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NATALE. QUANDO I FIGLI DECIDONO DI INTERROMPERE OGNI RAPPORTO CON I GENITORI

di Sara Zambotti*
ROMA – Come prima cosa moltissimi auguri di Buon Natale. Che ĆØ da sempre osservato, spacchettato e decostruito dall’antropologia che ne studia i significati spirituali, quelli simbolici e l’intreccio economico che spinge i consumi in questo frangente. Se volete provare a capire meglio perchĆ© vi sentite in dovere di ricambiare il dono di un lontano cugino, ĆØ il momento di cercare online la Teoria del dono di Marcel Mauss, un grande classico antropologico, ancora estremamente utile per capire perchĆ© spesso nel dono natalizio ci sentiamo posseduti da meccanismi e aspettative sociali.
Vorrei però raccontarvi un aspetto di questo Natale che non riguarda tanto l’incontro ritualizzato con parenti lontani ma piuttosto il collasso delle relazioni più strette che anche ĆØ diventato oggetto di cronaca giornalistica. Il quotidianoĀ La RepubblicaĀ ne dĆ  notizia in questi giorni citando l’hashtag ā€œNo contactā€, ovvero la scelta di quei figli che decidono di interrompere i rapporti con i genitori mantenendo la distanza anche a Natale, momento per eccellenza di celebrazione del legame familiare. L’articolo arriva alla fine di un anno in cui il tema ĆØ emerso più volte in alcune opere culturali di successo, tra cui lo splendido libro vincitore del Premio Strega,Ā L’Anniversario di Andrea Bajani, che racconta di un figlio che chiude radicalmente i rapporti con la coppia dei genitori per interrompere un legame oppressivo e l’ultimo film di Jim Jarmush, vincitore del Leone d’Oro a Cannes,Ā Father Mother Sister Brother, che di nuovo si avvicina al tema.
Intorno a tutte e tutti noi esistono storie cosƬ, storie di figli che rompono i legami con i genitori. Sono storie spesso dolorose, molto. Ho pensato a tutto questo per vicende personali e per la lettura del libro di Andrea Bajani. Nella nostra societĆ  esistono molti dispositivi giuridici per regolare la fine di relazioni strette: la giustizia ci tutela nelle separazioni da mariti/mogli; tuttavia, non ĆØ prevista la libera cessazione del legame di sangue. La giurisprudenza prevede la fine di rapporti presumibilmente nati da una scelta libera ma non contempla che si possano annullare quelli che non scegliamo ma a cui ci capita di appartenere. Non ci avevo mai pensato. Nasciamo dipendenti dai genitori, questa dipendenza genera claustrofobia nell’adolescenza quando, come ci racconta l’antropologia, ogni comunitĆ  prevede un proprio rituale per sancire il passaggio all’adultitĆ  tramite il distacco dal nucleo in cui siamo cresciuti. Questo distacco però ĆØ tollerato se temporalmente limitato, esiste un momento in cui si ritorna per accudire da figli quei genitori che ci hanno regalato la vita.
Il fenomeno No Contact (dal nome di un hashtag usato sui social per condividere storie di questo tipo) racconta la scelta di chi non accetta l’ovvietĆ  di rapporti che generano sofferenza. Sono scelte che portano con sĆ© sensi di colpa e, tendenzialmente, riprovazione sociale. Come sempre, la posizione dell’antropologia suggerisce di non giudicare in modo immediato ma di soffermarsi sull’indignazione come sintomo culturale. Dove c’ĆØ indignazione ci sono spesso molte cose date per ovvie e sappiamo che ogni ovvietĆ , cosƬ come ogni senso di naturalezza, sono il risultato di convenzioni radicate. Ci sono molti temi in queste storie e ognuna merita uno sguardo privilegiato. In questo Natale 2025 c’ĆØ stata sicuramente un’eccezionalitĆ  generazionale, come ci racconta Alba Bonetti nel suoĀ Un Cerchio di Ciliegie,Ā comfort book per chi accudisce persone anziane. I figli di oggi sono la prima generazione a confrontarsi con la presenza di genitori che vivono cosƬ a lungo, una generazione di figli impoveriti dalla crisi economica che, nell’assenza di soluzioni collettive, si trovano responsabili di genitori anziani per molto tempo. Si chiamano, vi chiamate,Ā caregivers e sono per lo più familiari stretti, visto che le case di riposo accolgono solo una minoranza degli anziani che richiedono accudimento. Se, come spiega Bonetti, quando siamo genitori possiamo attingere a una memoria dell’infanzia e della crescita per relazionarci con i figli, non abbiamo invece nessuna esperienza dell’invecchiamento che ci permetta di capire cosa stanno vivendo i nostri cari anziani. Anche questa ĆØ una storia dei figli di oggi. In questi giorni di ricongiungimenti natalizi siamo in relazione con tutto questo, abbiamo parenti anziani, figli che decidono di esserci e altri che non ci saranno per scelta, la demografia ci dice che ci saranno meno bambini di un tempo ma sicuramente ci sarĆ  quel cugino a cui avrete preso un regalo un poco a caso ma andava preso. Se può esservi di sollievo pensate che la qualitĆ  di tutto questo non dipende solo da voi ma ĆØ, ĆØ il caso di dirlo, davvero un dato antropologico di una societĆ  che, fortunatamente, non smette mai di cambiare e rimescolare le carte di quello che ci sembra ovvio.Ā Abbiamo cura della presenza cosƬ come dell’assenza. Auguri di cuore.
*Editorialista “Avvenire”Ā 

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