PROTESTA OPERAI SUL TETTO DELL’EX SCOIATTOLO NERO: LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA
Sarà la magistratura a stabilire se quella andata in scena sul tetto dell’ex Scoiattolo Nero sia stata una protesta disperata o una condotta penalmente rilevante. Occupazione abusiva di cantiere, danneggiamento aggravato, violenza privata ed estorsione sono le ipotesi di reato su cui la Procura ha aperto un fascicolo dopo la giornata di alta tensione che ha paralizzato Campo di Giove e tenuto col fiato sospeso l’intera comunità.
Nel mirino degli inquirenti ci sono otto operai egiziani che, all’indomani della scadenza del contratto con la Cosmo Srl, hanno occupato il cantiere dell’ex struttura alberghiera, di proprietà comunale e destinata a diventare una casa della disabilità per il progetto “Dopo di Noi”. Dopo aver divelto alcune tegole e appiccato piccoli focolai sul tetto, gli operai si sono posizionati sulla copertura dell’edificio minacciando di lanciarsi nel vuoto se non fossero state accreditate ulteriori somme di denaro sui loro conti correnti.
“Vogliamo i soldi sul nostro Iban, altrimenti non ce ne andiamo”, hanno ripetuto per ore, mentre sotto il tetto si concentravano carabinieri, vigili del fuoco e sanitari del 118. Uno di loro, nel tentativo di salire sulla copertura, si è ferito a una mano ed è stato soccorso dall’ambulanza della Croce Verde di Pratola.
Secondo la versione degli operai, la protesta sarebbe scaturita da una condizione di lavoro ritenuta insostenibile: dodici ore al giorno in cantiere e compensi inferiori a quelli pattuiti. La richiesta avanzata durante l’occupazione è stata netta: trentamila euro a testa. Una cifra che l’impresa respinge con fermezza, parlando invece di pretese infondate.
La Cosmo Srl sostiene di aver corrisposto circa 21 mila euro per ciascun operaio, oltre a ulteriori diecimila versati negli ultimi giorni, continuando nel frattempo a sostenere i costi dell’alloggio. “Ieri mattina hanno preteso somme non dovute, salendo sul tetto e provocando danni ingenti”, fa sapere l’azienda, spiegando inoltre che per quattro lavoratori privi di fissa dimora i bonifici sarebbero stati accreditati sul conto del loro referente. A supporto di questa ricostruzione sarebbe stato consegnato ai carabinieri anche un video amatoriale.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Sulmona, che hanno acquisito l’intera documentazione relativa ai rapporti di lavoro, ai contratti e ai pagamenti effettuati. Da una prima verifica non sarebbero emerse irregolarità evidenti. Parallelamente, l’ispettorato del lavoro ha avviato accertamenti per chiarire mansioni, orari e inquadramento contrattuale, ascoltando i rappresentanti dell’impresa e gli altri operai presenti in cantiere.
La tensione è rimasta altissima per tutta la giornata, con i tentativi di mediazione che si sono susseguiti senza esito fino al pomeriggio. Sette operai sono scesi dal tetto intorno alle 15, fermandosi a lungo a parlare con carabinieri e vigili del fuoco. L’ultimo, indicato come colui che avrebbe incitato il gruppo, è sceso circa un’ora più tardi, consentendo di mettere fine alla protesta poco prima dell’imbrunire.
L’informativa dei militari è ora sul tavolo della Procura, che dovrà valutare le singole responsabilità penali. Nonostante la scelta del sindaco Michele di Gesualdo di non presentare denunce di parte, l’azione giudiziaria procederà d’ufficio.
Sul piano umano, il Comune ha attivato una rete di sostegno per evitare che gli operai restassero senza un tetto. Tre di loro sono stati sistemati ad Avezzano, mentre gli altri otto, grazie all’aiuto di un’associazione che ha coperto le spese di viaggio, sono partiti alla volta di Verona.
Intanto il cantiere ha ripreso regolarmente le attività dopo una giornata di stop forzato. Oggi si procederà con il montaggio delle finestre, con l’obiettivo di rispettare il cronoprogramma e completare i lavori entro la fine di marzo. Sul fronte giudiziario, però, la partita è appena iniziata.



