DETENUTO MORTO A SULMONA: L’AUTOPSIA INDICA UN EDEMA POLMONARE
Un malore improvviso, riconducibile a un edema polmonare, avrebbe stroncato la vita di Rosario SCALIA, detenuto cinquantenne e collaboratore di giustizia legato alla rete del boss Matteo Messina Denaro, trovato senza vita nella sua cella del carcere di Sulmona nella vigilia di Natale.
A stabilirlo è stato l’anatomopatologo Luigi Miccolis, che ha eseguito l’autopsia nell’ospedale San Salvatore. L’esame è stato disposto dalla Procura della Repubblica di Sulmona, che ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di omicidio colposo.
Dai primi riscontri medico-legali sembrerebbe dunque confermata l’ipotesi di un decesso per cause naturali. Tuttavia il medico legale ha ritenuto necessario eseguire anche gli esami istologici e tossicologici, i cui risultati sono attesi entro circa novanta giorni. Proprio per non lasciare nulla al caso, l’autorità giudiziaria ha inoltre acquisito tutta la documentazione sanitaria relativa al recente ricovero di Scalia all’ospedale di Sulmona, dove il detenuto era stato sottoposto a un intervento chirurgico all’anca circa una settimana prima della morte. Secondo il primo responso dell’autopsia, i due eventi non risulterebbero collegati.
A trovare il corpo senza vita del collaboratore di giustizia sono stati gli operatori sanitari in servizio all’interno dell’istituto penitenziario insieme agli agenti di polizia penitenziaria. Inutile l’intervento del 118, che non ha potuto fare altro che constatare il decesso.
Rosario Scalia stava scontando una condanna a 20 anni di reclusione per il concorso nell’omicidio di Salvatore Lombardo, avvenuto il 21 maggio 2009 all’interno del bar Mart Cafè di Partanna. Lombardo fu assassinato per aver rubato un furgone carico di merce appartenente a un supermercato Despar gestito da Domenico Scimonelli, ritenuto uomo d’onore e vicino agli ambienti mafiosi riconducibili a Matteo Messina Denaro.
Intanto resta teso il clima all’interno del carcere di Sulmona. Nei giorni scorsi un detenuto di 25 anni è stato aggredito con una ginocchiata da un recluso di 23 anni, già protagonista negli ultimi mesi di almeno tre episodi violenti. Uno degli agenti penitenziari coinvolti ha presentato un esposto all’autorità giudiziaria, chiedendo di verificare eventuali responsabilità legate al mancato trasferimento del detenuto ritenuto particolarmente pericoloso. Un quadro che alimenta nuove preoccupazioni sulla sicurezza interna dell’istituto penitenziario sulmonese.



