NON SOLO INQUINAMENTO: IN VALLE PELIGNA MANCA LA SANITÀ PER DIFENDERSI
VALLE PELIGNA: “SANITÀ IN FRANTUMI E CIMINIERE CHE FUMANO”
di Maurizio Proietti
Sulmona è un baluardo antico nel cuore dell’Abruzzo, culla di Ovidio. Ma oggi la sua valle, la Peligna, si trasforma in una trappola sanitaria e ambientale. Mentre i conti della sanità regionale affondano, certificati dalla Corte dei Conti, e i cittadini fuggono per curarsi altrove, la Valle si carica di un fardello ambientale che pesa come un macigno sulla salute pubblica. Un paradosso amaro: mentre i servizi sanitari collassano, gli impianti inquinanti si moltiplicano.
Il quadro desolante della sanità abruzzese — conti in rosso per oltre 112 milioni di euro, livelli essenziali di assistenza (LEA) non garantiti, liste d’attesa dai tempi biblici — assume qui una piega ancora più drammatica. Perché le criticità del sistema, già insostenibili di per sé, si scontrano con un territorio storicamente vessato da emergenze ambientali che, al contrario, richiederebbero una sanità di prossimità fortissima, reattiva e ben finanziata.
La fossa dell’inquinamento: dai rifiuti al gas, fino alla plastica che si vorrebbe bruciare
I cittadini della Valle Peligna respirano, da decenni, un’aria segnata dall’inversione termica: un fenomeno che noi medici, attenti agli effetti nocivi delle ricadute a terra degli inquinanti, denunciamo e ripetiamo da anni. L’elenco delle criticità è una litania di preoccupazioni.
La montagna dei rifiuti. La discarica a cielo aperto, presente da anni sul territorio e in costante aumento di volume, talvolta interessata anche da incendi, è un simbolo di degrado ambientale. A essa si aggiungono l’ex Pastorino e le numerose discariche abusive che costellano l’area. Un cocktail di inquinanti del suolo, delle falde e dell’aria che non è mai stato bonificato in modo adeguato.
Il metano che brucia. La centrale Metaenergia brucia gas per produrre elettricità. E mentre la sua torre è già parte integrante del panorama, la SNAM avanza con un nuovo impianto di compressione del gas, un’ulteriore fonte di emissioni. Danni ambientali e impatti sanitari che si sommano.
La minaccia incombente. In particolare, il progetto della Get Energy, destinato al trattamento di plastiche e pneumatici fuori uso, incombe sul territorio. Un impianto che, per sua natura, solleva fortissimi dubbi sulla qualità delle emissioni e sui rischi legati a diossine e nanoparticolati. La popolazione, giustamente, rabbrividisce.
Oltre al danno, la beffa: una sanità in fuga quando servirebbe una fortezza
Proprio nel momento in cui i cittadini avrebbero più bisogno di un sistema sanitario solido, capillare e pronto a monitorare, prevenire e intervenire, si trovano di fronte al deserto dei servizi pubblici descritto dai report ufficiali (torneremo sul tema sanità con una serie di approfondimenti).
Le liste d’attesa della ASL hanno raggiunto livelli surreali, con appuntamenti fissati anche a due anni di distanza. La mobilità sanitaria passiva — il fenomeno per cui gli abruzzesi spendono oltre 100 milioni di euro l’anno per curarsi fuori regione — per i peligni non è una scelta, ma spesso una necessità. Chi può, fugge verso L’Aquila, Pescara o addirittura oltre i confini regionali.
La prevenzione, area giudicata dalla Corte dei Conti “sotto la soglia di adempienza”, rappresenta il tassello più tragico. In un territorio ad alto rischio ambientale, programmi di screening rafforzati, monitoraggi epidemiologici serrati e presìdi territoriali efficienti sarebbero vitali. Invece, tutto viene lasciato al caso e alla resilienza dei singoli.
Il grido di una comunità: «Non lasciateci soli tra debiti e veleni»
La denuncia diventa un grido di allarme sociale. «È la beffa dopo il danno» sintetizza amaramente un cittadino di Sulmona. «Prima ci riempiono l’aria di ciò che non sappiamo, poi, quando abbiamo paura o stiamo male, non troviamo un medico, un esame, una risposta. Se vogliamo salvarci, dobbiamo scappare. Ma questa è la nostra terra».
La politica regionale, giudicata dalla Corte dei Conti in “mancanza di governo”, sembra aver voltato le spalle due volte: prima autorizzando o tollerando un carico inquinante sproporzionato, poi lasciando collassare l’unico sistema che potrebbe proteggere la popolazione dalle conseguenze di quelle scelte.
La Valle Peligna diventa così l’emblema estremo di un Abruzzo allo sbando: un laboratorio dove l’inerzia della politica sulla sanità si somma all’aggressività degli interessi sull’ambiente, producendo una perfetta tempesta di rischio sanitario. E a pagare il conto, ancora una volta, sono le persone, in attesa di una svolta che sembra non arrivare mai.




Nei ultimi 7 anni niente è stato fatto da chi doveva e poteva ed è ora inutile lamentarsi e cercare di incolpare la disgrazia politica in valle.
Forse invece di analizzare e spiegare l’ormai ovvia situazione, bisognerebbe darsi da fare o almeno provare a riscattarsi.
Ma non succederà che i presenti amministratori si prendano le responsabilità di altri maledetti, sporcaccioni e corrotti.
Complimenti al Dottor Proietti,
per la puntuale ed acuta disamine della situazione in essere nella nostra amata
Valle Peligna.
Speriamo in un cambio di rotta,ne va’ del nostro futuro.
Tanto ci sono i ristoro che si batattano con la salute. Che bravi politici che abbiamo.