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SULMONA E LA VALLE PELIGNA IN PIAZZA PER IL LAVORO E LA DIGNITÀ

Sulmona in piazza per il lavoro e la dignità della Valle Peligna: l’appello di Marrelli alla politica

È oggi che Sulmona si è riempita di voci, bandiere e colori per rivendicare il diritto al lavoro e il futuro della Valle Peligna. Il corteo ha preso le mosse poco dopo le 10 da piazza Tresca, attraversando corso Ovidio con una serie di tappe intermedie che hanno assunto il valore simbolico di una vera e propria via crucis: soste durante le quali sindacalisti e lavoratori hanno elencato problemi, denunciato criticità e rivendicato diritti troppo spesso negati.

Bandiere al vento, slogan scanditi a gran voce e fumogeni colorati hanno accompagnato la manifestazione, alla quale hanno preso parte circa 800 persone. In piazza erano presenti numerosi sindaci del comprensorio peligno e della Valle Subequana, i parlamentari Michele Fina e Gabriella Di Girolamo e cinque consiglieri regionali: Marianna Scoccia, Maria Assunta Rossi, Antonietta La Porta, Pierpaolo Pietrucci e Antonio Di Marco. Sul palco sono intervenuti tutti i rappresentanti regionali presenti, ad eccezione di Di Marco. Molto apprezzato dalla piazza l’intervento di Pietrucci.

 

Teso invece il clima durante l’intervento del sindaco di Sulmona, Luca Tirabassi, che è stato bersaglio di dure contestazioni da parte dei manifestanti.

SULMONA E LA VALLE PELIGNA IN PIAZZA PER IL LAVORO E LA DIGNITÀ

A chiudere la manifestazione è stato il lungo e appassionato intervento del segretario provinciale della Cgil, Francesco Marrelli, che ha riportato il senso della piazza dentro un richiamo diretto ai principi costituzionali. «I cittadini sono tutti uguali – ha detto – ma per essere davvero uguali c’è bisogno di un impegno. È lo stesso impegno che i padri e le madri costituenti hanno chiesto alla politica: abbattere le barriere per rendere tutte le persone libere e uguali».

Secondo Marrelli, in un territorio come la Valle Peligna l’uguaglianza passa necessariamente dalla difesa dei servizi pubblici essenziali. «Alle persone cambia tutto – ha sottolineato – se un servizio è gestito da un privato che specula o da un soggetto pubblico». Un riferimento diretto all’igiene urbana, alla sanità e alla mobilità. «In Valle Peligna già il 20% delle tratte è affidato ai privati. E se ci si vuole curare, il più delle volte bisogna andare da un privato. Ma chi è in crisi, in cassa integrazione o con contratti di solidarietà spesso rinuncia alle cure per sopravvivere».

Nel mirino del segretario Cgil anche il rischio che il territorio diventi terra di speculazioni: «Lo abbiamo visto con la Snam, lo stiamo vedendo con l’inceneritore e con la gestione della discarica. Noi non vogliamo essere oggetto di speculazione. Vogliamo dignità per la Valle Peligna». Un passaggio che si è intrecciato con il richiamo alla storia industriale del territorio, dagli insediamenti dell’elettronica, della meccanica, del tessile e dell’arredamento, dei quali oggi «è rimasto poco e nulla», dopo che i profitti sono stati portati altrove.

Da qui l’appello all’unità, sindacale e sociale. Marrelli ha ricordato l’unità ricostruita tra CGIL, CISL, UIL e UGL e ha chiesto uno sforzo analogo all’intera comunità. «Responsabilità – ha spiegato – vuol dire che ognuno deve cedere un minimo del proprio interesse a favore dell’interesse generale della Valle Peligna». E soprattutto assumere impegni concreti, non solo dichiarazioni di principio.

 

La richiesta lanciata dalla piazza è quella di un manifesto unitario, con impegni certi e misurabili sulle vertenze in corso. «In questo territorio – ha ricordato – sono a rischio 800 posti di lavoro e non è più tempo di sottovalutare». Ospedale di Sulmona, medicina territoriale, crisi industriali come quella della Marelli: «Si poteva intervenire prima? Sì. Ora però non abbiamo più tempo».

Marrelli ha chiesto una “solidarietà attiva” da parte delle istituzioni: riconoscimento dell’area di crisi complessa, sostegno alle vertenze, difesa della gestione pubblica dei servizi attraverso gli affidamenti in house. «Unità non significa giustificare tutto – ha detto – ma difendere l’interesse generale e la dignità delle persone».

Il messaggio finale è stato netto: nella Valle Peligna non si può più perdere neanche un posto di lavoro. Ogni procedura di licenziamento deve diventare una battaglia dell’intera comunità. Un passaggio legato anche alla crescente disaffezione verso la politica e il voto. «Se le persone non votano più – ha ricordato – è perché non credono che il lavoro sia ancora al centro dell’azione politica».

Da domani, l’impegno annunciato è l’invio del documento unitario a tutti i soggetti intervenuti, chiedendone la firma, e la richiesta ai consiglieri regionali di impegnare il presidente della Regione ad aprire immediatamente un tavolo ministeriale per il riconoscimento dell’area di crisi complessa. Perché senza lavoro non c’è reddito, senza reddito non c’è economia e senza economia, ha concluso Marrelli, «si fa solo il funerale di un territorio che invece ha ancora la forza di cambiare».

Un commento su “SULMONA E LA VALLE PELIGNA IN PIAZZA PER IL LAVORO E LA DIGNITÀ

  • Pasquale

    Ora che San Silvestro copre con il suo mantello le emozioni di questa mattina, riflettiamo.
    Conservo gelosamente il documento finale dell’incontro tra la delegazione peligna e il ministro Bersani datato 28.2.2008. Guidava la delegazione peligna l’assessore provinciale Teresa Nannarone (una volta tanto diamo a Teresa quel che le spetta!!!). Fu l’ultimo atto, che io mi ricordi, in cui discutemmo del futuro produttivo di questo territorio.
    Da allora abbiamo detto “no” a: il Cementificio, lo stabilimento di Bugnara che doveva produrre biomasse, il parco eolico di Introdacqua, lo stabilimento al Silicio dell’Acqua Chiara, lo stabilimento di biogas di Raiano, lo stabilimento di recupero di materiali ferrosi nella zona industriale di Sulmona, gli impianti (2) di energia idroelettrica sul fiume Sangro nella piana di Castello, l’impianto Get Energy di cui si discute in queste ore, la Centrale di decompressione in località Case Pente, il metanodotto, ecc. ecc.
    Fino a poco tempo fa si discuteva di fermare lo stabilimento del Cogesa, perchè inquinerebbe le Marane. Ora che si prospetta la fine del Cogesa si fa appello alla “politica” perchè intervenga, senza il coraggio di dare nome e cognome a chi ha prodotto il disastro dello stesso.
    Si scrive che la ricchezza del territorio starebbe nel turismo e nell’ambiente. Fino a poco tempo fa, qualcuno, di ritorno dall’Himalaya, osò scrivere che non era un problema la crisi della Valle Peligna, perchè da quel collo di bottiglia potava sorgere un “nuovo modello di sviluppo”. Quale però non lo si dice!
    A furia però di scrivere queste cose, alla fine le imprese ci credono. E vanno via o non arrivano!
    Ora le tre Consigliere Regionali scrivono che faranno appello all’Università D’Annunzio perchè indichi alla Valle peligna la strada da percorrere.
    Le tre consigliere sono giovani. Mi sa che non ricordano che nel 1990 Franco Iezzi, allora presidente della Comunità Montana, dette incarico di uno studio addirittura a Giuseppe De Rita. E nel 2004 Franco La Civita, Sindaco di Sulmona, fece fare un analogo documento a Giuseppe Mauro, insieme a Crociata e Chiodo. Che fine hanno fatto quei documenti? Ne vogliamo fare un altro?
    Io credo che chi è stato chiamato a governare il territorio deve mettersi intorno ad un tavolo, guardarsi negli occhi e decidere se la Valle Peligna deve essere una realtà produttiva o la “foresta vergine”.
    Ma lo devono fare loro, perchè sono capaci, e non l’Università D’Annunzio.
    Se una cosa stava alla base della manifestazione di questa mattina, quella si seria, era “fare unità” e progettare insieme.
    Ma quello che è successo, me lo consentirete, ha dell’inverosimile. E’ la prima volta che mi capita che il sindaco della città capoluogo, che ospita tra le sue strade la manifestazione, venga contestato. Lo dico io, persona che si ritiene, forse indegnamente, di sinistra, di fronte alla contestazione ad un sindaco, che seppur di destra, deve essere parte del lavoro da fare, perchè lo hanno stabilito gli elettori.
    Questo è quello che mi sdento di dire, da chi guarda le cose ormai con distacco, perchè l’età avanza.
    se i giovani che guidano i comuni e le altre istituzioni avessero bisogno di qualche consiglio, credo che io ed altri come me possano dare un consiglio!!!
    Buon anno a tutti.
    Pasquale

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