PERSEGUITA E MINACCIA L’ANZIANA MADRE PER POCHI EURO: 50ENNE A GIUDIZIO PER STALKING E MALTRATTAMENTI
Un anno di vessazioni, richieste asfissianti di denaro e una porta sfondata per appena 50 euro. Si chiude la fase delle indagini preliminari per un 50enne residente a Popoli Terme, ma originario di Pacentro, rinviato a giudizio con lāaccusa di atti persecutori nei confronti della madre ottantenne.
Il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sulmona, Irene Giamminonni, ha accolto la richiesta del Sostituto Procuratore Stefano Iafolla, fissando lāinizio del processo per il prossimo 9 aprile.
La vicenda, ricostruita dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Sulmona, racconta un 2024 vissuto nel terrore dall’anziana donna. Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe messo sotto pressione la madre per mesi, perseguitandola con un vero e proprio schema da “stalker”: telefonate incessanti, messaggi, appostamenti sotto casa e minacce continue.
Due gli episodi chiave che hanno segnato l’inchiesta:
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Marzo 2024: Di fronte all’ennesimo rifiuto della donna di consegnargli denaro, il 50enne aveva reagito con violenza, sfondando a calci la porta dell’abitazione di Pacentro pur di ottenere la modesta somma di 50 euro.
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9 Maggio 2024: L’uomo si era ripresentato sotto l’alloggio della madre per pretendere altri spiccioli. In quell’occasione, la donna, stremata e terrorizzata, ĆØ riuscita a chiedere aiuto ai militari, che hanno sorpreso il figlio in flagranza di reato.
Quello per atti persecutori ĆØ in realtĆ il secondo filone d’inchiesta a carico dell’uomo, che risulta giĆ a processo per maltrattamenti in famiglia e tentata estorsione. Dopo lāarresto di maggio, per il 50enne erano stati disposti i domiciliari da scontare presso lāospedale “dellāAnnunziata” di Sulmona, poichĆ© l’uomo sta affrontando da tempo problematiche di salute che richiedono cure specifiche.
Proprio in virtù del quadro clinico, nel procedimento principale la difesa ha richiesto una perizia psichiatrica volta a valutare la capacitĆ di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti. Le accuse, tuttavia, sono state ritenute solide dai magistrati: le botte e il clima di persecuzione documentato dai Carabinieri hanno portato alla decisione del rinvio a giudizio, segnando un nuovo capitolo di una drammatica vicenda familiare.



