I MIEI PRIMI 80 ANNI
di Marco Alberico
Mario Pizzola, classe 1946, laureato in Economia e Commercio e nel 1971 con altri sette giovani ha messo in piedi la prima obiezione di coscienza collettiva in Italia. Già segretario nazionale del Movimento Nonviolento e consigliere provinciale e comunale dei Verdi. Leader del movimento No Snam e organizzatore di primo piano delle iniziative per la pace.
Mario, ci siamo incontrati circa 12 anni fa quando ero uno studente: rimasi stupito dal tuo carisma e dalla tua purezza. Oggi che compi ottant’anni, cosa è cambiato rispetto ad allora e qual è il segreto per mantenere vivo il “fanciullino” di Pascoli che è in te?
Non sempre l’età anagrafica corrisponde a quella che uno sente di avere, e questo è il mio caso. Posso dire che per me non è ancora arrivata l’ora di andare ai giardinetti. Ottanta (scusami il gioco di parole) voglia di continuare ad oppormi alle ingiustizie. Soprattutto se considero che la realtà in cui oggi viviamo è peggiore di quando avevo venti anni. Siamo sempre di più alla mercè di malfattori e prepotenti, che occupano i più elevati vertici del potere mondiale.
Quali sono le battaglie che porti avanti ancora oggi, sia a livello locale che nazionale?
Sono quelle di cui mi sono sempre occupato: la pace e l’ambiente. Più che di pace però parlerei di lotta al militarismo e al nazionalismo, che sono i due peggiori cancri dell’umanità. Ci hanno portato a due guerre mondiali e ora ci stanno spingendo verso il baratro del terzo e forse ultimo conflitto globale. La difesa dell’ambiente si chiama oggi lotta al cambiamento climatico, che è la seconda grande emergenza del genere umano. Dobbiamo abbandonare al più presto i combustibili fossili che sono la causa principale di questa emergenza. Invece assistiamo ad un rilancio alla grande degli investimenti nel settore fossile, come avviene da noi con la centrale e il metanodotto Snam. E, come se non bastasse, ora vorrebbero darci il colpo di grazia con l’inceneritore della Get Energy.
Dietro le scelte e le decisioni dei governanti ci sono in realtà enormi interessi economici di potenti lobby. E le lobby che oggi più di altre dobbiamo combattere sono quella degli armamenti e quella dei fossili.
Pensi che la politica istituzionale attuale sia ancora capace di incidere sul futuro del
Centro Abruzzo?
Per la verità ho sempre meno fiducia in un sistema politico basato sulla sola delega. Le istituzioni funzionano se c’è il controllo e una forte spinta dal basso, e questa spinta può venire solo dai cittadini. In quella che chiamiamo società civile c’è un enorme spazio per la cittadinanza attiva. Sta a noi abbandonare ogni atteggiamento di rassegnazione e occupare gli spazi che ci competono. Spazi che vanno gestiti attraverso studio dei problemi, determinazione e metodi di lotta nonviolenti. Compresa, quando necessaria, anche la disobbedienza civile. Un filosofo francese, Etienne de La Boétie, nel suo pamphlet “Discorso sulla servitù volontaria” già a metà del 1500 affermava che il tiranno esiste perché c’è chi gli ubbidisce. Il suo messaggio è: “Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi!”.
Sei stato tra i primi in Italia a fare obiezione di coscienza collettiva contro la leva obbligatoria, finendo anche in carcere. Cosa pensi del ritorno di una mentalità militaresca e della scelta di investire miliardi di euro nel riarmo?
E’ una scelta folle perché oggi l’evoluzione tecnologica ci consentirebbe di investire molte risorse pubbliche per combattere le malattie, le disuguaglianze sociali a livello globale e territoriale e per migliorare la qualità della vita della gente. Invece enormi quantità di denaro vengono impiegate non per la vita ma per le fabbriche di morte, per costruire ordigni bellici sempre più micidiali, che non portano più sicurezza ma, al contrario, mettono il mondo ancora più in pericolo, perché danno luogo ad una spirale di riarmo reciproco al cui culmine c’è l’olocausto nucleare. Dobbiamo opporci con tutte le nostre forze a quello che sta avvenendo e mandare a casa, non solo con il nostro voto ma anche attraverso una grande opposizione popolare, i governanti che stanno portando l’umanità verso
questa deriva suicida. Nella nostra valle abbiamo il deposito militare di Monte San Cosimo, che rappresenta un grande pericolo in caso di guerra o di attentati terroristici. Dobbiamo rilanciare la mobilitazione per la sua smilitarizzazione e la sua trasformazione in una struttura al servizio della protezione civile e della pace.
A proposito del tuo impegno antimilitarista, non tutti conoscono il tuo scambio di lettere con Ignazio Silone. Ci spieghi di cosa parlavate e cosa significò per te?
Nel 1968 Silone inviò al nostro GAP (Gruppo di Azione Pacifista), che avevamo costituito a Sulmona l’anno prima, un contributo di 80 mila lire per sostenere le spese processuali nelle tante denunce che ci piovevano addosso per le nostre iniziative antimilitariste. Noi lo ringraziammo ma con quei soldi comprammo un ciclostile usato che in seguito ci servì molto per la nostra attività. In realtà non avevamo spese legali perché il nostro avvocato era Rocco Santacroce che ci ha sempre difeso gratuitamente e che era anche amico di Silone. Santacroce oggi è quasi dimenticato ma la sua memoria meriterebbe di essere ravvivata e valorizzata perché fu un grande combattente contro il fascismo, per la libertà e la democrazia. Mantenemmo i contatti con Silone e quando rifiutai di indossare la divisa
militare lui mi inviò una lettera di apprezzamento e solidarietà che ho pubblicato nel mio libro “La Sporca Pace”.
Quanto sarebbe importante, nel contesto attuale, un movimento che fondi le sue
azioni sull’obiezione di coscienza?
L’essere umano che agisce in difformità da ciò che gli detta la sua coscienza è come un fuscello portato via dalla corrente. Soprattutto nel nostro tempo dobbiamo avere come guida e faro per le nostre azioni la nostra coscienza, ovvero le nostre profonde convinzioni morali e ideali. Il Movimento Nonviolento ha lanciato a livello nazionale la campagna “Obiezione alla guerra”. Tutti possono dichiararsi fin da oggi obiettori e annunciare che non sono disposti a partecipare a nessun conflitto armato e neppure alla sua preparazione. E’ sempre più forte la tendenza del potere costituito a chiuderci la bocca e a trattarci come meri esecutori di ordini. Basta vedere ciò che sta succedendo con i ripetuti “decreti sicurezza” del governo Meloni. Ma i cittadini non sono dei robot bensì degli esseri pensanti. Dobbiamo ribellarci a tutto ciò che consideriamo ingiusto, anche quando questo ci costa qualche sacrificio. Dobbiamo tener presente che è la ribellione e non l’obbedienza cieca il motore del progresso dell’umanità.
In conclusione, perché è fondamentale che i giovani si interessino alla politica? Come li convinceresti a occuparsi della cosa pubblica?
A coloro che dicono di non essere interessati alla politica dico che loro sono quelli che più fanno politica perché lasciano occupare da altri – personaggi non di rado squallidi e senza scrupoli – lo spazio di agibilità democratica che spetta ad ogni cittadino e che è stato conquistato dalla dura lotta contro il nazifascismo. È compito soprattutto dei giovani occupare questo spazio perché il futuro è nelle loro mani. I diritti non sono acquisiti per sempre ma rischiano di essere perduti se non siamo capaci di difenderli e rafforzarli, soprattutto in un’epoca buia come quella in cui stiamo vivendo.



