PAOLO ROMANO: “DICONO CHE IL CENTRO SINISTRA E’ FINITO? FACCIAMO LE PRIMARIE”
di Paolo Romano*
L’AQUILA – La narrazione di un centrosinistra finito fa comodo solo a chi governa: nasconde che esiste giĆ unāalternativa costruita ogni giorno di questi quattro anni in consiglio comunale con la visione, le proposte, il dialogo e la concertazione fra tutti i gruppi presenti.
Una narrazione che stride anche con quei soggetti che, comparsi da poco sulla scena politica, hanno chiaramente deciso che quello ĆØ il campo di appartenenza e in quel campo vogliono saldamente collocare il loro movimento.
Il centrosinistra non ĆØ un esercizio linguistico ma un baluardo di principi e valori in una stagione politica nella quale la destra mondiale, affascinata da Trump, Ā attenta alla libertĆ dei popoli mentre da noi strangola lāascolto, la partecipazione e la programmazione con una macchina politica fondata sugli interessi cinici, funzionale a una piccola cerchia.
Il centrosinistra non è un vezzo locale da plasmare a seconda delle convenienze creando guazzabugli dal fiato corto, ma un progetto dal respiro più ampio.
A LāAquila il centrosinistra ha dissotterrato dallāoblio temi fondamentali come i servizi, carenti se non addirittura latitanti, il lavoro, argomento che terrorizza gli abitanti di Palazzo Margherita quasi quanto la drammatica situazione della SanitĆ , il commercio, lāattivitĆ di impresa e il consumo di suolo che devono essere immuni per chi governa dal concerto degli affari; ha svelato anche che il tema – fondamentale – della sicurezza dei cittadini ĆØ stato il più grande fallimento delle politiche securitarie di centrodestra e che le politiche sociali non sono nelle corde di questa destra, anche quando fa la nostalgica.
PerchĆ© senza giustizia sociale, decoro, coesione e imparzialitĆ non cāĆØ futuro per chi resta e meno per chi vuole tornare, non cāĆØ sviluppo, ma solo propaganda.
Dichiarare oggi di essere fuori dal perimetro del centrosinistra non serve a moltiplicare le opzioni del voto, nƩ a giocarsi la prima mano al futuro tavolo, ma a gettare alle ortiche tanto il lavoro di anni quanto la fiducia di chi guarda a noi con speranza.
Il 2027 ĆØ una sfida contendibile se misura la cifra del nostro coraggio.
A partire dalle regole che bisogna ancora darsi e alle quali nessuno potrĆ derogare.
La più semplice sarebbe quella di appaltare al partito più grande lāonere di esprimere un candidato, ma questa scorciatoia sarebbe anche una sconfitta. Oppure, possiamo cercare insieme, dando finalmente corpo alla voce āfederatoreā a cui pure quel grande partito aspira, di restituire ai nostri elettori il diritto di scegliere chi deve guidare lāalternativa tramite lo strumento delle primarie; credo che sarebbe fantasioso cercare figure terze e togliere la possibilitĆ di cimentarsi a chi per anni, con gli strumenti che offre lāassise benchĆ© dallāopposizione, ha investito energie fisiche e mentali per offrire presenza e soluzioni quando le porte di palazzo Margherita erano sbarrate dallāarroganza. A chi ha rappresentato coloro che non avevano voce o coloro che quella voce hanno dovuto abbassarla per paura.
Le primarie non sono uno spauracchio: sono una risorsa.
Non bisogna temerle, anzi.
Sono il metodo più democratico e partecipativo che si ĆØ sperimentato sin dalla nascita dellāUlivo: evocare il 2017 come fossero state un fallimento, cosa non vera, svilirebbe lāintelligenza di un popolo che in massa si recò alle urne per scegliere il proprio leader.
E noi a quel popolo dobbiamo parlare perchĆ© senza la fiducia di quel popolo non cāĆØ futuro possibile. La vera forza dellāalternativa non nasce nei tavoli chiusi, dove pur di sedersi si gioca dāazzardo, ma nella fiducia dei cittadini che si costruisce alla luce del sole.
*L’Aquila Nuova





Le primarie non servono, servono programmi brevi e impegni onorati.
la tutela della salute e dell’istruzione, queste le cose importanti.