CONSIGLIO COMUNALE CONTRO LA REGIONE SULLA GESTIONE DELLA CASA SANTA
Una durissima presa di posizione politica e istituzionale scuote i rapporti tra l’intero consiglio comunale di Sulmona e la Giunta Regionale, in particolare modo l’assessore Santangelo e Antonietta La Porta. Al centro dello scontro c’è la gestione dell’ASP2 della Provincia dell’Aquila, meglio nota come la Casa Santa dell’Annunziata, lasciata per oltre otto mesi in una condizione di palese irregolarità amministrativa, senza una guida collegiale legittimata e senza alcun intervento correttivo da parte della Regione Abruzzo. In coda alla seduta del Consiglio Comunale di Sulmona dedicata all’approvazione del bilancio di previsione 2026/2028 è stato presentato uno specifico ordine del giorno sull’argomento, segnando un momento di rara compattezza politica: l’ordine del giorno, proposto dalla maggioranza, è stato infatti condiviso pienamente anche dalla minoranza, a dimostrazione di come la gravità della situazione richieda un fronte comune della città.
Una situazione che non può più essere liquidata come una dimenticanza o un ritardo burocratico, ma che assume i contorni di una grave disattenzione istituzionale, tanto a livello regionale quanto nella stessa presidenza dell’ente.
La crisi ha origini precise. Nell’aprile scorso, i componenti del consiglio di amministrazione Angelo D’Agostino e Goffredo Giannandrea hanno rassegnato le dimissioni in quanto candidati alle elezioni amministrative di maggio. Da quel momento, nonostante le competenze chiaramente attribuite dalla Legge Regionale n. 17/2011, la Giunta regionale non ha avviato alcuna procedura per la loro sostituzione né ha provveduto alla nomina di un commissario, lasciando l’ASP2 in una condizione di vuoto di governance senza precedenti.
Le responsabilità politiche di questa inerzia, secondo il consiglio comunale, vanno individuate senza ambiguità nei vertici regionali, in particolare nell’assessore Roberto Santangelo e nella consigliera Antonietta La Porta, rei di aver ignorato per mesi una situazione che richiedeva un intervento immediato e doveroso.
Sempre secondo i proponenti dell’ordine del giorno, accanto alle colpe della Regione, emerge con forza anche un altro profilo critico: quello del presidente Aldo Russo, rimasto alla guida di un CdA di fatto inesistente, senza assumere iniziative adeguate per segnalare formalmente l’impossibilità di operare, né per sollecitare con determinazione la ricostituzione dell’organo collegiale. Una presidenza che, anziché limitarsi alla mera gestione indifferibile, avrebbe continuato a produrre atti amministrativi in un contesto di evidente carenza di potere, alimentando ulteriormente l’incertezza e il rischio di illegittimità.
Il nodo non è politico, ma eminentemente tecnico-giuridico. Il consiglio di amministrazione è un organo collegiale: privo della maggioranza dei suoi componenti, non può validamente deliberare. In assenza di un CdA legittimamente costituito, il presidente non dispone di poteri autonomi di gestione, se non per atti di stretta ordinaria amministrazione e solo in casi di assoluta urgenza.
Ed è proprio qui che la vicenda assume contorni ancora più gravi. In questo lungo periodo di stallo, sarebbe stato infatti conferito un incarico di consulenza da 39mila euro a Ido Di Natale, un atto che difficilmente può essere ricondotto all’ordinaria amministrazione. Un provvedimento che, se confermato, rischia di essere illegittimo, certamente annullabile se non addirittura nullo, esponendo l’ASP2 a possibili rilievi della Corte dei conti, a responsabilità contabili e a danni patrimoniali.
Appare ormai ineludibile la necessità di passare al setaccio l’operato di questi otto mesi: sarà fondamentale accertare se e quali responsabilità gravino sugli atti firmati durante la paralisi del CdA, così come diventa necessario che le istituzioni locali non esitino a investire formalmente gli organi competenti qualora la Regione Abruzzo dovesse persistere nel suo silenzio.
L’ordine del giorno approdato in aula definisce questa situazione “istituzionalmente inaccettabile”, denunciando una gestione che mina i principi fondamentali di trasparenza, imparzialità e collegialità dell’azione amministrativa. Il documento impegna il sindaco e la giunta comunale a intervenire con urgenza presso la Regione per ottenere la ricostituzione immediata del CdA.
Una battaglia che non riguarda soltanto assetti di potere o equilibri politici, ma la tenuta stessa dei servizi socio-assistenziali, dalla tutela dei minori al sostegno alle famiglie e alle persone non autosufficienti. Servizi oggi messi seriamente a rischio da una catena di omissioni, silenzi e leggerezze che rappresentano un grave fallimento istituzionale, di cui qualcuno dovrà inevitabilmente rispondere.



