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POLITICHE SOCIALI: LETTERA APERTA DI PAOLO ROMANO A MASSIMO PROSPEROCOCCO

di Paolo Romano
L’AQUILA – Caro Massimo,
sulla disabilitĆ  e sulle politiche sociali siamo e resteremo sempre delle sentinelle.
Continueremo a chiedere conto delle scelte e della programmazione di tempi e risorse, ma soprattutto continueremo a chiedere un cambio di passo, mettendoci a disposizione come sempre abbiamo fatto.
Purtroppo tanto più colpevoli sono le azioni quanto sono più forti le chiusure di questa amministrazione.
ƈ tempo allora di alzare il livello del dibattito.
È, hai ragione, è tempo di portarlo anche fuori dalle istituzioni.
Perché se le istituzioni non ascoltano il grido dei cittadini più fragili, allora bisogna alzare la voce ancora più forte.
La situazione di estrema gravitĆ  ĆØ perfettamente chiara solo a coloro che subiscono, loro malgrado, una condizione di fragilitĆ  e questo ĆØ il limite dietro cui si nasconde la maggioranza di governo. ƈ tempo dunque che sia ā€œresa carneā€ attraverso i volti di chi vive quella condizione. La grande paura di chi governa sono le persone come te, Massimo, che portando alla luce la veritĆ , possono diventare la nuova genealogia dell’alternativa.
L’accusa di politicizzazione che ci fanno ogni volta che alziamo la voce e con la quale pensano di fermarci ĆØ ancora l’unico mezzo che hanno per controbattere – a dieci anni di governo – i loro fallimenti certificati: un metodo di sciocca delegittimazione che dovrebbe invece aprire gli occhi a tutti.
L’aumento della quota di compartecipazione ai servizi sociali e sociosanitari, la gestione e i ritardi cronici sulla Vita Indipendente – dove L’Aquila vanta il triste primato regionale – che tu denunci, stanno terrorizzando troppe famiglie. A questi simboli di malgoverno vanno aggiunti la misura dell’assegno di cura per la disabilitĆ  grave e gravissima e gli avvisi per i caregiver. Mi rendo conto che per molti questa terminologia può sembrare astrusa; per noi si traduce nelle telefonate con la voce rotta dal pianto di genitori angosciati per il presente ma che portano sulle spalle anche l’inesorabile conto alla rovescia di un futuro senza di loro. Che cittĆ  siamo se voltiamo le spalle a queste famiglie?
Nel 2026 non risultano ancora erogati gli assegni di cura relativi al 2024, mentre quelli del 2023 sono stati liquidati solo a fine 2025.
Come si può non comprendere che ritardi di questa portata mettono in ginocchio intere famiglie che sostengono costi organizzativi, economici ed emotivi per garantire dignità e assistenza ai propri congiunti?
Ribadiremo fino allo sfinimento che l’assegno di cura non ĆØ una concessione e non ĆØ un favore che fa l’amministrazione: ĆØ una misura indispensabile per sostenere chi, in famiglia, dedica la propria vita a un congiunto con disabilitĆ , spesso rinunciando al lavoro e a qualsiasi prospettiva personale.
Dovrebbe essere una prioritĆ  assoluta per ogni assessore alle politiche sociali, non una voce accessoria dell’agenda amministrativa nĆ© tantomeno una seccatura.
Gli stessi ritardi riguardano anche gli avvisi per i caregiver.
Un immobilismo che rende impraticabile qualsiasi forma di pianificazione per chi vive quotidianamente una condizione di cura continuativa.
E poi c’è il limite gravissimo dell’assenza di un’informazione chiara, corretta e accessibile.
Reperire notizie sul sito del Comune ĆØ impossibile: il portale dell’ente ĆØ una vera e propria barriera architettonica digitale e non il mezzo di orientamento e accompagnamento che dovrebbe essere. Si continua cosƬ a generare confusione persino tra misure diverse, come tra Vita Indipendente e assegno di cura che sono strumenti fondamentali ma tra loro non cumulabili. Si continua a costringere le persone a recarsi fisicamente negli uffici, togliendo tempo e forze ai caregiver e ai loro assistiti, cumulando frustrazioni psicologiche e fisiche e non da ultimo pachidermizzando il lavoro dei dipendenti.
Noi abbiamo sempre dimostrato disponibilitĆ  al confronto e al supporto.
Ma credo che questa apertura non sia stata letta come un tentativo serio di costruire soluzioni, ma come una forma di ā€œcommissariamentoā€ dell’assessora: ecco il perchĆ© di questa sua chiusura a riccio.
Alle famiglie e al Terzo Settore non importa nulla delle tattiche di difesa di questa amministrazione: vogliono solo che la situazione migliori, senza più le promesse non mantenute, i ritardi disastrosi, le fughe dai luoghi di confronto, le bugie sulla stampa.
Serve allora alzare il livello del confronto, hai ragione. Io sono con te.

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