CULTURA. I MILLE VOLTI DI SAN FRANCESCO. UN LIBRO DA LEGGERE
diĀ Antonio Musarra*
ROMA – Che cosa sappiamo, davvero, di Francesco dāAssisi? La domanda sembra superflua, quasi ingenua: tutti pensano di conoscerlo. Francesco ĆØ il santo della pace, della povertĆ , della fraternitĆ universale; il volto mite dāun Cristianesimo riconciliato con il mondo; lāuomo che parla agli animali, dialoga coi nemici, abbraccia il creato. Unāimmagine limpida, consensuale, apparentemente sottratta al conflitto e alla storia. Eppure, tale profilo non corrisponde a quanto la storia può dirci di lui. Non vāĆØ traccia, tra i suoi scritti, dāun pacifismo ante litteram, nĆ© dāun ecologismo illuminato, tantomeno di quella ātolleranzaā indistinta che spesso gli viene attribuita come cifra identitaria. Francesco non ĆØ lāicona rassicurante dāun umanesimo dolce e universale: ĆØ un uomo radicale, inquieto, attraversato da tensioni profonde, da conflitti interiori, da scelte che spiazzano e feriscono. Ć un credente assoluto, interamente consegnato al Vangelo, fino a farsi estraneo al mondo che pure ama con intensitĆ bruciante. Certo, pace, cura del creato, tolleranza e umanesimo non sono categorie illegittime: a patto dāintenderle come traduzioni posteriori. Bisogna che si sia consapevoli di quanto quella rappresentazione levigata e unanimemente condivisa, propinata dai media odierni cosƬ come da una pubblicistica di grido, sia, piuttosto, una costruzione postuma: il risultato di riscritture, selezioni, semplificazioni, adattamenti. Un Francesco progressivamente addomesticato, reso compatibile con le attese spirituali, culturali e politiche dāogni epoca, tesa a proiettare su di lui le proprie domande: il riformatore evangelico, il poeta della natura, il rivoluzionario sociale, il profeta della nonviolenza, il patrono dellāecologia.
Ć tale processo a essere al centro diĀ Pensare Francesco. Storia, memoria e uso politico, recentemente edito per il Mulino (pagine 442, euro 40,00), a cura di Valerio De Cesaris, Daniele Menozzi, Andrea Possieri e Adriano Roccucci. Diciotto saggi, firmati da vari specialisti, divisi in tre sezioni, tramite i quali accostarsi alle molte riletture contemporanee dāuna figura che non smette di far discutere. Un testo che nasce da unāintuizione tanto semplice quanto destabilizzante: il santo che oggi popola lāimmaginario collettivo non ĆØ una presenza naturale, nĆ© una sopravvivenza intatta del Medioevo. Ć il prodotto dāuna lunga e stratificata costruzione. Tra Otto e Novecento, Francesco viene progressivamente riletto, selezionato, reinterpretato, fino a diventare un riferimento globale, disponibile a usi molteplici e, talvolta, contraddittori. Il libro mostra con chiarezza come questa dinamica si dispieghi lungo piani distinti ma inseparabili, il primo dei quali ĆØ quello propriamente storiografico. Ć qui che si gioca, innanzitutto, il confronto fra ricostruzione critica e tradizione ricevuta.Ā La volontĆ di distinguere il Francesco ādella storiaā dal Francesco ādel mitoā segna, a partire dallāopera di Paul Sabatier, un passaggio fondamentale non solo per la āfrancescanisticaā nascente, ma per lāautocomprensione stessa della disciplina storica. Anche la storiografia, tuttavia, non ĆØ immune da letture parziali. Basti pensare allāuso fattone sotto il fascismo: un Francesco virilizzato, disciplinato, trasformato in emblema dāitalianitĆ , ordine, sacrificio per la comunitĆ . Il santo povero e disarmato era funzionale, allora, alla retorica della forza morale della nazione. Un modello di obbedienza e di coesione, utile a legittimare un progetto politico che con la sua esperienza originaria aveva ben poco in comune.
Su un altro piano si colloca la riflessione sulla memoria: il modo in cui Francesco viene trasmesso, narrato, ritualizzato nello spazio pubblico, nella devozione popolare, nella cultura scolastica, nelle celebrazioni ufficiali. Anniversari, celebrazioni, encicliche, patronati, congressi e grandi eventi non si limitano a ricordare Francesco, ma lo riorganizzano simbolicamente. La figura storica lascia il posto al personaggio simbolico, mobile, adattabile, capace dāabitare linguaggi molto diversi: dalla predicazione alla letteratura, dallāarte figurativa ai fumetti, fino alle forme più recenti della comunicazione digitale. La memoria, qui, appare per ciò che ĆØ: non un deposito neutro, ma unāofficina selettiva, che decide cosa trasmettere e cosa tacere. E proprio in questa trasformazione continua risiede la forza ā ma anche lāambiguitĆ ā della persistenza di Francesco nella coscienza collettiva. Ogni ricorrenza ridisegna il profilo del santo, lo adatta a nuove esigenze, lo inserisce in narrazioni collettive che parlano più del presente che del Medioevo. Egli diventa, cosƬ, una presenza eminentemente moderna, un punto di condensazione di attese religiose, civili e culturali.
Il terzo livello ā il più delicato ā ĆØ quello dellāuso politico. Francesco ĆØ progressivamente assunto come una risorsa simbolica da mobilitare: uomo della Provvidenza per i neoguelfi, perfetto italiano per i fascisti, radicalmente altro per i modernisti, icona di pace per i pacifisti, bandiera dellāecologismo per gli ambientalisti, riferimento etico nei dibattiti sulla povertĆ , sulla giustizia sociale, sullāidentitĆ europea. Il libro non indulge nella denuncia morale. Al contrario, assume uno sguardo disincantato: lāuso politico di Francesco non ĆØ una degenerazione recente, ma un tratto strutturale della sua fortuna moderna. Proprio perchĆ© percepito come ādi tuttiā, egli si fa terreno di competizione simbolica, risorsa spendibile in contesti diversi, talvolta opposti.
Il merito maggiore diĀ Pensare FrancescoĀ sta proprio qui: non tanto nel demolire le immagini contemporanee del santo, ma nel restituire consapevolezza critica a chi le maneggia. Non chiede di rinunciare a Francesco come figura ispiratrice; piuttosto, di non confondere il Francesco della storia con i molti Francesco della memoria. PerchĆ© solo riconoscendo questa distanza ĆØ possibile evitare tanto la devozione ingenua quanto il disincanto sterile. Forse, ĆØ proprio in questo scarto ā in questa tensione mai pacificata tra lāuomo del Duecento e le nostre inquietudini ā che Francesco continua a interrogarci davvero: non come immagine consolante, ma come presenza che resiste a ogni addomesticamento.
*Giornalista “Avvenire”Ā




