RIVISONDOLI: PONTE SULLO STRETTO I NUMERI DEL PROGETTO
Ponte sullo Stretto, sviluppo, numeri e scontro politico: il confronto a Rivisondoli
Si è svolto questa mattina a Rivisondoli, nell’ambito della tre giorni “Idee in movimento” organizzata dalla Lega, l’incontro–dibattito dedicato al ponte sullo Stretto di Messina. Un appuntamento che ha riportato al centro della discussione pubblica una delle infrastrutture più controverse e strategiche del Paese, tra promesse di sviluppo e critiche politiche.
Nel corso del confronto, il ponte è stato presentato come un’infrastruttura capace di generare un impatto economico significativo. Secondo studi macroeconomici, l’investimento complessivo di circa 13,5 miliardi di euro potrebbe attivare un effetto moltiplicatore pari a oltre 23 miliardi di euro di PIL, con un coefficiente stimato di 1,71 sull’economia nazionale.
Le analisi indicano inoltre la creazione di circa 36-37 mila posti di lavoro durante la fase di realizzazione, oltre a 10,3 miliardi di euro di entrate fiscali per lo Stato.
Sul piano territoriale, il progetto viene descritto come un acceleratore di sviluppo per Sicilia e Calabria, con benefici estesi a tutto il Mezzogiorno. Il collegamento stabile potrebbe contribuire a ridurre il cosiddetto “costo dell’insularità” della Sicilia, stimato in 6,54 miliardi di euro l’anno, pari al 7,4% del PIL regionale, legato a inefficienze logistiche e di trasporto.
Secondo altre proiezioni, l’infrastruttura potrebbe generare ricavi annuali compresi tra 535 e 800 milioni di euro, grazie a un traffico stimato di circa 25 milioni di veicoli e 36 mila treni all’anno, con un ritorno dell’investimento nell’arco di circa trent’anni.
Il ponte, inoltre, non sarebbe un’opera isolata: il progetto complessivo prevede oltre 40 chilometri di nuove infrastrutture stradali e ferroviarie e un sistema di interventi complementari su entrambe le sponde dello Stretto, con investimenti aggiuntivi per connessioni, stazioni e mitigazioni ambientali.
Nel dibattito è emersa anche la dimensione strategica europea e mediterranea dell’opera, inserita nei corridoi TEN-T e vista come elemento chiave per rafforzare il ruolo del Sud Italia come hub logistico tra Europa, Africa e Mediterraneo.
Accanto ai dati economici, non sono mancate le polemiche politiche. La sinistra ha criticato la scelta di destinare risorse a una grande opera mentre il Paese affronta emergenze come il ciclone Erwin. Di segno opposto la posizione della Lega e del governo, che rivendicano una strategia parallela: interventi immediati per le emergenze e investimenti strutturali per lo sviluppo.
Resta infine il nodo burocratico legato alla mancata registrazione del progetto in Corte dei Conti, che rallenta l’avvio dei lavori. Il governo ha confermato l’impegno a superare i rilievi e a sbloccare l’iter, ribadendo la volontà politica di portare avanti un’opera considerata decisiva per il futuro del Mezzogiorno.



