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CARCERE, TERZA AGGRESSIONE IN POCHI MESI: AGENTE FERITO DA UN DETENUTO RECIDIVO

Non è più una questione di “se”, ma di “quando”. Nel carcere di massima sicurezza di Sulmona la violenza sembra essere diventata un appuntamento fisso, scandito da una prevedibilità che lascia l’amaro in bocca. L’ultimo episodio, avvenuto nelle scorse ore, vede come vittima un agente di appena 25 anni, finito al pronto soccorso per mano di un detenuto che, negli ultimi mesi, ha trasformato la struttura in un ring personale.

La dinamica: il pretesto del campo sportivo

Tutto è nato da un banale, quanto doveroso, richiamo al regolamento. L’agente ha negato al recluso, un ventitreenne già noto alle cronache interne, l’accesso al campo sportivo oltre l’orario consentito. La risposta non è stata verbale: il poliziotto è stato investito da una raffica di schiaffi e da una ginocchiata in pieno petto. Soccorso dai colleghi e trasportato in ambulanza all’ospedale cittadino, il giovane agente è ora sotto osservazione; fortunatamente le sue condizioni non sono gravi, ma lo shock resta.

Un curriculum di violenza senza conseguenze

Ciò che desta maggiore indignazione non è solo l’episodio in sé, ma il profilo dell’aggressore. Il detenuto in questione è un “recidivo della violenza”:

  • Luglio scorso: aveva tentato di strangolare un poliziotto.

  • Giorni scorsi: durante una rivolta, aveva colpito un altro agente con un calcio al petto.

Nonostante questo curriculum di aggressioni sistematiche, il trasferimento in un’altra struttura — misura che appare logica per ragioni di sicurezza e ordine — non è ancora arrivato.

L’urlo del sindacato: “Provvedimenti subito”

Sulla vicenda è intervenuto con durezza Mauro Nardella, rappresentante sindacale, che da tempo denuncia il clima di insicurezza che si respira tra le mura del penitenziario. Nardella punta il dito contro l’immobilismo burocratico: come può un detenuto così palesemente ostile continuare a gravitare nello stesso reparto senza che vengano presi provvedimenti esemplari?

La domanda che circola tra i corridoi del carcere di Sulmona è semplice: quanto ancora dovrà rischiare il personale di polizia penitenziaria prima che l’amministrazione decida di intervenire su soggetti che hanno eletto la violenza a unico codice di comunicazione?

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