QUANDO CASTELLI ERA UN LUOGO DI ARRIVO E REMO BRINDISI VI TROVAVA ISPIRAZIONE
Arrivavano artisti veri, grandi nomi, perchĆ© qui trovavano sapere, mani esperte, forni accesi e una tradizione viva, capace di dialogare con il presente. Castelli non era solo memoria: era laboratorio, rischio, visione. Era un posto dove lāarte succedeva davvero.
Tra questi artisti cāera Remo Brindisi, che presso la SCC di Castelli realizza questa straordinaria MaterinitĆ pastorale, una serigrafia su ceramica che non ĆØ decorazione, ma pensiero tradotto in materia.
I pastorali di Brindisi non sono folclore.
Sono segni arcaici, quasi totemici, figure sospese che custodiscono e proteggono. I volti dei bambini, ridotti a icone essenziali, dialogano con gli animali in un equilibrio antico, dove lāuomo non domina ma appartiene. Ć una scena di quiete assoluta, e proprio per questo potentissima.
I colori sono il vero miracolo:
bianchi lattiginosi che sembrano respirare, neri netti come incisioni, gialli che fendono la superficie, rossi e aranci caldi come terra scaldata dal sole. Tutto ĆØ movimento, ma nulla ĆØ caos. La ceramica diventa pittura, la pittura diventa materia viva, trattenendo il gesto dellāartista e quello del ceramista.
Sul retro lāopera parla chiaro: āMaterinitĆ pastoraleā, ceramica realizzata in 20 esemplari. Non un prodotto seriale qualsiasi, ma un multiplo consapevole, controllato, voluto.
E qui il discorso si fa più profondo.
Il multiplo, per Brindisi, ĆØ anche un atto politico.
Ć una presa di posizione contro lāarte come privilegio, contro lāunicitĆ feticistica che esclude invece di includere. Ć lāidea che la bellezza debba circolare, che lāarte non debba restare confinata nei musei o nei caveau, ma entrare nelle case, nel quotidiano, nello sguardo di moltissimi. Non ĆØ una rinuncia, non ĆØ un abbassamento: ĆØ responsabilitĆ . Ć arte che sceglie di parlare a molti, senza perdere un grammo di profonditĆ o di forza poetca.
Questa ceramica è quindi molto più di un oggetto riuscito.
Ć un gesto civile: unisce tradizione artigiana, ricerca contemporanea e accessibilitĆ . Racconta un tempo in cui Castelli sapeva accogliere il nuovo, mettere il proprio sapere al servizio dellāarte vera, senza paura di sporcarsi le mani.
E qui la nota polemica ĆØ inevitabile.
Oggi si parla spesso di Castelli come di unāetichetta, di una gloria passata da difendere a parole. Ma Castelli ĆØ stata grande quando ha saputo fare, non quando si ĆØ limitata a ricordare. Quando ha chiamato artisti come Brindisi a lavorare lāargilla, a sperimentare, a portare lāarte fuori dai recinti.
Questa Materinità pastorale resta lì, in silenzio, ma dice tutto:
la bellezza non nasce dalla nostalgia.
Nasce dallāincontro.




