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L’AQUILA CAPITALE DELLA SUA CULTURA E STORIA, O DEL VENTENNIO FASCISTA?

L’AQUILA – Capitale della cultura, o capitale del ventennio fascista? La domanda sorge spontanea. Spiego il perchĆ©. Alessandro Clementi, Raffaele Colapietra e Carlo De Mattes (tre storici con la ESSE maiuscola), hanno speso la loro vita a raccontarci la parte nobile della cultura aquilana sin dai primi vagiti della nascente cittĆ . Prima di loro, ci ha pensato Buccio di Ranallo a trasmetterci la Cronaca delle vicende storiche. Era il ‘300 più o meno. Amiternum (l’attuale San Vittorino) ha alle spalle 3 mila anni di storia con reperti di grande importanza culturale e con personaggi lƬ nati, che sono storia e cultura internazionale. Sallustio, San Cetteo, San Vittorino, Il proconsole Claudio. Tanto per citarne qualcuno. Ad esempio, quando parliamo di Sallustio evochiamo di fatto anche il grande Giulio Cesare, compagno di studi del nostro amiternino e suo amico per una vita. Andando avanti,Ā  la nostra Transumanza, la ricchezza cittadina che si doveva alla lana di pecora e l’armentario Palitti di Roio che era il principe indiscusso degli armentari. E ancora, la nascita di Arischia ad opera di un gruppo di donne saracene. O di Paganica che ha innalzato un quarto di cittĆ . E il sogno dei socialisti di fine 1800 che immaginavano una ferrovia che attraversando la Valle Aterno unisse l’Aquila ad Ascoli Piceno e alla costa adriatica. Di tutto questo, nel deserto delle lucette con droni, non si ĆØ visto e sentito nulla. Non ĆØ contemplato. E’ sfuggito ai nostri, addirittura, che grazie alle ricerche di universitĆ  di mezzo mondo, coordinate dal Professor Forgione dell’UniversitĆ  dell’Aquila, ĆØ stato individuato il Foro di Amiternum. Esattamente dove sorge il Vecchio Mulino, di fronte al Teatro romano che vantava 2mila200 posti a sedere. A fronte di tutto questo i gestori dell’evento L’Aquila 2026, hanno messo in piedi spettacoli non con la Rieti Sabina, ma con quella del ventennio. Quella ĆØ la cultura. Risiede in quel braccio teso in omaggio al Duce della statua d’ingresso alla cittĆ . E poi, L’Aquila del multiverso che dimentica Sulmona ed Avezzano. CioĆØ due localitĆ  dove la cultura ĆØ nata. Ma di fronte al pupazzo luminoso portato a spasso per la cittĆ , tutto quel che ho evidenziato scompare. Le luci della ribalta da Minculpop, nel racconto dei tempi che viviamo, deve annullare tutta la cultura storica e artistica che ha reso L’Aquila quel che ora ĆØ.Ā 

Giosafat Capulli

 

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