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SULMONA SFILA IN PIAZZA CONTRO SE STESSA!

di Luigi Liberatore 
Ieri mattina, a Sulmona, sono scesi in piazza sindacati, lavoratori e politici per denunciare la grave crisi occupazionale che avvolge la Valle peligna. L’iniziativa era stata preannunciata con largo anticipo e pure la data, coincidente con la fine dell’anno dal largo e intuibile significato. Meno male che l’appuntamento era stato fissato in mattinata, altrimenti sarebbe finito in una gigantesca farsa. Dico questo perché si immaginava un’ampia partecipazione di popolo, mentre in verità a sfilare siano stati poco più di cinquecento, striscioni e cartelli compresi. È stato un flop, e nel riferire questo giudizio ci sta tutta la mia amarezza. Avrei desiderato che il corteo fosse costituito da migliaia di persone, dai lavoratori prima ancora dei sindacalisti e dai politici soprattutto. Contavo sulla presenza massiccia dei sindaci, ma di fasce tricolori ne ho viste poche. C’era da aspettarselo. Parto da un dato che poi rappresenta il finale se volete: manco più i lavoratori scendono in piazza perché nei loro cuori non c’è piu speranza. Resistono i sindacati perché lo esige un copione che sa di recita peraltro svuotato di significato. Torno alla politica, però, ai sindaci che avrebbero dovuto far da traino alla manifestazione e che si sono presentati in pochi. Sfilava in testa al corteo il sindaco di Sulmona, il capo della città geocentrica rispetto alla problematica della vallata. Poi ho capito. Sulmona contestava contro se stessa perché sta mandando a casa decine e decine di lavoratori del Cogesa, azienda in crisi cui la stessa amministrazione ha deliberato di togliere un servizio. In un contesto di siffatte contraddizioni poteva mai aver successo una protesta per il lavoro? L’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù. Questo avrebbe detto certamente La Rochefoucauld al primo cittadino di Sulmona…

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