GLI AMICI PELIGNI E IL FIUME VELLA NAVIGABILE…
di Luigi liberatore
Finchè c’è politica c’è satira. Come dire, finchè c’è morte c’è vita. Non so se altri lo abbiano già affermato o detto, a me è venuto spontaneo riferirlo dopo aver letto quel gradevole intervento a firma degli “Amici peligni” che Reteabruzzo ha pubblicato come fa d’altronde in ogni occasione, soprattutto quando c’è puzza di anticonformismo. In altri termini, quando sa di bruciato. Mi piace partire dalla fine di quel pezzo in cui si fa riferimento ai tre soprani rauchi, al baritono affaticato, ai coristi e ai solisti afoninell’attesa “che il fiume Vella si renda navigabile”. Prima annotazione frivola: Gli amici peligni conoscono bene la polifonia, devono aver dimestichezza con Pierluigi da Palestrina, altrimenti non avrebbero assegnato ai politici nostrani precisi timbri vocali ed evocare con dovizia di particolari i cori di supporto. Seconda annotazione: alla brillante e ironica attestazione iniziale hanno però solo adattato nella prosa la malinconia del passato alla evidente tristezza politica del presente, con un pessimismo quasi razionale di rassegnazione tipico degli elettori che non vanno più a votare. Ecco, partiamo da fatto che tutti i mali non sono nelle mani dei nostri rappresentanti politici ma che nelle malefatte di oggigiorno (intese come mala gestio) c’è parte della nostra sovranità perché consegnata, appunto, in mani maldestre, o della colpevole astensione che ha lasciato e lascia alla “cazzimma” le più ampie facoltà d’agire. E’ stato richiamato il tempo della Democrazia Cristiana ma con un senso di annessione ai ricordi. Io pure sono dell’avviso che oggi i politici firmano autografi e ci fanno fessi, mentre allora con una lettera di raccomandazione si trovava il posto di lavoro. Marianna Scoccia, Maria Assunta Rossi e Antonietta La Porta (evocate da me ma non nominate dagli Amici Peligni) saranno pure “rauche” ma in quanto alla riconsegna del mandato politico si deve pur dire in favore di chi altri. Amici peligni, il sentimento che esala dalla vostra ineccepibile sintesi politica territoriale è la rassegnazione, pessima risultanza benchè sostenuta da una analisi obiettiva. Avete scritto, con impareggiabile ironia, che bisogna pazientare perché il fiume Vella sia navigabile. Io l’intendo come invito all’autoesamein attesa che all’orizzonte si possano individuare i profili di giovani talenti politici. In quanto a scale cromatiche musicali di cui mi sembra siete esperti, non mettetemi su quelle del tromboneperò!



