LA DESTRA CI SI GIOCA A DADI!
di Luigi Liberatore
Ho letto le dichiarazioni (politiche) di inizio anno espresse dal presidente del nostro Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri. Per una di quelle mie irrituali scorribande simil-culturali, ho pensato subito agli “Almanacchi” di Giacomo Leopardi ben sapendo quanto fosse arduo e perfino blasfemo l’accostamento. Tuttavia ho trovato qualche “congiunzione” tra il pessimismo del poeta nel suo dialogo col passeggere e quello evocato dalle esternazioni dell’esponente di Forza Italia. Leopardi diceva in versi che la felicitĆ consistesse nella illusione di un domani migliore, Sospiri ci ha fatto capire nel suo linguaggio che per gli abruzzesi non c’ĆØ inveceĀ speranza di cambiamento. Ce lo ha fatto intendere dicendo che al termine del governo Marsilio ci sarĆ una presidenza regionale di “Sospiri”. Guardate, ho trovato legittima l’aspirazione di Lorenzo Sospiri a candidarsi quale successore di Marsilio conoscendo le dinamiche interne a quello schieramento, ma illegittimo il pensiero che questa successione possa determinarsi “a divinis”, quasi fosse un gioco esclusivo di famiglia, tutto interno alla nobiltĆ meloniana come se gli elettori non contassero. Non ho l’onere di suscitare riflessioni tra gli elettori di destra, ma di fare qualche appunto libero da condizionamenti quello sƬ. Ho la sensazione che Sospiri abbia voluto reprimere, se non sopprimere, nascenti e non abusive ambizioni concorrenti tipo quelle di Marianna Scoccia o della ribelle leghista Carla Mannetti, esponenti di una destra “liquida” niente affatto prona a Fratelli d’Italia. Non ho voglia, tuttavia, di mischiarmi in questioni di arcaiche primogeniture politiche (io sto da tutt’altra parte, non meglio però), ma di trarre, invece, un qualche avvertimento sia per gli elettori della destra sia per tutti gli altri. Per noi tutti abruzzesi, ecco. Quando si parla dei politici, soprattutto oggi, ci si riferisce a una classe, anzi a una casta che muove a piacimento i pedoni (gli elettori) sulla scacchiera dei suoi interessi. In Abruzzo più che altrove. Sapete come mi piace concludere questa mia conversazione tra poesia e politica?Ā Con autentici “Sospiri leopardiani”…



