LA POLITICA E LA VALLE PELIGNA? È L’ORA DELLA MEDIOCRITÀ…
di Luigi Liberatore
Un non meglio identificato gruppo di “Amici peligni” ha consegnato ieri l’altro a Reteabruzzo una specie di denuncia-appello contro lo stato (degrado) politico-amministrativo in cui versa il territorio. Questo giornale pubblica sempre cose interessanti che ne fanno un tabloid on line di pregio al di là della circostanza che poi debba riferire delle mie cose e cedere alla cronaca quotidiana e giudiziaria. Ebbene, nel dare spazio a quella nota anonima ha colto un diffuso senso di sfiducia popolare rispetto alla classe politica che amministra un vasto territorio ancorché quella stessa classe politica governa col suffragio delle stesse popolazioni. Quel gruppo di amici che prospettano la rivoluzione della carta straccia col falò ideale delle tessere elettorali, finisce per deridersi ipotizzando poi una grande famiglia nella quale possano confluire sindaci senza piu fascia, circoli letterari e uomini di buona volontà. Per fare o rifare cosa? Facciamo prima i conti col presente. La classe politica nelle cui mani (le nostre mani) è affidata l’amministrazione della cosiddetta vallata peligna offre ciò che è capace di dare (poco) nell’ambito di un contesto socio-economico avaro di prospettive. Sulmona è la città che dovrebbe fare da traino alla rinascita del territorio, ma il sindaco attuale offre solo spunti di rimpianto per chi lo ha preceduto, delineato peraltro da un quadriennio anonimo e infruttuoso. Abbiamo tre consiglieri regionali, una batteria di fuoco che altri territori di ridotte dimensioni come il nostro non possono vantare. Eppure…Partiamo da Antonietta La Porta, in quota Forza Italia. Sapete come riesco a identificare il suo apporto politico in valle peligna? Come il volo planare del fenicottero rosa: elegantemente impalpabile. C’è poi Maria Assunta Rossi di Fratelli d’Italia, arrivata a tavola col posto riservato ma con un menù tutto da scrivere. Marianna Scoccia, la lasciamo per ultimo, non sappiamo dove collocarla tuttavia lascia un segno ovunque vada, fosse solo per questioni di firma. Devo chiudere dicendo che la Valle peligna deve accettare ciò che ha perché di meglio non ce n’è in giro. È il tempo della mediocrità perché l’era dei talenti è passato. Chi mai potrà ridarci Natalino Di Giannantonio, Remo Gaspari, Domenico Susi o un Lorenzo Natali? Me lo chiedo pure io con quel gruppo di amici peligni, con l’avvertenza di dare uno sguardo più attento al presente perché i politici che abbiamo scelto non facciano guai nel futuro prossimo…




grande firma: Luigi Liberatore. giornalista che ha il coraggio che deve caratterizzare chi fa questa professione in maniera etica. Luigi complimenti. Tu si che non sei un prezzolato.
Finalmente qualcuno che scrive quello che pensa e non quello che gli ‘altri” vogliono….
Ottimo articolo, ma quali sono le proposte?
le soluzioni devono trovarle i politici, non i giornalisti