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LA MANGIATOIA PER BARCONE E IL MARE COME CROCE? NON E’ QUESTO IL MESSAGGIO DI GESU’

di Maurizio De Giovanni
Centosedici morti.
Ricevo auguri, ne faccio. Ricambio baci, abbracci.
Centosedici morti.
Scarto regali, sorrido, apro pacchi e sorrido ancora.
Centosedici morti.
Mangio, rimangio e mangio ancora. Tutto buono, tutto gustosissimo. Penso a quanto cibo avanzerĆ , e a quanto ne finirĆ  nella spazzatura.
Centosedici morti.
Guardo l’albero, le luci, il presepe. Tutto luccica, tutto splende.
Centosedici morti.
Ascolto le parole in TV, pace, amore, serenitĆ . Vogliatevi bene, vogliamoci bene.
Centosedici morti.
Una poltrona per due, la vita ĆØ meravigliosa, grinch, miracoli sulla trentaquattresima strada, amori splendidi e baci e lieti fini che scorrono sugli schermi senza interruzione.
Centosedici morti.
Mangiamo dai tuoi, mangiamo dai miei, mamme e suocere e sorelle e zie che cucinano, mamma mia, dopo le feste non mangio mai più.
Centosedici morti.
Non riesco a staccarmi da questo. Centosedici morti. Centosedici storie di disperazione, di fuga, di speranza, di illusione e di morte. Centosedici ultimi respiri di acqua gelida, e poi di buio eterno. Centosedici donne, bambini, uomini che volevano provare a entrare in questo nostro Natale di luce e di cibo e di alberi e presepi, anche da lontano, anche solo dietro un vetro.
Centosedici morti. Nel nostro mare, lo stesso dove faremo il bagno quest’estate, in attesa del prossimo Natale di cibo e luci e abbracci e baci.
Centosedici morti, un solo sopravvissuto. Per far vedere che si poteva, che in fondo il destino non era segnato. Che ironia. Che disonesto, il destino. Centosedici morti.

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