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TRIBUNALE DI SULMONA, SI INSEDIA IL PRESIDENTE LUCCHINI: “DIALOGO E IMPEGNO PER IL TERRITORIO”

Un nuovo capitolo si apre per il Tribunale di Sulmona, segnato da un giuramento che sa di responsabilità e spirito di servizio. Nell’aula due del palazzo di giustizia, il giudice quarantaduenne Emanuele Lucchini, originario di Foggia, ha ufficialmente assunto la presidenza pro tempore, presentandosi alla città con un profilo improntato alla collaborazione: «Spero di essere utile e di riuscire a dare il mio contributo. Sono disposto al dialogo con tutti», ha dichiarato il magistrato subito dopo la cerimonia di insediamento davanti al collegio composto dalle colleghe Irene Giamminonni, Emanuela Cisterna e Anna Maria De Sanctis.

L’arrivo di Lucchini funge da ponte verso la nomina definitiva del nuovo presidente prevista per maggio, un momento di transizione delicato che vede il tribunale peligno impegnato in una complessa manovra di riassetto dopo le recenti partenze dei giudici Sarnelli, Pinacchio e De Marco, e il trasferimento a Fermo dello storico presidente Pierfilippo Mazzagreco. A dare il benvenuto al nuovo vertice, in un clima di stima reciproca, è stato il sostituto procuratore Edoardo Mariotti — compagno di corso di Lucchini — insieme a Luca Tirabassi, che nella doppia veste di sindaco e presidente dell’Ordine degli avvocati ha subito tracciato la rotta delle sfide imminenti.

Il messaggio rivolto a Lucchini è stato chiaro: la sua presenza è vista come un atto di fiducia verso il futuro di un presidio giudiziario che ha lottato a lungo per la propria sopravvivenza. Tuttavia, l’entusiasmo per il nuovo innesto deve fare i conti con una realtà operativa ancora in affanno. Tirabassi non ha nascosto le criticità, sottolineando come l’organico dei magistrati soffra attualmente della mancanza di due unità, una carenza che rischia di rallentare i tempi della giustizia proprio in attesa dei rinforzi attesi per la tarda primavera. «Le chiediamo uno sforzo in più», ha incalzato il sindaco, ricordando che la priorità resta la tutela dei cittadini.

Se per i giudici la “staffetta” sembra procedere — con tre candidature già al vaglio del CSM per la presidenza definitiva — il quadro si fa decisamente più fosco spostando lo sguardo verso la Procura della Repubblica. Qui i numeri raccontano una sofferenza cronica: a fronte di una pianta organica che dovrebbe prevedere 18 unità, quelle effettivamente in servizio sono soltanto 13. Un dato già di per sé allarmante, ma ulteriormente aggravato da assenze per malattia e da una gestione d’emergenza che vede l’unico autista spostato a compiti amministrativi e una forte precarietà tra gli operatori giudiziari. In sostanza, gli uffici inquirenti lavorano con meno del 50% della forza lavoro stabile, rendendo la missione di Lucchini e dei suoi colleghi una vera e propria sfida di resistenza istituzionale.

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