URNE VUOTE E REALTA’ DA CONTE UGOLINO: “LA BOCCA SOLLEVO’ DAL FIERO PASTO”
di Giosafat Capulli
L’AQUILA – Riflettere sulla realtà e guardarla con occhi puliti, senza ideologismi mentali, ma con idealità, è esercizio sempre più difficile per molti. E lo è per troppi politici, affannati quotidianamente a proporre la loro immagine sui social. Immagini luminose della loro vita, lontane dalle difficoltà sociali e umane che in troppi vivono nella realtà. Nell’era dei social sembra che l’immagine sia tutto, ma così non è. La prova certa di quel che affermo è nelle urne vuote, che stanno consegnando a odiatori seriali e falsificatori sociali le sorti di città, di regioni e dell’intera Nazione. Qualche esempio. Quando compare l’immagine di un assessore che inneggia a produzioni agricole, dimentica di dire che a lavorare i nostri campi e ad accudire i nostri armenti sono quegli extracomunitari che si indicano al popolo come portatori di ogni male. Questo esempio dovrebbe far intendere ad ogni essere pensante che la realtà è ben diversa dal racconto da “prodotto finito” a scopo elettorale. E le difficoltà per curarsi? Anche qui le liste d’attesa per qualsiasi tipo di analisi medica si allungano, gli operatori sanitari a tutti i livelli sono sempre di meno e costretti a turni disumani, e però per chi governa a vari livelli, acquistare una nuova ambulanza in un parco macchine da sfascio, diventa motivo di giubilo elettoralistico. E giù foto di autocelebrazione. Chi frequenta le associazioni umanitarie cittadine, si rende conto al primo sguardo che sono sempre di più coloro che non arrivano a fine mese. E se si pubblicano foto di persone in fila per il pane quotidiano, c’è sempre qualcuno che ti indica come sfascista in un mondo (il loro), ideale, grasso, ricco, rubicondo, luccicante, perfetto. Non tutta la politica è cieca. Ma se non si torna ad un bagno di realismo, le urne saranno sempre più vuote e il nostro mondo finirà irrimediabilmente in mano a nomenclature di pochi intimi che pasteggeranno con la famelica voluttà incisa da Dante per il conte Ugolino: “La bocca sollevò dal fiero pasto”.




