E pensare che c'era il pensieroHomeIn Evidenza

ALLA VIGILIA DELLA PIAZZA: I BUCANIERI DELLA VALLE PELIGNA E LA RESA DEI CONTI CON LA STORIA

di Claudio Lattanzio

Alla vigilia della manifestazione sulla crisi occupazionale ed economica che domani porterà cittadini, lavoratori e associazioni in piazza a Sulmona, una domanda aleggia più forte delle altre: come si è arrivati fin qui? La risposta non è semplice, ma la metafora dei “bucanieri” della Valle Peligna aiuta a leggere, senza ipocrisie, un declino che non è più possibile fingere di non vedere.

Nel XVII e XVIII secolo i bucanieri solcavano i mari dei Caraibi con una patente di corsa, coperti da interessi politici che legittimavano il saccheggio. Non pirati allo scoperto, ma figure ambigue, protette, funzionali a un sistema di potere più grande. È da qui che nasce il parallelismo con il presente: oggi la pirateria non usa sciabole e galeoni, ma assume forme moderne, silenziose, spesso istituzionali. E, simbolicamente, la base operativa sembra essersi spostata proprio nel cuore della Valle Peligna.

Questa vallata è diventata negli anni uno degli emblemi del declino industriale, sociale ed economico non solo dell’Abruzzo interno, ma dell’intero Mezzogiorno. Fabbriche chiuse, servizi ridotti, sanità impoverita, giovani costretti ad andare via. Un lento svuotamento che non può essere liquidato come destino cinico e baro. Se il declino è così evidente, qualcuno ne porta la responsabilità.

Non pirati, non bucanieri in senso storico, ma “filibustieri”: figure scaltre, spregiudicate, affariste, capaci di muoversi senza scrupoli tra potere, incarichi e promesse. È a questa categoria che, nel duro atto d’accusa che attraversa il territorio, vengono associati molti amministratori e rappresentanti politici che si sono succeduti negli ultimi quindici o vent’anni. Una classe dirigente che, anziché costruire sviluppo, avrebbe contribuito a saccheggiare risorse, occasioni e futuro, spesso con la complicità di chi avrebbe dovuto controllare e invece ha taciuto.

Domani la piazza non sarà solo un luogo di protesta, ma un banco di prova collettivo. Perché se è vero che alla Valle Peligna sono già state sottratte speranze, lavoro e prospettive, c’è un limite che non può essere superato: la dignità. Ed è proprio da qui che passa il senso più profondo della mobilitazione.

Ai politici del passato e del presente non si chiede più propaganda né passerelle, ma un atto di verità: ammettere i fallimenti, assumersi le responsabilità, cambiare rotta. Se questo non accadrà, allora il parallelo storico diventerà inevitabile e impietoso: o si condannano insieme i pirati di ieri e quelli di oggi, oppure si rischia di assolvere i primi e normalizzare i secondi.

La Valle Peligna non chiede privilegi. Chiede rispetto. E domani, in piazza, proverà a ricordarlo a tutti.

2 commenti riguardo “ALLA VIGILIA DELLA PIAZZA: I BUCANIERI DELLA VALLE PELIGNA E LA RESA DEI CONTI CON LA STORIA

  • Premesso il centro fatto da Lattanzio, sono ansioso di vedere la risposta della città, quasi sempre abulica rispetto a ciò che il territorio ha subito, tant’è che…..

    Risposta
  • La città pensa a fare il Pon alumni tra la memoria e la nostalgia; ghetto per benestanti che alza muri con i comunistini ricchi e con i signorini che non conoscono le difficoltà della gente povera che ha offerto lavoro senza mai avere privilegi.
    La città vive di maschere che domani non ci saranno preferiscono le adunate nei recinti da dove foraggiano i politicanti che ci hanno portato a questo punto . Domani i privilegiati resteranno nascosti perché stanno bene così . Purché possano continuare a battersi le mani.
    Domani è un’altra roba. Ci sarà la gente, quella vera.

    2
    2
    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *