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SANITÀ ABRUZZO, IL BUCO È DI 98 MILIONI. SCONTRO IN COMMISSIONE TRA VERÌ E TAGLIERI

Non è stata solo un’asettica relazione sui conti. L’audizione in Commissione Sanità dell’assessore Nicoletta Verì e del direttore Camillo Odio si è trasformata in un durissimo corpo a corpo politico con il Movimento 5 Stelle, sollevando il velo su una sanità regionale in bilico tra il risanamento finanziario e l’emergenza cronica di personale.

Il direttore Camillo Odio e l’assessore Nicoletta Verì

La difesa dei conti: «Allarmismo sui 126 milioni»

L’assessore Verì ha aperto il suo intervento con una stoccata alle opposizioni: il disavanzo tendenziale al terzo trimestre 2025 si attesta a 98 milioni di euro, una cifra ragguardevole ma inferiore ai 126 milioni che, secondo l’assessore, erano stati diffusi sulla stampa per alimentare lo spettro del commissariamento. «Siamo scesi di quasi 30 milioni rispetto ai vostri allarmi», ha rivendicato Verì, pur ammettendo che gran parte degli aumenti del Fondo Nazionale vengono “mangiati” dai rinnovi contrattuali del personale.

L’assessore ha poi rivendicato un cambio di immagine a livello nazionale: «Nel 2019, quando mi sono seduta ai tavoli ministeriali, l’Abruzzo era la ‘Regione Canaglia’ e non ci facevano nemmeno parlare. Oggi quel marchio è stato superato dai fatti».

Il capogruppo M5S Francesco Taglieri

Lo scontro sui Pronto Soccorso: il “caso Ortona”

Il clima si è surriscaldato quando il confronto si è spostato sulla rete ospedaliera. Il capogruppo M5S, Francesco Taglieri, ha accusato la Giunta di mancare di coraggio: «Il territorio continua a mancare e le Case della Salute del PNRR rischiano di essere scatole vuote senza personale. Avete il coraggio di dirci che strada volete percorrere dopo sette anni di governo?».

La replica di Verì è stata piccata, citando il caso dell’ospedale di Ortona: «Al mio insediamento mi chiesero perché non chiudessi il pronto soccorso di Ortona. Oggi è ancora aperto e sta diventando un’eccellenza. Non permetto che si dica che vogliamo chiudere i presidi; vogliamo dare loro una ‘vocazione’ specifica, anche senza pronto soccorso, per gestire la cronicità e la lungodeggenza».

L’emergenza personale: medici in pensione e guardie mediche

In commissione è emerso anche il dramma operativo dei piccoli ospedali. È stato sollevato il caso di Popoli, dove i turni del pronto soccorso starebbero reggendo solo grazie a medici pensionati richiamati in servizio (co-co-co) i cui contratti sono in scadenza. «Senza queste figure i turni non si coprono», è stato il grido d’allarme del consigliere del Pd, Antonio Di Marco.

Sul tavolo è finita anche la proposta “shock” di razionalizzare le guardie mediche: il Presidente Paolo Gatti e altri commissari hanno ipotizzato un gentleman’s agreement per chiudere i presidi che si trovano a meno di 10-15 minuti da un ospedale (come nel caso di Sant’Omero o Teramo), al fine di recuperare risorse e personale.

I lavori della commissione presieduta da Paolo Gatti

Il futuro: Programma Operativo entro fine gennaio

Il direttore del Dipartimento, Camillo Odio, ha confermato che il nuovo Programma Operativo, redatto secondo le rigide linee guida ministeriali, sarà pronto entro fine mese. Il documento conterrà le “misure di re-ingegnerizzazione” della rete ospedaliera e territoriale, con l’obiettivo di centralizzare le alte complessità su quattro presidi cardine e trasformare gli altri in centri specialistici.

La sfida resta la stessa: far quadrare i conti entro marzo senza spegnere la luce nei presidi di frontiera, in un equilibrio sempre più precario tra bilanci e diritto alla cura.

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