OSPEDALE DI SULMONA: FRANCESCO È IL PRIMO NATO DEL 2026, MA LE CULLE RESTANO VUOTE
Si chiama Francesco il primo vagito che ha rotto il silenzio del nuovo anno all’ospedale dell’Annunziata. Nato alle 17:29 di ieri per la gioia dei genitori Serena e Paolo, il piccolo ha inaugurato il registro delle nascite 2026, portando una ventata di speranza in un reparto che, dati alla mano, combatte contro un inverno demografico sempre più rigido.
I numeri della crisi: scesi sotto quota cento
Nonostante la festa per il nuovo arrivato, il bilancio dell’anno appena concluso delinea un quadro preoccupante per il punto nascite peligno. Nel 2025, infatti, le nascite sono scese per la prima volta sotto la soglia psicologica delle tre cifre:
- 2024: 124 nuovi nati
- 2025: 97 nuovi nati
Un calo che non risparmia l’intera provincia e che solleva interrogativi sul futuro dei servizi locali. Il Direttore Generale della Asl 1, Paolo Costanzi, ha sottolineato come la denatalità non sia un fenomeno isolato: “Non è solo un problema di punti nascita; è una reazione a catena che investe il dimensionamento scolastico e la disponibilità di risorse umane necessarie alla crescita economica del territorio”.
Un reparto d’eccellenza che resiste
Se i numeri demografici flettono, la qualità dell’assistenza sanitaria all’Annunziata sembra invece tenere il passo. Il reparto di Ostetricia e Ginecologia resta un presidio fondamentale, come dimostrato dai recenti interventi d’urgenza che hanno salvato la vita a due pazienti nei mesi scorsi.
Per garantire la continuità operativa, la Asl ha ottenuto il via libera dal Ministero della Salute per l’impiego degli specializzandi, una boccata d’ossigeno per l’organico del reparto.
Segnali positivi anche per Cardiologia-Utic
Le buone notizie sul fronte sanitario non si fermano alla sala parto. Riscontri positivi arrivano anche dal bando per il reparto di Cardiologia-Utic:
- Nuovi medici: Due professionisti hanno risposto alla chiamata dell’azienda.
- Contratti più lunghi: La Asl ha modificato la strategia di reclutamento, passando da contratti precari di sei mesi a incarichi triennali, nel tentativo di stabilizzare il personale e rendere l’ospedale di Sulmona più attrattivo per i camici bianchi.



