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CULTURA. I MILLE VOLTI DI SAN FRANCESCO. UN LIBRO DA LEGGERE

ROMA – Che cosa sappiamo, davvero, di Francesco d’Assisi? La domanda sembra superflua, quasi ingenua: tutti pensano di conoscerlo. Francesco ĆØ il santo della pace, della povertĆ , della fraternitĆ  universale; il volto mite d’un Cristianesimo riconciliato con il mondo; l’uomo che parla agli animali, dialoga coi nemici, abbraccia il creato. Un’immagine limpida, consensuale, apparentemente sottratta al conflitto e alla storia. Eppure, tale profilo non corrisponde a quanto la storia può dirci di lui. Non v’è traccia, tra i suoi scritti, d’un pacifismo ante litteram, nĆ© d’un ecologismo illuminato, tantomeno di quella ā€œtolleranzaā€ indistinta che spesso gli viene attribuita come cifra identitaria. Francesco non ĆØ l’icona rassicurante d’un umanesimo dolce e universale: ĆØ un uomo radicale, inquieto, attraversato da tensioni profonde, da conflitti interiori, da scelte che spiazzano e feriscono. ƈ un credente assoluto, interamente consegnato al Vangelo, fino a farsi estraneo al mondo che pure ama con intensitĆ  bruciante. Certo, pace, cura del creato, tolleranza e umanesimo non sono categorie illegittime: a patto d’intenderle come traduzioni posteriori. Bisogna che si sia consapevoli di quanto quella rappresentazione levigata e unanimemente condivisa, propinata dai media odierni cosƬ come da una pubblicistica di grido, sia, piuttosto, una costruzione postuma: il risultato di riscritture, selezioni, semplificazioni, adattamenti. Un Francesco progressivamente addomesticato, reso compatibile con le attese spirituali, culturali e politiche d’ogni epoca, tesa a proiettare su di lui le proprie domande: il riformatore evangelico, il poeta della natura, il rivoluzionario sociale, il profeta della nonviolenza, il patrono dell’ecologia.
ƈ tale processo a essere al centro diĀ Pensare Francesco. Storia, memoria e uso politico, recentemente edito per il Mulino (pagine 442, euro 40,00), a cura di Valerio De Cesaris, Daniele Menozzi, Andrea Possieri e Adriano Roccucci. Diciotto saggi, firmati da vari specialisti, divisi in tre sezioni, tramite i quali accostarsi alle molte riletture contemporanee d’una figura che non smette di far discutere. Un testo che nasce da un’intuizione tanto semplice quanto destabilizzante: il santo che oggi popola l’immaginario collettivo non ĆØ una presenza naturale, nĆ© una sopravvivenza intatta del Medioevo. ƈ il prodotto d’una lunga e stratificata costruzione. Tra Otto e Novecento, Francesco viene progressivamente riletto, selezionato, reinterpretato, fino a diventare un riferimento globale, disponibile a usi molteplici e, talvolta, contraddittori. Il libro mostra con chiarezza come questa dinamica si dispieghi lungo piani distinti ma inseparabili, il primo dei quali ĆØ quello propriamente storiografico. ƈ qui che si gioca, innanzitutto, il confronto fra ricostruzione critica e tradizione ricevuta.Ā La volontĆ  di distinguere il Francesco ā€œdella storiaā€ dal Francesco ā€œdel mitoā€ segna, a partire dall’opera di Paul Sabatier, un passaggio fondamentale non solo per la ā€œfrancescanisticaā€ nascente, ma per l’autocomprensione stessa della disciplina storica. Anche la storiografia, tuttavia, non ĆØ immune da letture parziali. Basti pensare all’uso fattone sotto il fascismo: un Francesco virilizzato, disciplinato, trasformato in emblema d’italianitĆ , ordine, sacrificio per la comunitĆ . Il santo povero e disarmato era funzionale, allora, alla retorica della forza morale della nazione. Un modello di obbedienza e di coesione, utile a legittimare un progetto politico che con la sua esperienza originaria aveva ben poco in comune.
Su un altro piano si colloca la riflessione sulla memoria: il modo in cui Francesco viene trasmesso, narrato, ritualizzato nello spazio pubblico, nella devozione popolare, nella cultura scolastica, nelle celebrazioni ufficiali. Anniversari, celebrazioni, encicliche, patronati, congressi e grandi eventi non si limitano a ricordare Francesco, ma lo riorganizzano simbolicamente. La figura storica lascia il posto al personaggio simbolico, mobile, adattabile, capace d’abitare linguaggi molto diversi: dalla predicazione alla letteratura, dall’arte figurativa ai fumetti, fino alle forme più recenti della comunicazione digitale. La memoria, qui, appare per ciò che ĆØ: non un deposito neutro, ma un’officina selettiva, che decide cosa trasmettere e cosa tacere. E proprio in questa trasformazione continua risiede la forza – ma anche l’ambiguitĆ  – della persistenza di Francesco nella coscienza collettiva. Ogni ricorrenza ridisegna il profilo del santo, lo adatta a nuove esigenze, lo inserisce in narrazioni collettive che parlano più del presente che del Medioevo. Egli diventa, cosƬ, una presenza eminentemente moderna, un punto di condensazione di attese religiose, civili e culturali.
Il terzo livello – il più delicato – ĆØ quello dell’uso politico. Francesco ĆØ progressivamente assunto come una risorsa simbolica da mobilitare: uomo della Provvidenza per i neoguelfi, perfetto italiano per i fascisti, radicalmente altro per i modernisti, icona di pace per i pacifisti, bandiera dell’ecologismo per gli ambientalisti, riferimento etico nei dibattiti sulla povertĆ , sulla giustizia sociale, sull’identitĆ  europea. Il libro non indulge nella denuncia morale. Al contrario, assume uno sguardo disincantato: l’uso politico di Francesco non ĆØ una degenerazione recente, ma un tratto strutturale della sua fortuna moderna. Proprio perchĆ© percepito come ā€œdi tuttiā€, egli si fa terreno di competizione simbolica, risorsa spendibile in contesti diversi, talvolta opposti.
Il merito maggiore diĀ Pensare FrancescoĀ sta proprio qui: non tanto nel demolire le immagini contemporanee del santo, ma nel restituire consapevolezza critica a chi le maneggia. Non chiede di rinunciare a Francesco come figura ispiratrice; piuttosto, di non confondere il Francesco della storia con i molti Francesco della memoria. PerchĆ© solo riconoscendo questa distanza ĆØ possibile evitare tanto la devozione ingenua quanto il disincanto sterile. Forse, ĆØ proprio in questo scarto – in questa tensione mai pacificata tra l’uomo del Duecento e le nostre inquietudini – che Francesco continua a interrogarci davvero: non come immagine consolante, ma come presenza che resiste a ogni addomesticamento.
*Giornalista “Avvenire”Ā 

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