VERTENZA SODECIA, DURO AFFONDO DELLE ISTITUZIONI: “TRASFERIMENTO A CHIVASSO È UN LICENZIAMENTO MASCHERATO”
Si irrigidisce ulteriormente la vertenza Sodecia dopo il vertice tenutosi oggi all’assessorato alle Attività Produttive di Pescara. A uscire allo scoperto, con parole durissime nei confronti dell’azienda, sono la vicepresidente del Consiglio regionale Marianna Scoccia, la consigliera regionale Maria Assunta Rossi e il sindaco di Raiano Marco Moca.
«Un atteggiamento di totale chiusura che ferisce la dignità dei lavoratori e ignora le responsabilità sociali d’impresa», è il giudizio unanime espresso al termine dell’incontro. Secondo quanto riferito, nonostante lo sforzo di mediazione messo in campo dalle istituzioni locali, la proprietà avrebbe opposto un muro ritenuto insormontabile, respingendo la richiesta di ricorrere a tutti gli ammortizzatori sociali ancora disponibili per salvaguardare i livelli occupazionali nello stabilimento di Raiano.

Un diniego che, per Scoccia, Rossi e Moca, chiarisce senza ambiguità la strategia aziendale: la chiusura definitiva del sito abruzzese. Durante il confronto, infatti, i vertici della società avrebbero dichiarato che eventuali nuove commesse non verrebbero assegnate allo stabilimento di Raiano, ma trasferite direttamente a Chivasso, in PiemonDa qui l’accusa più pesante: «Proporre a 39 padri e madri di famiglia di trasferirsi a 600 chilometri di distanza non è una soluzione – sottolineano – ma un licenziamento mascherato, finalizzato a svuotare progressivamente il sito produttivo di Raiano e ad abbandonare il territorio».
Mentre l’azienda viene accusata di sottrarsi alle proprie responsabilità, la Regione guarda alle prossime mosse. È infatti attesa, anche grazie al lavoro dell’assessore regionale Tiziana Magnacca, la formale istituzione dell’Area di Crisi Complessa da parte del Ministero. Uno strumento considerato decisivo per il comparto automotive dell’area, in grado di attivare misure straordinarie di sostegno e creare le condizioni per un possibile rilancio industriale.
La vertenza Sodecia resta dunque aperta e carica di tensioni, con i lavoratori e il territorio che chiedono risposte concrete e immediate per evitare l’ennesima ferita occupazionale nella Valle Peligna.




DEJA’ VU.
E’ una triste faccenda,
genera tanto dolore e tanta preoccupazione ai lavoratori interessati ,alle loro famiglie e non solo.
Auguro che venga esercitato ogni possibile sforzo al fine di una degna risoluzione per questo dramma lavorativo.
La distanza kilometrica
da RAIANO a CHIVASSO,e’ ben diversa,sono esattamente
750 km e non 600.
La sconfitta della vertenza,segnerebbe un ulteriore flusso migratorio dall’Abruzzo verso il Piemonte,
evento accaduto allo scrivente
nel lontano 2007,ex Campari.
Purtroppo il lavoro ci da’dignita’ e rispetto,senza non si fa nulla.
Riservo dal profondo del cuore,che questo non accada ai colleghi lavoratori di Raiano.
In parole povere non hanno offerto molto le rappresentante politiche.
La bella presenza non basta, ma servono atti concreti.
“Scoccia, infatti, annuncia la formalizzazione da parte del Ministero”. (ndr)
La formalizzazione dell’istituzione dell’Area di Crisi Complessa in Valle Peligna è un processo in corso, spinto dalle organizzazioni sindacali e locali per ottenere misure di sostegno economico e fiscale specifiche dal governo centrale, attraverso il Ministero dello Sviluppo Economico (ora MIMIT), per contrastare la crisi occupazionale, con richieste di incentivi per attirare investimenti e rilanciare il territorio, ma la decisione finale e l’atto formale dipendono da decreti e accordi ministeriali.
Nonostante la spinta, i sindacati sottolineano la necessità di soluzioni certe e concrete, indicando che la fase di “formalizzazione” ministeriale è ancora in attesa, con la politica locale che chiede interventi urgenti.
Sarà necessario attendere decreti ministeriali del Ministero o accordi quadro che ufficializzino lo status di Area di Crisi Complessa e le relative misure economiche.
DUNQUE
il processo è attivo a livello locale e sindacale, ma la palla è nel campo del governo centrale per l’emanazione dei provvedimenti formali.
Con tutto il rispetto per i lavoratori coinvolti, TRASFERIMENTO NON EQUIVALE A LICENZIAMENTO.
Sono certamente scelte difficilissime ma non si può giocare sulla pelle dei lavoratori.
Il “padrone” fa il suo mestiere e, attenzione, il politico esercita lo “stesso mestiere”, e basta vedersi intorno per capirlo dai risultati ottenuti.
Doppie falsità da una parte e TRIPLE FALSITÀ DALL’ALTRA.