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MARMELLATE IMBATTIBILI. ZERO BOTULINO E NIENTE OSPEDALI

di Marco Zambianchi
PARMA – Facciamo bene a temerlo il botulismo perchĆ© ĆØ dovuto a un vampiro capriccioso, quel Clostridium botulinum che si nasconde nel suolo come un conte Dracula in letargo, pronto a risvegliarsi solo in posti bui, umidi e neutri come una festa noiosa senza punch. Ma nelle marmellate e conserve di frutta? Niente da fare, quel mostro non invita nemmeno se stesso!
Il segreto sta nell’aciditĆ : la frutta ĆØ piena di acidi naturali, tipo citrico o malico, che durante la cottura con lo zucchero si concentrano fino a un pH tra 2,5 e 4,0, ben sotto il 4,6 che ĆØ come una linea di confine per il batterio. ƈ come buttare limoni in faccia a un fantasma: l’aciditĆ  gli denatura le proteine enzimatiche, impedendogli di germinare e produrre la sua tossina letale. Studi dell’USDA lo confermano, ĆØ scienza pura, non stregoneria.
E poi c’ĆØ lo zucchero, che trasforma la marmellata in un deserto osmotico: con il 50-65% di dolcezza, l’attivitĆ  dell’acqua (l’attivitĆ  dell’acqua (Aw) indica la quantitĆ  di acqua “libera” in un prodotto, ovvero non legata chimicamente, ed ĆØ un parametro cruciale per la conservazione degli alimenti, misurato su una scala da 0 (secco) a 1 (acqua pura). Non ĆØ la quantitĆ  totale di acqua, ma la sua energia disponibile per reazioni chimiche e crescita microbica (batteri, muffe, lieviti), influenzando stabilitĆ , consistenza e durata di conservazione) crolla sotto 0,85, mentre il nostro vampiro ha bisogno di almeno 0,93 per idratarsi e fare festa. ƈ come invitare un pesce a una grigliata nel Sahara: non sopravvive!
La cottura a bollore, intorno ai 100°C per mezz’ora, dĆ  il colpo di grazia alle forme vegetative e anche se qualche spora resiste come un eroe, l’ambiente acido la blocca. Diverso dalle verdure o carne, dove il pH alto ĆØ un invito aperto al disastro, ma con la frutta ĆØ un “hurdle effect”, una serie di ostacoli che lo fanno inciampare rovinosamente.
Ora, sui barattoli: sterilizzarli preventivamente? Nah, ĆØ come vestirsi da gala per pulire il garage. Basta un bel lavaggio con acqua calda e sapone per togliere lo sporco visibile, perchĆ© l’aciditĆ  della marmellata fa il resto del lavoro sporco. Versiamo il composto bollente dentro e quel calore a 85-90°C pasteurizza le pareti interne come un bagno turco letale per i microbi, riducendo la carica batterica del 99,9% in pochi minuti. ƈ scienza termica: il contatto con l’umido caldo uccide batteri e lieviti, e l’alta aciditĆ  tiene a bada tutto il resto. Linee guida dell’OMS dicono che per roba acida va bene cosƬ, senza esagerare. Risparmiamo tempo e non rischiamo di far esplodere i barattoli e la cucina come un esperimento fallito.
Infine, il vuoto nello spazio di testa, quel centimetro vuoto sopra la marmellata, ĆØ come un trucco da prestigiatore termodinamico. Versiamo la roba calda, chiudiamo rapidamente il tappo e l’aria dentro si espande e scappa come gas da una lattina agitata: c’è il vapore che la caccia via! Poi, al raffreddamento, tutto si contrae secondo la legge di Charles (la Legge di Charles (o prima legge di Gay-Lussac) afferma che, a pressione costante, il volume di una data quantitĆ  di gas ĆØ direttamente proporzionale alla sua temperatura assoluta (in Kelvin). Questo significa che se la temperatura aumenta, anche il volume aumenta proporzionalmente, e viceversa): da 100°C a temperatura ambiente, il volume dell’aria cala del 20-25%, creando un vuoto parziale che succhia il tappo verso dentro. ƈ fisica basilare: pressione esterna che preme contro il nulla interno, sigillando tutto ermeticamente e tenendo fuori i guastafeste come l’ossigeno o i contaminanti.
Per verificare? Guardiamo il tappo: se ĆØ concavo, incurvato come la pancia di un gatto soddisfatto, ĆØ ok: premiamo e non si muove, nessun “clic”.
In fondo, fare marmellate ĆØ scienza divertente, un mix di chimica e termodinamica che tiene lontani i mostri senza bisogno di incantesimi.

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