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111 ANNI DI DOLORE E RICORDO. AVEZZANO E IL TERREMOTO DEL 1915

AVEZZANO – L’immagine che resta maggiormente impressa ĆØ quella dei giovani studenti a
Piazza San Bartolomeo, alle ore 11.30. Ci sono un centinaio di ragazzi fermi in una
piazza che esiste due volte. Una sotto i loro piedi, l’altra dentro un tablet. Tengono lo
schermo con entrambe le mani e, mentre attorno scorre il presente, loro camminano
dentro la Avezzano di prima del 13 gennaio 1915: edifici che non ci sono più, una piazza
cancellata dal sisma, una cittĆ  che per loro ĆØ solo racconto e che invece, per qualche
minuto, torna ad avere forma. Non stanno solo guardando un video. Stanno
attraversando una memoria.
ƈ forse da questa immagine che conviene cominciare a raccontare la giornata di
commemorazione del terremoto del 1915, a 111 anni dalla tragedia che devastò
Avezzano e l’intera Marsica. Una giornata voluta dall’Amministrazione comunale,
nell’ambito dell’iniziativa #Ancheiosonoterremoto, che sceglie consapevolmente di
partire dai più giovani per parlare di ciò che è stato e, soprattutto, di ciò che sarà.
Anche se in realtĆ  tutto ĆØ cominciato un’ora prima – come da tradizione- nel
raccoglimento solenne del Monte Salviano. Qui il sindaco Giovanni Di Pangrazio si
ferma davanti al memoriale delle vittime, la fascia tricolore che attraversa il giubbotto
come un segno di continuitĆ , la corona d’alloro deposta in silenzio. Attorno, le autoritĆ 
civili, militari e religiose, e un silenzio che non ĆØ vuoto ma pieno di assenze, di
ricostruzioni, di responsabilitĆ  tramandate.
Alla commemorazione hanno partecipato il senatore Michele Fina, gli amministratori dei
Comuni di Scurcola Marsicana e Tagliacozzo, il sindaco di Gioia dei Marsi e
vicepresidente della Provincia dell’Aquila Gianluca Alfonsi, insieme a tante altre autoritĆ ,
tra le quali la direttrice della casa circondariale Maria Celeste D’Orazio.
Nel suo intervento, il sindaco Di Pangrazio ha richiamato la forza identitaria del
territorio con parole nette: «La Marsica piano piano si è rimessa in piedi e Avezzano è
diventata un punto di

 

riferimento regionale. La marsica non guarda indietro. Non si
ferma. Vuole avere la consapevolezza dei rischi e per questo mette in sicurezza la vita dei
ragazzi nel loro percorso di studi con edifici sicuri e moderni ma ĆØ capace di guardare
avanti, di immaginare il futuro, di ricostruire radici e darsi sempre nuovi obiettivi, senza
sperare in regali da parte di qualcuno ma contando sulle sue grandi potenzialitĆ  ā€œ
CosƬ il primo cittadino ha ribadito l’impegno del Comune nella prevenzione sismica,
sottolineando gli investimenti sulla sicurezza delle scuole – oggi tra le più sicure d’Italia –
con particolare attenzione ai bambini e alle persone più fragili. Centrale il riferimento al
valore della memoria e della cultura come strumenti indispensabili per trasmettere ai
giovani non solo i fatti storici, ma anche le emozioni e la consapevolezza di ciò che il
terremoto ha significato.

E infatti, il racconto torna di nuovo a loro. Ai ragazzi. In Piazza San Bartolomeo, con la
presentazione della seconda tappa del progetto ā€œAvezzano che fuā€, sviluppato in
collaborazione tra Rotary e Comune e realizzato da Ambiens VR. Attraverso la realtĆ 
aumentata, gli studenti hanno potuto rivivere la cittĆ  com’era prima del sisma,
trasformando la tecnologia in un ponte tra generazioni. Non un gioco, ma un modo
concreto di abitare la me

 

moria.
Qui ĆØ intervenuto il senatore Michele Fina, soffermandosi sul significato dei simboli:
Ā«Non appartengono al passato – ha dichiarato – ma raccontano chi siamo. Da quelle
macerie ĆØ nata la forza di una comunitĆ . Avezzano oggi ĆØ il segno concreto del sacrificio
e dell’impegno di intere generazioni. Per questo i simboli restano vivi: custodiscono la
memoria e indicano il futuroĀ».
La mattinata si ĆØ poi spostata nel Castello Orsini, dove gli studenti sono diventati
protagonisti sul palco con progetti grafici e artistici dedicati alla memoria e all’identitĆ 
della cittĆ . Un passaggio di testimone esplicito, in cui la storia smette di essere solo
racconto e diventa linguaggio, segno, visione.
Particolarmente intenso l’intervento del direttore dell’Agenzia regionale di Protezione
Civile, Maurizio Scelli, amico di lungo corso del consigliere comunale con delega alla
Protezione Civile Maurizio Seritti e legato al sindaco da un rapporto di stima e affetto.
Presenti anche il viceprefetto aggiunto Federico Izzi, il vescovo Giovanni Massaro e il
colonnelloĀ Mario D’Angelo, comandante del 9° Reggimento Alpini.
Ā«All’epoca del sisma – ha spiegato Scelli – non esistevano la Protezione Civile nĆ© i mezzi
di comunicazione di oggi, e l’impossibilitĆ  di intervenire in tempo reale aumentava la
disperazioneĀ». Da quella tragedia, ha sottolineato, resta un’attualitĆ  che non si ĆØ mai
spenta: il dolore, «un sentimento dal quale nessuno può dirsi immune». Rivolgendosi
direttamente ai giovani, ha aggiunto: Ā«Avete la capacitĆ  di tendere una mano e dire ā€œio ci
sonoā€. Per questo ĆØ importante investire su di voi, non solo in cultura, ma anche in
sensibilitĆ  e responsabilitĆ  verso gli altriĀ». Il ringraziamento al sindaco ĆØ stato esplicito,
per l’impegno nel rendere le scuole più sicure e per aver creduto nella prevenzione e
nella formazione. «Fare volontariato significa riconoscere la propria fragilità e
trasformarla in forza condivisa. Possiamo aggiungere vita ad ogni giornoĀ».
L’intervento al Castello Orsini si ĆØ chiuso sulle note diĀ PerdutamenteĀ di Achille Lauro,
canzone legata alla tragedia di Crans Montana, in un momento di sospensione capace di
unire passato e presente.
Infine, davanti al Palazzo di CittĆ  e nei luoghi simbolo di Avezzano, sono state
posizionate le ā€œMattonelle della memoriaā€, iniziativa dell’associazione culturale
Sessantasettezerocinquantuno con il patrocinio del Comune, pensata «per ricordare a
chiunque passi che il 13 gennaio non potrĆ  e non dovrĆ  mai essere un giorno come
tantiĀ» mentre, nel pomeriggio, ĆØ stato proiettato il documentario di Pasquale Palumbo,
Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi. E mentre i ragazzi abbassano il tablet e tornano alla piazza reale, resta l’idea che la
memoria non sia un archivio immobile, ma un movimento continuo: qualcosa che si
attraversa, si comprende e si consegna a chi verrĆ  dopo.

 

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