L’OPEN DAY DELLA SCUOLA IN UN ABRUZZO CHE SI SVUOTA
di Massimo Di Paolo
Il paradosso vuole che nel periodo in cui i ragazzi terminano le scuole medie e si accingono a scegliere il percorso scolastico successivo, si aprono le cronache di un territorio che si va svuotando delle migliori forze giovanili che, con destini diversi, tentano di entrare nel mondo del lavoro. Drammatica è la descrizione presentata da Unioncamere, Ministero del lavoro e delle Politiche sociali. L’Abruzzo, con particolare criticità dei territori interni, vede un’emigrazione di giovani in aumento; molti in possesso di percorsi di studio e di specializzazione di alto profilo. Non ‘carne da cannone’ ma risorse preziose. Negli ultimi 10 anni 40.000 giovani sono andati via. Nel 2023, gran parte dei 9.200 laureati delle facoltà abruzzesi, sono partiti. Un impatto demografico simile agli anni ’70 che si sperava esorcizzato definitivamente; di fatto una nuova emigrazione che, allo stato attuale, ha superato del 40 per cento l’ultimo biennio, nettamente oltre la media nazionale. Due riflessioni importanti: il lavoro cresce tra gli over 50 ma non offre stabilità e riconoscimento del merito ai giovani. Altro aspetto sono i percorsi di studio suggeriti, condizionati o fallati nella correlazione tra opportunità e vocazioni. Pochi quelli che tornano, spesso costretti ad affrontare problemi legati alla marginalità dei territori, assenza dell’affiancamento necessario e politiche pubbliche scarsamente efficienti. Il Turismo è diventato il sogno infranto soprattutto nelle regioni del Sud, Abruzzo incluso. Ridotta tutela sindacale, stagionalità e contratti del comparto deboli: poco tutelati e a bassa remunerazione. Dopo anni di studio da ‘manager del turismo’ moltissimi passano gli anni a fare il cameriere in alberghi e feste di animazione. I più fortunati fanno i ‘receptionist’ e subito dopo l’inevitabile partenza per andare oltre confine. Le poche, sporadiche e confuse politiche territoriali, in grado di frenare se non invertire l’esodo dei giovani sono, di fatto, fallite e le politiche nazionali non hanno aiutato. Alla Scuola la responsabilità più evidente e significativa: quella di dire la verità. Questo è il nocciolo duro dell’argomento. Quale Scuola Superiore scegliere per continuare quella trasformazione profonda, personale e intima, prima ancora che dei ‘saperi’ e delle predisposizioni? Verità che spesso viene omessa o camuffata per tutelare classi e posti di lavoro. Dire la verità ai giovani che, disorientati, chiedono aiuto per individuare sentieri e ‘sogni’. Massimo Recalcati ci ricordava che sono proprio i desideri a mancare nei ragazzi più svantaggiati, quelli che fanno fatica a rappresentarsi nel loro futuro, che vivono esclusivamente nel qui e ora, sabotando i personali processi di trasformazione.
Una responsabilità sociale dilatata quella della Scuola che spesso preferisce il maquillage ai contenuti. Occorrerebbe rinunciare ad essere attrattivi testimoniando quello che si può veramente offrire per limiti e opportunità e soprattutto, dichiarando cosa si fa, come e perché.
Già, i perché. Non percorsi alchemici ma processi guidati di individualizzazione per facilitare le trasformazioni personali. Più lunghe e complesse per alcuni giovani, più facili per altri. Purtroppo per i più fragili; quelli che in qualche modo partono svantaggiati, il Governo nazionale, con la collusione di molte scuole, suggerisce di togliere un anno di studio: di ambiente tutelato, di palestra di vita, di sperimentazione, di contatto, di ‘affetti compensativi’ generando l’aborto del 4+2. Scuole per il lavoro senza dire bugie e falsità. 14 anni, ed essere già pronti per essere addestrati. Viene in mente la disfatta di Caporetto. Come dire, si torna alla ‘carne da cannone’ di antica memoria, quando i più poveri andavano all’assalto, morendo sulle pianure dell’Altipiano di Asiago mentre i fortunati, nelle retrovie, mangiavano il brasato di cervo.
Quale attitudine viene sollecitata? Quali rapporti reali e non presunti, ci sono tra percorso di studio offerto e campi di studio e di impiego? Orientare a una scelta consapevole senza bluff e senza mezze verità, è il nucleo su cui si fonda l’azione dell’orientare: sostenendo quando c’è una fragilità; non sottraendo, ma dando tempo a chi ne ha bisogno. Nella convinzione che le responsabilità della Scuola di oggi sono tornate ad essere come quelle del passato; con una maggiore complessità per la presenza di valori sociali ambivalenti; perché cosmopolita e a rapida evoluzione.
Interessanti i numeri e i dati riportati da Eduscopio, il centro studi della Fondazione Agnelli, e dal sistema informativo Excelsior – excelsior.unioncamere.net. In sintesi tra le scuole per ‘aficionados’ e le scuole delle opportunità, meglio le seconde. Percorsi di studio differenziati; ambienti con ricchezza esperienziale; costante e robusto confronto. Conoscenze, emozioni e sentimenti le palestre che i giovani dovrebbero cercare, dove non bisogna avere fede per un sogno, ma sentieri da seguire su cui costruire il proprio, autonomo e libero futuro.




Complimenti. Di Paolo deve spendersi di più per la città può dare molto.
Complimenti si ma inquietante pure. Numeri che fanno arricciare la pelle anche per le scuole in lotta fra di loro per fare iscritti come al mercato e sulla pelle delle famiglie e dei ragazzi.
Ma nessuno che dica quali sono le vere cause di questo depauperamento numerico?
E’ sempre la stessa motivazione da secoli e per tutte le nazioni e civiltà: LA MANCANZA DI LAVORO.
I numeri sono diversi da quelli che si citano ( https://abruzzosera.it/attualita/fuga-dall-abruzzo-oltre-il-40-dei-giovani-va-via-entro-un-anno-dalla-laurea/ ).
E’ inutile piangere sul risultato, quando poi non si agisce su cosa produce il danno.
E’ la classica quando purtroppo necessaria “LOTTA FRA POVERI”.