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ASSUNTE: CHE STA ABBUOTTE I CHE NO

Assunte: che sta abbuotte i che no

di Ennio Bellucci

‘Na vote alla piazze de Pratele
proprie nnenze lu funtanaune
ci steve lu bar Aurore, nu mome
che iojje tionche dentre lu core,
lu bbar de Ubalde i Assunte.
Chiste ivene du cristiene
particolare i curieuse.
ƀvete, chi i beffe i pure elegante
lu proime. ‘Na ciubbachelle, peccerelle
i bella piaine la seconde.
Inzomme ‘na coppie ca pareve
l’articolo il…
Assuntine chiacchiarozze i che la lengua
sempre pronte, te face’ ‘nu cafe’
careche i lunghe, dentreĀ  che le tazze
marrone ca parine le tenarelle…
ne fenoive me’ de bevere.
‘Nu iurre capeto’ eune che parle’ cebbate
i uleve fa’ lu segnuraune.
Steve alloche, nnenze lu bbar, i
ogn’eune che ‘ntreveĀ o passeve loche
vecioine …lu chiame’
i uleve uffrojje coccause
a tutte i coste, ‘nste’ asse’… :ā€Cosa posso offrire, un bicchierino,
un caffĆØ, quello che vuoi, volete…”
Assunte che lu cunesceve bbeune…
ne’ parleve… pero’ faceve ‘na fraiche
de mosseĀ che le mene, sotte la
mantere, i che la vocche a labbre strette. Murmureve…mmm…mm…
esse Quisse, ĆØĀ  miojje che ne’ parle
pe’ delaure…va!
Quiste però contenueve: “Che posso offrire,
che posso offrire, senza complimenti…!”
Nesceune se refiuteve
i lu cunte da paga’ aumenteve i cresceve.
Seccome Assunte sapeve ca le saccocce
de stu segnuraune
n’ivene tante piaine, penzò come
puteve iojje a fenojje…i sbutto’, facenne
rirre tutte quente: “I sci’… offre iojje, offre
iojje…chiemene n’atra poche ca ste’ bbuotte!”
Che te sci misse ‘ncocce…?
Chiuttoste pagheme chele che te sci
gie’ pijjete…i cessela che sa canzaune.”

 

Quando la poesia diventa memoria collettiva

di Claudio Lattanzio

Con la poesia dedicata a un bar storico di Pratola Peligna, affacciato per anni sulla piazza del paese e testimone silenzioso di incontri, parole e generazioni, si chiude oggi la rubrica delle poesie dialettali pratolane. Una chiusura che non ĆØ un punto fermo, ma il compimento di un viaggio profondo dentro la storia, l’anima e la memoria di una comunitĆ .

È stato un percorso capace di riportarci indietro nel tempo, tra il dialetto vivo delle strade, i volti, i personaggi, le voci che hanno segnato la quotidianità del paese, e quei ricordi condivisi che costituiscono la vera cultura antropologica di uno dei centri più importanti della Valle Peligna. Verso dopo verso, la poesia si è fatta racconto, testimonianza, appartenenza.

La rubrica dedicata alle poesie dialettali di Ennio Bellucci, giornalista e operatore culturale, ĆØ partita nell’agosto scorso quasi in punta di piedi, con la discrezione di chi affida alla parola il compito di farsi ascoltare. Nel tempo, però, ha raccolto un consenso crescente e autentico, diventando uno spazio atteso e riconosciuto. Numerosi lettori, ma anche intellettuali, scrittori ed esperti provenienti da tutta la regione, hanno accompagnato questo cammino, arricchendolo con riflessioni, contributi e un’attenzione sincera che ne ha confermato il valore.

Un’esperienza che non poteva restare confinata alla dimensione settimanale. Per questo si ĆØ deciso di raccogliere l’intero lavoro svolto, insieme alle testimonianze di chi segue ReteAbruzzo, in un volume di prossima pubblicazione. Un libro che non sarĆ  soltanto una raccolta di testi, ma un atto di cura verso la memoria, un gesto d’amore verso una lingua e una comunitĆ  che continuano a riconoscersi nelle parole.

Il ringraziamento più profondo va a Ennio Bellucci che, con sensibilitĆ  rara, passione e grande maestria, ha saputo riscoprire e raccontare gli angoli più nascosti e autentici del suo paese, restituendo dignitĆ  e forza a una lingua che non ĆØ nostalgia, ma radice viva, capace ancora di parlare al presente. Un’esperienza intensa, vera, che difficilmente potrĆ  fermarsi qui.

E grazie, infine, a tutti coloro che, ad ogni uscita settimanale, hanno fatto sentire il loro sostegno convinto, il loro affetto silenzioso, la loro partecipazione. Perché senza chi ascolta, senza chi riconosce, anche la poesia più bella rischierebbe di restare sola. E invece, in questo viaggio, non lo è mai stata.

 

L’INTERVENTO

di Giovanni D’Alessandro

 

Ho avuto il privilegio non solo di una lettura, ma di una recitazione da parte dell’autore Ennio Bellucci, in anteprima, di questa nuova poesia dedicata al bar, (oggi chiuso, che si trovava a Pratola nella piazza d’ lu funtaneun’). E per la mente mi passava questo pensiero, mentre Ennio recitava: che per un giornalista, della sua tempra e del suo cuore, era il bar, e non la piazza, l’agorĆ  di ciò che oggi intendiamo per luogo di incontro tra gli “esseri sociali”, cioĆØ portati a vivere in collettivitĆ  e ad attivare le conseguenti dialettiche, di aristotelica nonchĆ© platonica memoria. Oggi i bar si sono trasformati in luoghi di sbronze deputati non all’interscambio tra esseri umani, bensƬ alla ricerca della collettiva perdita di coscienza a base alcolica. Peggio, i social: illusioni di socialitĆ  praticate in solitudine, affidate a telemeccaniche da tastiera che, pur coi loro innegabili vantaggi, non potranno mai sostituire il contatto umano.Ed ĆØ triste constatare come gli odierni bar/”sbronzatoi” e i social/ tempio della virtualitĆ  solitaria rispecchino fedelmente la degenerazione della cultura sociale. Ecco perchĆ© con tenerezza sentiamo le parole di affetto che Ennio dedica al luogo di incontro che era quell’ormai chiuso bar di Pratola. Tutti ci ritroviamo li’, nei suoi versi e in quel luogo. Luogo di incontro e di mitopoiesi, nel senso etimologico del termine, come luogo generativo di racconti, aneddoti, figure e personaggi (qui lu signereune e la barista) di cui si sarebbe materiata la cultura paesana (paesana e, in ciò, autenticamente universale). C’ĆØ solo Ennio Bellucci a portare avanti questa operazione. Nelle sue poesie vediamo gioiosamente avanzarsi dal passato ombre che si credevano perdute e invece riacquistato luce, sangue e vita grazie a lui. Giovanni D’Alessandro scrittore. Gennaio 2026

 

11 commenti riguardo “ASSUNTE: CHE STA ABBUOTTE I CHE NO

  • Daniele Ciarfella

    Ciao Ennio,
    ti congedi da noi con questa bella poesia del Bar di Ubaldo,
    il Bar che era solito frequentare il mio papa’, il Caffe’ piu’ buono della Valle Peligna.
    Ci hai accompagnato per diversi mesi con questa bella avventura di poesie dialettali ,ne sentiremo la mancanza,puoi scommetterci,ma siamo sicuri di saperti ritrovare sotto altre vesti.
    con stima ed affetto di sempre.

    Risposta
  • Marco Cianfaglione

    sei capace di riportarci indietro nel tempo con la capacitĆ  di un vero maestro….. Grande Ennio

    Risposta
  • Marco Cianfaglione

    sei capace di riportarci indietro nel tempo in un attimocon la capacitĆ  di un vero maestro….. Grande Ennio

    Risposta
  • …una poesia conclusiva,per ora, piena di ricordi , di immagini e persone indimenticabili rimaste nel cuore della maggior parte dei pratolani con qualche anno sulle spalle….Grazie,sempre grazie a Ennio e a ReteAbruzzo che gliene ha dato la possibilita’,che’ in questi mesi ci ha fatto riscoprire e ricordare fatti e situazioni di una tenerezza straordinaria…..aspetto ,aspettiamo il libro….con ansia e con gratitudine….

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  • Il dialetto ĆØ depositario di tradizioni cultura e storia di un popolo. La sua conoscenza e conservazione, oltre a permettere il potenziamento della capacitĆ  di esprimersi, rende più salde le proprie radici culturali. La produzione letteraria di Ennio incarna tutto questo. L’uso del dialetto gli permette di esprimere concetti di vario genere con una ricchezza di sfumature difficilmente rendibile in altro modo

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  • Il profumo aromatico del caffĆØ. Si sentiva in tutta la piazza specialmente quando facevo il primo turno . Inoltre la moglie diUbaldo era sempre presente con un vassoio tazzine e caffettiera fumante. Penso che di quella aroma,
    RimarrĆ  solo un ricordo. Bravo caro amico riporti alla ns mente cose che stanno passando nell’oblò i giovani non possono capire .

    Risposta
  • Mauro Di Benedetto

    La poesia delle nostre radici.
    Con la poesia dedicata a un bar storico di Pratola Peligna, si conclude (per ora spero) un cammino fatto di voci sincere.
    Dialetto, tradizioni, ricordi, generazioni:
    non come cose passate,
    ma come radici vive che ci tengono uniti.
    Ennio Bellucci, poeta e giornalista di grande spessore, ci ha parlato con la voce del popolo, quella che non ha bisogno di effetti, perchƩ sa arrivare al cuore.
    Ogni poesia ĆØ stata un gesto d’amore:
    per la terra, per la gente, per la memoria.
    Ci ha fatto sorridere, pensare, commuovere.
    Ci ha fatto sentire a casa.
    Ci ha emozionato nei ricordi e nei suoni che ci riportano indietro,
    nei volti che riconosciamo anche senza nome, negli angoli che custodiscono storie mai scritte.
    E le parole di Ennio continueranno a vivere, in ogni cuore che sa ascoltare,
    in ogni dialetto che resiste,
    in ogni gesto semplice che profuma di veritĆ .
    PerchƩ la poesia delle nostre radici non finisce: si trasmette.
    Come il vino buono,
    passa di mano in mano,
    e scalda ogni generazione.
    Grazie Ennio!

    Risposta
  • Gaetano Villani

    * Gaetano Villani. Inconsapevolmente Ennio mi ha fatto un gran regalo con il Bar di Assunta e Ubalo. Discendo da una famiglia che ha aperto a Manoppello una caffetteria nel 1906. Oggi il bar ĆØ gestito con molta professionalitĆ  da mio nipote Mattia. Ennio grazie. Grazie per tutte le poesie-racconti e soprattutto per la tua amicizia. * giĆ  presidente del consiglio comunale di Manoppello.

    Risposta
  • Gaetano Villani

    Gaetano Villani. Se mi ĆØ consentito, volevo complimentarmi con la Redazione di Rete Abruzzo che, ĆØ una colpa, non conoscevo per l’ottima organizzazione e per il livello veramente alto di comunicazione. Anche per questa conoscenza ringrazia l’immensitĆ  di Ennio.

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  • Bar di Ubaldo… quanta nostalgia.

    Quel bar di Pratola, nella poesia di Ennio Bellucci, diventa subito qualcosa che va oltre il luogo reale: ĆØ il bar di ogni paese, soprattutto di quei borghi che oggi portano addosso i segni dello spopolamento.

    Non so oggi, ma in certi contesti il bar valeva quanto una redazione di giornale: era lƬ che le notizie circolavano, si commentavano, prendevano forma attraverso le persone. A me vengono in mente i bar del luogo in cui sono nato (Bugnara) come quello di Mariitte, e poi quelli di Emilie e di Pietre: spazi semplici, ma fondamentali per la vita di una comunitƠ.

    La poesia di Ennio ha sempre questa capacità: aprire varchi nella mente, portarti lontano e poi riportarti dentro la poesia con una forza nuova. Come ho già detto in altre occasioni, la sua grande abilità, a mio parere, sta nel rendere universale ciò che nasce da un microcosmo. È come un seme minuscolo che, una volta piantato, genera distese che non immaginavi.

    Nel testo, il bar Aurore prende vita attraverso figure che sembrano uscite da una scena quotidiana: Ubaldo, elegante e misurato, e Assunte, brillante e pronta alla battuta. Il momento in cui arriva il ā€œsegnurauneā€ che vuole offrire a tutti ĆØ uno dei passaggi più riusciti: un gesto esagerato, quasi teatrale, che Assunte smonta con una frase rapida e irresistibile. In quell’attimo si coglie tutta la saggezza popolare, la capacitĆ  di leggere le persone senza bisogno di grandi discorsi.

    Il dialetto è la vera anima del testo. Non è un semplice colore locale: è ritmo, respiro, autenticità. Bellucci lo usa con naturalezza, lasciando che la musicalità della parlata dia forma alla scena. È una lingua che non descrive soltanto: fa vivere ciò che racconta.

    E cosƬ, da un angolo di paese, nasce qualcosa che parla a tutti. Questa ĆØ la forza della scrittura di Ennio Bellucci: trasformare un frammento di vita in un’esperienza capace di toccare chiunque. Grazie Maestro!!

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  • Questa poesia dipinge con vivacitĆ  e ironia una scena di vita quotidiana in un vecchio bar, luogo simbolo di socialitĆ , giocando abilmente sul contrasto tra i personaggi che animano la scena. L’autore in pochi versi racconta molto della cultura del paese, rievocando ancora una volta, sempre con uno stile inconfondibile, vicende passate che in qualche modo sentiamo ancora oggi cosƬ vicine…

    Risposta

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