QUANDO LA POESIA DIVENTA MEMORIA COLLETTIVA
Quando la poesia diventa memoria collettiva
di Claudio Lattanzio
Con la poesia dedicata a un bar storico di Pratola Peligna, affacciato per anni sulla piazza del paese e testimone silenzioso di incontri, parole e generazioni, si chiude oggi la rubrica delle poesie dialettali pratolane. Una chiusura che non ĆØ un punto fermo, ma il compimento di un viaggio profondo dentro la storia, lāanima e la memoria di una comunitĆ .
à stato un percorso capace di riportarci indietro nel tempo, tra il dialetto vivo delle strade, i volti, i personaggi, le voci che hanno segnato la quotidianità del paese, e quei ricordi condivisi che costituiscono la vera cultura antropologica di uno dei centri più importanti della Valle Peligna. Verso dopo verso, la poesia si è fatta racconto, testimonianza, appartenenza.
La rubrica dedicata alle poesie dialettali di Ennio Bellucci, giornalista e operatore culturale, ĆØ partita nellāagosto scorso quasi in punta di piedi, con la discrezione di chi affida alla parola il compito di farsi ascoltare. Nel tempo, però, ha raccolto un consenso crescente e autentico, diventando uno spazio atteso e riconosciuto. Numerosi lettori, ma anche intellettuali, scrittori ed esperti provenienti da tutta la regione, hanno accompagnato questo cammino, arricchendolo con riflessioni, contributi e unāattenzione sincera che ne ha confermato il valore.
Unāesperienza che non poteva restare confinata alla dimensione settimanale. Per questo si ĆØ deciso di raccogliere lāintero lavoro svolto, insieme alle testimonianze di chi segue ReteAbruzzo, in un volume di prossima pubblicazione. Un libro che non sarĆ soltanto una raccolta di testi, ma un atto di cura verso la memoria, un gesto dāamore verso una lingua e una comunitĆ che continuano a riconoscersi nelle parole.
Il ringraziamento più profondo va a Ennio Bellucci che, con sensibilitĆ rara, passione e grande maestria, ha saputo riscoprire e raccontare gli angoli più nascosti e autentici del suo paese, restituendo dignitĆ e forza a una lingua che non ĆØ nostalgia, ma radice viva, capace ancora di parlare al presente. Unāesperienza intensa, vera, che difficilmente potrĆ fermarsi qui.
E grazie, infine, a tutti coloro che, ad ogni uscita settimanale, hanno fatto sentire il loro sostegno convinto, il loro affetto silenzioso, la loro partecipazione. Perché senza chi ascolta, senza chi riconosce, anche la poesia più bella rischierebbe di restare sola. E invece, in questo viaggio, non lo è mai stata.




profondamente vero…..
Bavo Ennio, Brava ReteAbruzzo
la memoria di fatti e personaggi di un tempo fanno parte della nostra vita ….sono la nostra storia che va conosciuta ,tramandata e fatta conoscere…..un Grande abbraccio…aspetto l’uscita del libro….. Un caro saluto!
Reteabruzzo non ĆØ un giornale. Fa notizia oltre le notizie. Possiede l’anima stessa della notizia prima di farne oggetto di divulgazione. Non ĆØ un notiziario perchĆ© smuove le coscienze, sa attivare cioĆØ fenomeni critici senza il timore di essere criticato. Ha spalle larghe Reteabruzzo, come quelle del direttore che nel suo procedere giornalistico apre le porte alla poesia. Guardate, giornalismo e poesia litigano. Se Ennio Bellucci, tuttavia, ha fatto breccia in Reteabruzzo ciò significa che esiste una via di conciliazione tra essere e il nulla secondo il pensiero di Sartre. Io voglio bene sia al direttore di Reteabruzzo, Claudio Lattanzio, che al giornalista poeta, Ennio Bellucci. Nel senso autentico della divisione /condivisione tra Essere e Nulla di Jean Paul Sartre!