strepitosa che può distruggere o ricostruire avvicinando, talvolta, gli eventi in un incontro senza fine. Diceva Primo Levi nel suo romanzo Se Questo ĆØ un Uomo… ā€œ Se comprendere ĆØ impossibile conoscere ĆØ necessario, perchĆ© ciò che ĆØ accaduto può ritornare, le coscienze possono essere di nuovo sedotte ed oscurate: anche le nostreā€ Doveroso ricordare che la prima forma di violenza, prevaricazione e discriminazione ĆØ la guerra. Ed in questo inizio anno troppi sono gli scenari di guerra per cui non riusciremo mai a comprendere quale motivazione giustifichi migliaia di morti, anche di fame e di freddo come i bambini di Gaza. Quale assurda ragione giustifichi l’odio per un altro popolo fino ad arrivare ad annientarlo. Ricordiamo ai potenti della terra ed ai signori della guerra che siamo tutti fratelli che camminiamo su questa terra incontro allo stesso destino. La memoria insieme alla cultura fa più paura delle mitragliatrici, dei missili e delle bombe ai maledetti regimi totalitari. Intanto da nord a sud del paese si stanno tenendo tante manifestazioni poichĆ© siamo fermamente convinti che l’oblio ĆØ nemico della storia.

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