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VALLE PELIGNA, L’EPICENTRO DELLA TEMPESTA: IL 2025 SI CHIUDE TRA FABBRICHE IN BILICO E SARACINESCHE ABBASSATE

Se l’Abruzzo intero trema sotto i colpi di una crisi industriale senza precedenti, è nella Valle Peligna che il terremoto economico sembra aver colpito con più violenza. Quello che un tempo era un cuore produttivo strategico, oggi si ritrova a essere l’emblema di un declino che non risparmia nessun settore: dall’automotive ai servizi, fino alla grande distribuzione.

Mentre il 2025 volge al termine, il bollettino di guerra per il territorio di Sulmona e dintorni parla chiaro: non è più solo una questione di singoli posti di lavoro, ma della tenuta stessa del tessuto sociale di un’intera area.


Il deserto dell’Automotive: Marelli e Sodecia

Il futuro della Valle Peligna passa inevitabilmente per le linee di montaggio, ma le notizie che arrivano dagli stabilimenti sono cariche di incertezza. Alla Marelli di Sulmona, i 444 addetti vivono in uno stato di stallo perenne. Legata a doppio filo al destino di Stellantis e dello stabilimento di Atessa (che ha perso quasi un quarto della produzione in un anno), la Marelli continua a ricorrere ai contratti di solidarietà. Gli operai guardano con ansia all’inizio del 2026, quando il nuovo piano industriale dovrà svelare se Sulmona resterà centrale o se le commesse prenderanno la via dell’estero.

Ancora più drammatica la situazione alla Sodecia di Raiano. Qui il colpo di grazia sembrava già servito con la decisione della proprietà di trasferire tutto a Chivasso. Per ora i 39 dipendenti hanno ottenuto il blocco dei licenziamenti, ma si tratta di una tregua fragile: a metà gennaio il tavolo di confronto si riaprirà e il rischio che i cancelli si chiudano definitivamente è altissimo.

Terziario e Commercio: i casi 3G e Coop

Non va meglio fuori dalle fabbriche. A Sulmona, il call center 3G rappresenta un altro nervo scoperto. Con circa 200 lavoratori, l’azienda naviga a vista: la perdita di commesse storiche è stata solo parzialmente tamponata da nuovi incarichi che, però, non offrono garanzie di stabilità a lungo termine.

A dare il colpo di grazia al morale del territorio è arrivata la crisi della grande distribuzione. La chiusura annunciata dei punti vendita Coop tra Sulmona e Celano ha trasformato il Natale in un periodo di scioperi e sit-in. Sono 45 i lavoratori coinvolti che, da un giorno all’altro, hanno visto svanire la propria sicurezza lavorativa, denunciando tagli inaspettati che svuotano ulteriormente i centri urbani della Valle.


Un effetto domino regionale

La crisi peligna non è un isolato caso di sfortuna, ma la manifestazione locale di un “effetto domino” che sta travolgendo tutto l’Abruzzo:

  • Nel Chietino: La Pierburg di Lanciano (135 addetti) è in agitazione perché la casa madre vuole abbandonare l’automotive per la difesa, mentre la crisi di Stellantis ad Atessa continua a drenare occupazione con 600 uscite volontarie.

  • Nella Marsica: La LFoundry di Avezzano (1.300 dipendenti) resterà in cassa integrazione fino al 2027, mentre la Micron ha già avviato i licenziamenti collettivi per 14 ricercatori.

  • Nell’Aquilano: Il fallimento del polo d’eccellenza Dante Labs e la chiusura della Aura (riciclo tech) lasciano decine di famiglie senza stipendio e senza ammortizzatori sociali.

Senza interventi strutturali immediati, il rischio è che il 2026 diventi l’anno della definitiva desertificazione industriale per l’intero Centro Abruzzo.

Un commento su “VALLE PELIGNA, L’EPICENTRO DELLA TEMPESTA: IL 2025 SI CHIUDE TRA FABBRICHE IN BILICO E SARACINESCHE ABBASSATE

  • Ormai è più di un declino e con uno dei peggiori governatore di regione e compagnia bella, non si può che aspettare il peggio.
    L’unico intervento sarebbe le riforme del lavoro, pensione e tasse ma soprattutto la politica non ce la fa’ più.

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