IL PERDONO, CARO VESCOVO, IL PERDONO! SENNÓ CRISTO É MORTO INUTILMENTE…
di Luigi liberatore
“Eli, Eli, lemà sabctàni”! Pure Gesù sulla croce dovette provare senso di angoscia e dolore se, rivolgendosi al Padre eterno, elevò il suo grido umano di chi si sente solo e dimenticato: “Dio, Dio, perché mi hai abbandonato”? Salmo 22, versetto 2. La lettera aperta pubblicata sui social da don Daniel Cardenas e indirizzata al vescovo di Sulmona, Michele Fusco, apre una voragine nel cuore dei cristiani e anche nelle anime dei non credenti come me. Don Daniel, ex parroco di Rivisondoli, una notte di quasi due anni fa andò fuori strada con la sua auto in preda al delirio di sostanze stupefacenti. Così dicono i verbali dell’epoca, tanto riportano gli esiti giudiziari per cui il prete finirà a processo per guida in stato di ebbrezza. Non ci interessa la faccenda molto terrena e molto comune, ci crea più di una tensione spirituale, invece, la circostanza che l’ex parroco di Rivisondoli sia stato sospeso dalle funzioni, mandato quasi in esilio a Roseto degli Abruzzi, e, forse, lasciato nel silenzio da quasi due anni. Gronda tristezza la lettera dell’ex parroco di Rivisondoli che chiede, in fondo, al suo Vescovo perdono facendo intendere che nessun padre abbandona il proprio figlio. Soprattutto se abbia peccato. Non mi addentro nel pericoloso recinto di peccati e peccatori, mi limito a restarne fuori e a prendere su di me pure offese e ingiurie se adesso dico che don Daniel Cardenas va perdonato, riacciuffato e reinserito nel sentiero da lui scelto ma non tradito. A difenderlo nelle aule giudiziarie ci penseranno gli avvocati, ma al di fuori delle catene delle leggi umane ci sono motivi cristiani per cui l’uomo non va crocifisso sennò viene vanificato il sacrificio di Gesù cristo. Il vescovo di Sulmona, Michele Fusco, non può restare inerte rispetto al perdono chiesto da un suo prete, da un suo sottomesso gerarchico, altrimenti viene meno ad un principio di solidarietà umana prima che cristiano. I preti sono dei soldati, stanno al fronte, vivono una vita di sacrifici e soprattutto di solitudine contro cui ci si trova a combattere quotidianamente. Nelle chiese, in quei silenzi rotti solamente dai riti comunitari e festaioli, regna il più grande nemico dei parroci, proprio la solitudine che è capace di rompere e corrompere ogni difesa umana. Io non so pregare, tuttavia rivolgo al vescovo di Sulmona, Michele Fusco, la preghiera di assolvere don Daniel perché Cristo gli ha dato questa facoltà, altrimenti non sarebbe finito in croce.




Il perdono non ha di certo mai funzionato ma terapia e comunità sì.
Le religioni e le loro varie interpretazioni si fanno solo male.
Sono perfettamente d’accordo con il giornalista. Il Pastore va a ritrovare la pecorella smarrita. Il vangelo andrebbe applicato su tutti i casi e comunque il perdono è l’insegnamento più forte che c’è .