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LO SCULTORE VALTER DI CARLO: “LA CHIESA DI PADRE QUIRINO E LA CULTURA DELL’AQUILA”

di Valter Di Carlo*Ā 
L’AQUILA – Scrivo queste righe per amore della veritĆ .
PerchĆ©, quando si parla della chiesa di Piazza d’Armi di Padre Quirino, descriviamo un luogo che ha incarnato, nel silenzio e nei fatti, i valori più profondi su cui L’Aquila fonda la propria identitĆ : accoglienza, volontariato, compassione, comunitĆ , arte come servizio e spiritualitĆ  vissuta.
Era il 2012 quando, in passato dopo aver ricevuto riconoscimenti, stima e ruoli pubblici, mi ritrovai
improvvisamente solo. Avevo vissuto passioni vere nello sport, nel corpo forestale e nell’arte. Credevo
nello spirito di squadra, nelle relazioni, nella lealtà della comunità. Poi arrivò un momento di
sofferenza estrema e scoprii una veritĆ  amara: nel bisogno, la cittĆ  che mi aveva acclamato mi aveva
dimenticato.
Scomparvi dalla vita sociale per circa quattro anni. Compresi che molte amicizie, se non sono fondate
sulla compassione, durano quanto un’eco. Poi resta il silenzio.
Fu allora che bussai e una sola porta mi aprƬ, quella della chiesa di Padre Quirino.
Andai da lui in uno stato di solitudine totale, convinto di essere stato abbandonato da tutti, persino da
Dio. Mi trovavo in un deserto dell’anima, sentendomi l’ultimo tra gli ultimi. Quegli ultimi che conosco
bene, perchƩ vengo da una famiglia numerosa che ha conosciuto fatica e riscatto.
Padre Quirino mi accolse, senza giudizio, senza condizioni.
In quella chiesa, nata dopo il terremoto, ho visto il sostegno a persone povere, fragili, bambini,
persone semplici, libere dall’arrivismo e dal carrierismo. LƬ ĆØ avvenuta la mia rinascita, anche come
scultore. Un’arte che non cercava consenso, ma veritĆ . Un’arte che non era produzione, ma
resistenza.
Dopo un periodo buio, un viaggio a Medjugorje aprì uno spazio interiore, nuovo. Poi arrivò la malattia.
Durante la chemioterapia realizzai i Sette Dolori di Maria legati alla Madonna Fore: opere nate mentre
il mio corpo era provato, ma lo spirito restava vigile, ancorato a una dimensione alta, il sostegno di
quella chiesa e di padre Quirino fu determinante ancora una volta.
Quelle sculture, donate alla comunitĆ , furono collocate lungo la Via Matris, tra San Giuliano e
Madonna Fore, inaugurata proprio da Padre Quirino, nel 2018 dopo anni di attesa. Ogni figura racconta
il dolore della Vergine: la profezia di Simeone, la fuga in Egitto, lo smarrimento di Gesù, l’incontro sul
Calvario, la Crocifissione, la Deposizione, la Sepoltura. Testimonianze di resilienza, di fede incarnata,
di dolore trasformato in condivisione.
Gli unici presenti furono Padre Quirino e i confratelli delle confraternite: custodi silenziosi della
tradizione, della sacralità, della vera cultura aquilana. Perché la cultura non è visibilità, la cultura è
memoria viva che porta alla compassione.
Quella chiesa non ĆØ solo una chiesa.
ƈ stata un oratorio, un centro culturale, un luogo di musica, arte, dibattito, accoglienza. Ha ospitato
persone comuni e figure istituzionali ed ĆØ stata un simbolo vivo della cultura aquilana.
Eppure, oggi c’è chi la definisce ā€œabusivaā€.
Chi usa questa parola dovrebbe interrogarsi sul significato profondo dell’abuso. PerchĆ©, se ĆØ abuso
accogliere, ascoltare, dare dignitĆ , allora molte liturgie pubbliche, molti eventi celebrativi, molti palchi
pieni di parole e vuoti di gesti dovrebbero essere chiamati allo stesso modo.

Ed ĆØ qui che emerge una contraddizione evidente.
C’è chi ama definirsi, a microfono acceso, donna, madre, cristiana;
C’è chi sventola rosari come simboli identitari;
C’è chi, si china davanti a una Porta Santa battendosi il petto, dinanzi uno scatto fotografico.
Ma intanto si smantellano anche con le parole i luoghi che accolgono davvero i figli dei poveri.
Si chiudono le porte a chi chiede ascolto, riparo, pane e dignitĆ .
La fede diventa scenografia, il Vangelo uno slogan, la spiritualitĆ  un accessorio.
Cristo non ha mai cercato consenso nƩ protezione dai potenti.
E Maria non ĆØ un’icona da esibire, ma una madre che resta sotto la croce.
La chiesa di Padre Quirino nasce sugli stessi principi di Celestino V: rifiuto del carrierismo, rifiuto del
potere come misura del valore umano, scelta radicale degli ultimi. Principi oggi spesso svuotati e
trasformati in rituale elitario.
Se Celestino V viene ridotto a simbolo buono per cerimonie e onori, e se si smantella la chiesa
fondata sugli stessi valori, allora si tradisce la storia e la cultura dell’Aquila. CosƬ come la Perdonanza,
quando diventa palcoscenico separato da teli oscurati, staff e barriere, lasciando i figli dei poveri ai
margini accanto agli invisibili.
Ricordo che La cultura non ĆØ spettacolarizzazione, la cultura ĆØ condivisione e formazione della
spiritualitĆ .
Il Vangelo ĆØ chiaro: il giudizio finale non si basa su chi dice ā€œSignore, Signoreā€, nĆ© su chi attraversa una
porta una volta l’anno, ma su un passaggio, ogni giorno, in una porta stretta fatta di compassione.
Questi gesti concreti da Gesù vengono identificati in azioni per nutrire gli affamati, accogliere lo
straniero, vestire gli ignudi, visitare i malati e i carcerati.
ā€œSe non lo avete fatto a uno di questi piccoli, non lo avete fatto neanche a meā€ disse il Messia.
La chiesa di Padre Quirino sosteneva tutte queste veritĆ  cristiane.
Demolirla significherebbe demolire una veritĆ  scomoda:
che la vera cultura non nasce dal potere dell’apparire in programmi di partito, ma dalla compassione
per chi non ĆØ utile alle basse fazioni terrene.
Ho sentito dire che c’è chi ritiene superata la fase emergenziale post sisma e di conseguenza, non più
necessario mantenere questa struttura, ma il terremoto avrebbe dovuto insegnarci il valore della
prevenzione e nel caso di un evento improvviso, un luogo come questo probabilmente potrebbe
comunque rappresentare un punto di riferimento e di riparo per i nostri figli e per la comunitĆ .
Io non posso e non resterò in silenzio per amore di questa città e per gli insegnamenti da quel luogo
ricevuti.

*Scultore

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