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CONSIGLIO REGIONALE, APPROVATO IL BILANCIO: PASSA LA LINEA MARSILIO

Il Consiglio regionale d’Abruzzo licenzia la Legge di Stabilità e il Bilancio di previsione, ma il via libera di Palazzo dell’Emiciclo arriva al termine di una maratona politica segnata da profonde spaccature e da un’architettura finanziaria sospesa tra certezze esigue e grandi promesse vincolate.

Se la maggioranza di centrodestra guidata da Marco Marsilio ha blindato il voto con compattezza, l’opposizione del “campo largo” si è frantumata: il PD e Azione hanno scelto l’astensione (dopo aver ottenuto l’inserimento di alcune misure), mentre il Movimento 5 Stelle ha alzato il muro del “no”, bollandolo come un bilancio fatto di cifre virtuali e “appetiti elettorali”.


La piramide del Bilancio: 3 milioni reali, 23 in sospeso

La manovra approvata si regge su tre pilastri finanziari, ma solo il primo ha le basi solide.

  1. I 3 milioni “sicuri”: Derivano da minori contributi dovuti allo Stato. Questi fondi sono già stati spartiti: dal Teatro Marrucino (287mila euro) al Piano Neve (100mila), fino al trasporto pubblico (930mila) e aiuti ai malati oncologici.

  2. Il maxiemendamento da 16,1 milioni: È il piatto forte, ma condizionato. L’erogazione scatterà solo se l’Abruzzo dimostrerà di aver “fatto i compiti” sulla sanità, riducendo l’accantonamento per il debito sanitario entro il 30 gennaio. In questa lista figurano 3 milioni per la Cultura (FURC), 1,5 milioni per L’Aquila e Pescara Capitali della Cultura, e fondi per il trasporto disabili e i caregiver.

  3. Il fondo “futuro” da 7 milioni: Un ulteriore emendamento per turismo e agricoltura che, secondo le indiscrezioni, potrebbe non vedere la luce prima dell’autunno 2026, sempre vincolato a entrate tributarie extra ancora da accertare.

Opposizioni divise: tra pragmatismo e barricate

La strategia della “tagliola” (massimo 5 emendamenti a consigliere) ha velocizzato i lavori, scatenando però le proteste delle minoranze.

Silvio Paolucci (PD) giustifica l’astensione rivendicando i risultati ottenuti: “Abbiamo imposto fondi per viabilità, cultura e danni da fauna selvatica. Resta un bilancio di ‘pagherò’, ma abbiamo limitato i danni”. Di tutt’altro avviso Erika Alessandrini (M5S): “Votiamo no a un mercato delle vacche. Si accontentano i consiglieri amici a discapito dei cittadini senza protettori politici”.

Il caso D’Amico: “Come un padre con un figlio”

Nota di colore, ma dal forte peso politico, la posizione di Luciano D’Amico. Il coordinatore delle opposizioni ha votato contro i maxiemendamenti, facendosi “battitore libero” per coerenza etica. Pur essendo collaboratore del Festival John Fante, ha criticato l’assegnazione diretta di 10mila euro all’evento: “Vorrei che ottenesse fondi con un bando regolare. Un padre vuole che il figlio superi gli esami perché ha studiato, non perché è amico del professore”.

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