“SULMONA NON È IN VENDITA”: SBIC CONTRO I TRE MILIONI DI SNAM
“Sulmona non è in vendita”: Sbic contro i 3 milioni di Snam, «offesa al futuro del territorio»
Una presa di posizione netta, senza sconti e senza mediazioni. Il movimento politico Sulmona Bene in Comune torna a schierarsi contro il progetto della centrale di compressione e del metanodotto, bocciando senza appello l’ipotesi di una compensazione economica da tre milioni di euro proposta da SNAM.
In un lungo e articolato intervento pubblico, Sbic definisce quella cifra «un’elemosina» e «un’offesa al futuro della Valle Peligna», sostenendo che accettarla significherebbe di fatto svendere il territorio e legittimare un’opera che, ricordano dal movimento, è stata respinta per anni da una larga parte della cittadinanza.
Secondo Sbic il nodo non è solo economico, ma politico e culturale. «Non si tratta di una trattativa – spiegano – ma di dignità». Il danno ambientale, paesaggistico e d’immagine prodotto dalla centrale e dal metanodotto viene giudicato incalcolabile e destinato a durare per decenni, mentre una somma “una tantum” finirebbe per dissolversi rapidamente nel bilancio comunale, lasciando però sul territorio una ferita permanente.
Nel mirino del movimento c’è anche l’idea stessa di compensazione monetaria. A loro avviso, tre milioni di euro non coprono né i danni futuri né quelli indiretti: dalla perdita di attrattività turistica alla svalutazione immobiliare, fino ai rischi per la salute e la sicurezza in un’area definita ad alta vulnerabilità sismica. «Accettare questa logica – sostengono – significa affermare che la salute e il futuro di una comunità hanno un prezzo».
Sbic richiama inoltre la vocazione del territorio, fondata su turismo sostenibile, agricoltura di qualità e valorizzazione del Parco della Maiella. Un’infrastruttura di questo tipo, secondo il movimento, comprometterebbe in modo irreversibile l’immagine di Sulmona e dell’intera Valle Peligna, andando in direzione opposta rispetto alle strategie di sviluppo dichiarate.
Non manca una critica sul piano istituzionale. Il movimento denuncia l’assenza di un reale coinvolgimento del Consiglio comunale e della cittadinanza, sottolineando come decisioni di tale portata non possano essere affidate a trattative riservate. «Serve un confronto pubblico, trasparente e partecipato», ribadiscono, «che metta al centro l’interesse collettivo e non le emergenze di bilancio».
La linea indicata da Sulmona Bene in Comune è chiara: non monetizzare il dissenso, ma rafforzare ogni azione politica e istituzionale per fermare o rivedere radicalmente il progetto. Eventuali compensazioni, se mai se ne dovesse discutere, dovrebbero essere proporzionate, strutturali, vincolate e subordinate alla tutela dell’ambiente e della salute.
«Tre milioni di euro – conclude il movimento – possono forse tappare qualche buca, ma non riparano una ferita permanente. Sulmona merita rispetto, non un prezzo al ribasso sul proprio futuro».




Troppo tardi troppo poco !
Dignità, trasparenza, professionalità, rispetto e onestà non esistono più.
E adesso arriverà un inceneritore per completare lo scempio ambientale e sociale.
Sono sempre e solo chiacchiere. Il cantiere continua ad andare avanti indisturbato.
Quello che interessa davvero è fare qualcosa per fermarlo, ammesso che sia possibile visti i soggetti in gioco
Chiedere un consiglio comunale ad hoc, vediamo cosa risponderanno, perchè lì devono rispondere.