BILANCIO REGIONE, TREGUA NELLA NOTTE: INTESA TRA VELENI E TAGLI
Una lunga giornata di trincea, tra accuse incrociate e conti in rosso, si avvia verso una chiusura lampo. Nonostante il clima infuocato nell’aula dell’Aquila, maggioranza di centrodestra e opposizioni del “campo largo” avrebbero siglato un patto per approvare Bilancio e Finanziaria entro la notte, scongiurando il rinvio dei lavori a domani.
Una manovra “blindata” dal deficit sanitario
Il paradosso del Consiglio regionale è tutto qui: da una parte le urla dell’opposizione, che parla apertamente di “fallimento amministrativo e politico” della giunta Marsilio; dall’altra la necessità condivisa di non paralizzare l’ente.
Il documento contabile approdato in aula è stato definito dagli stessi addetti ai lavori come un bilancio “lacrime e sangue”. Il pesante buco della sanità regionale ha infatti prosciugato le risorse per lo sviluppo, costringendo il Presidente Marco Marsilio e il Presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri a una mediazione serrata per trovare margini di manovra minimi.
I numeri dell’accordo
Per sbloccare lo stallo, la maggioranza ha messo sul tavolo alcune concessioni chiave:
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6 milioni di euro: destinati a un emendamento per rifinanziare leggi regionali su sociale e sanità (fondamentali i fondi per il sostegno ai malati oncologici).
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10 milioni di euro: una “promessa” di finanziamento per le priorità dei primi mesi del 2025, legata al possibile minor accantonamento del debito sanitario.
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Il nodo “Legge Mancia”: Resta sul tavolo l’ipotesi di inserire circa 10 milioni di euro per i contributi discrezionali ai singoli consiglieri, un tema sempre divisivo ma utile a oliare i meccanismi del consenso in aula.
Lo sguardo a Roma
La difesa del centrodestra si poggia su una speranza che arriva dalla Capitale. Si attendono infatti gli effetti positivi di un emendamento inserito nella Legge di Stabilità nazionale, che dovrebbe essere approvata nelle prossime ore e che potrebbe alleggerire il peso degli accantonamenti sanitari imposti alla Regione Abruzzo.
Mentre fuori dal Palazzo la tensione politica resta altissima, dentro le mura del Consiglio la “realpolitik” sembra aver avuto la meglio: si chiude subito per evitare l’esercizio provvisorio, rimandando la battaglia elettorale a una giornata più serena dei conti pubblici.







