CAMPO DI GIOVE, LA DISPERAZIONE SALE SUL TETTO: OTTO OPERAI MINACCIANO IL SUICIDIO
Quindici metri di altezza tra il cemento e il vuoto per gridare un’incertezza che non trova risposte. Quella che doveva essere la rinascita dello “Scoiattolo Nero”, storico complesso alberghiero destinato a diventare una colonia montana per disabili, si è trasformata ieri mattina nel teatro di una protesta disperata.

Otto operai di nazionalità egiziana, braccia impiegate nel restauro della struttura finanziata con i fondi del “Dopo di Noi”, sono saliti sul tetto dell’edificio minacciando di lanciarsi nel vuoto. Una rivolta nata non solo dalla precarietà abitativa, ma da un profondo senso di ingiustizia contrattuale.
“Da qui non scendiamo senza garanzie. Non sappiamo dove andare”, è stato il coro unanime dei lavoratori che, terminati i lavori pattuiti, si sono ritrovati senza un tetto e con il sospetto di essere stati sfruttati. Al centro della contesa c’è la natura del loro impiego: gli operai denunciano contratti part-time a fronte di turni massacranti, una versione dei fatti che i titolari delle imprese coinvolte respingono fermamente.
La tensione è rimasta altissima per ore, richiedendo un imponente dispiegamento di forze:
Carabinieri: Il maresciallo Antonio Giordani e il comandante Tony Di Giosia hanno condotto una lunga ed estenuante trattativa per convincere gli uomini a scendere.
Guardia di Finanza: Le fiamme gialle di Sulmona, sotto la guida della comandante Cecilia Tangredi, hanno già aperto un fascicolo per fare luce sulla regolarità dei contratti e verificare l’ipotesi di lavoro sottopagato.
Soccorsi: Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e la Croce Verde. Un elicottero del 118, allertato per la segnalazione di una caduta poi rivelatasi un falso allarme, è rientrato alla base.
Il bilancio finale parla di un solo ferito lieve: uno degli operai si è tagliato a una mano durante la discesa dai ponteggi. Tuttavia, la ferita sociale resta aperta. Mentre il consigliere comunale Mattia Del Mastro ha effettuato un sopralluogo per monitorare la situazione, resta la pressione su un progetto che deve concludersi entro il 2026.
L’episodio solleva un velo sulle ombre che talvolta si allungano dietro i grandi progetti di riqualificazione sociale: il paradosso di un edificio ristrutturato per l’inclusione dei disabili che diventa, per un giorno, il simbolo dell’emarginazione lavorativa.



