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LA PSICOLOGA FEDERICA DE NUNZIO: “IL LATO EMOTIVO DEL NATALE DI CUI SI PARLA POCO”

di Federica De Nunzio, psicologa e psicoterapeuta
L’AQUILA – Il Natale viene spesso raccontato come il tempo della famiglia, del calore e del ritorno a casa. Un periodo in
cui ci si dovrebbe sentire accolti, sereni, uniti. Eppure, per molte persone, le feste rappresentano una fase emotivamente complessa, talvolta faticosa.
Esiste infatti una solitudine che non dipende dall’essere fisicamente soli, ma dal non sentirsi visti, ascoltati o riconosciuti, anche quando si ĆØ seduti a tavola con i propri familiari. ƈ la cosiddetta solitudine emotiva, che
può emergere con particolare intensità proprio durante il Natale, quando le aspettative aumentano e il tempo
condiviso si allunga.
Per diversi adulti, tornare nella famiglia d’origine significa riattivare dinamiche antiche: ruoli rigidi, silenzi,
conflitti mai affrontati, la sensazione di dover essere ā€œcome si ĆØ sempre statiā€, anche se nel frattempo si ĆØ
cambiati. Non tutte le famiglie riescono a essere un luogo emotivamente sicuro, e questo non implica
necessariamente colpe o intenzioni negative, ma può lasciare un senso di estraneità difficile da spiegare. Il
periodo natalizio amplifica ciò che già esiste: distanze relazionali, bisogni emotivi non ascoltati, ferite
rimaste aperte. Per questo non ĆØ raro sperimentare tristezza, irritabilitĆ  o stanchezza emotiva senza un motivo
apparente.
Riconoscere questa fatica non significa rifiutare la famiglia nĆ© essere ingrati, ma uscire da un’idealizzazione
che spesso impedisce di ascoltare ciò che si prova davvero. A volte la solitudine è un messaggio: segnala il
bisogno di confini più chiari, di relazioni più autentiche, o semplicemente di maggiore cura verso se stessi.
Il Natale non è sempre il luogo in cui si guarisce, ma può diventare quello in cui si prende consapevolezza.
E dare un nome a ciò che si sente è già un primo passo per non attraversarlo in silenzio.
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