ANIMALISTI, AMBIENTALISTI E ESIBIZIONISTI!
di Luigi Liberatore
Ogni redazione giornalistica nasconde la sua pecora nera, cioè la sua scheggia impazzita che ogni tanto appare e poi scompare. Cioè la voce di cui vantarsi o vergognarsi, tollerata e spesso disprezzata come quelle unità lavorative che ogni pubblica amministrazione è obbligata a tenere ope legis ma delle quali in tante circostanze farebbe a meno. Mi ritengo tale per Reteabruzzo al cui editore, tuttavia, riconosco coraggio per tenermi e che non mi fa sentire un fardello rispetto ai suoi obiettivi anche se riconosco di rappresentare un inciampo. Provo a rubargli la pax natalizia. Ho letto in questi giorni un paio di notizie che almeno per la mia coscienza critica vanno rimesse in carreggiata. Una, il reiterato annuncio che Franz Renzo Di Cioccio non terrà più esibizioni in Abruzzo fintanto che la Regione non cambierà la normativa sul ricovero dei cani, con l’invito ad adottare ogni forma di tutela affinché il benessere degli animali venga riconosciuto interesse supremo e contenuto in una specie di codice Hammurabi. Di Cioccio fa da supporto al movimentismo animalista sulmonese che esige il ritorno nel capoluogo peligno dei cani che il Comune di Sulmona tiene per il momento in un ricovero privato. Due, il blitz degli ambientalisti nel cantiere della SNAM a Sulmona dove sono andati per irridere la società che aveva fatto innalzare un abete come simbolo del Natale. Blitz conventicolo come se Case Pente, la località dove è in fase di realizzazione una centrale di compressione a servizio di un gasdotto di interesse nazionale, sia il roveto ardente del monte Sinai ma sotto la giurisdizione di Mario Pizzola. Bene. Per quanto riguarda la “minaccia” di Franz Renzo Di Cioccio mi va di poter dire che l’Abruzzo non perderà Shostakovich, e che in Regione, giusto per replicare nel merito della questione, stanno meglio i cani che gli operai. I primi possono godere di attenzioni non concesse a padri di famiglia che stanno, invece, perdendo posto di lavoro e dignità umana senza poter contare
su un portavoce musicale di spessore. Snam e Case Pente? Beh, le cose davvero serie della città di Sulmona, o della Valle peligna se volete, sono rappresentate dalla caduta verticale della occupazione, dalle crisi nelle piccole e medie aziende, dal moribondo procedere della politica e dalla fuga dei giovani da un territorio dove purtroppo si trastullano su un corpo marcescente animalisti, ambientalisti ed esibizionisti…




a volte si perde la rara occasione di.. tacere… animalisti ambientalisti esibizionisti… e aggiungerei giornalisti
Come non essere d’accordo con il dottor Liberatore?
Il mondo si è capovolto:
Prima gli animali e poi gli umani.
Avvilente.
Meditiamo…
Ecco, Gentile Signora,
si occupi di umani, ma scommetto che non fa’ neanche quello.
Evidentemente non l’hanno toccata le immagini di sofferenza e maltrattamenti trasmesse dalla Rai e che sicuramente non rappresentano buona parte dell’ Abruzzo e degli abruzzesi.
Al di là dell’ etica, condivisibile oppure no, ci sono le leggi e vanno rispettate.
Di certo non è tutta colpa loro ma per fortuna che c’è qualcuno che si preoccupa giustamente di ambiente e i suoi abitanti, inclusi giornalisti, politici e amministratori.
Onestà e volontà mancano assai in Valle Peligna e dintorni.
Imbarazzante. Leggete qui il perché:
https://www.facebook.com/share/p/1EhAVEG2L9/
“moribondo procedere della politica” al quale si contrappone la testardaggine dell’ ultimo antipolico-politico che ha fatto della disobbedienza civile l’ arma non spuntata che mai i peligni osano usare.
In questa valle definita in “decomposizione” ma che più calzatamente bisognerebbe definire in “putrefazione” Mario Pizzola è l’unico segno di vitalità.
Colpisce che, a dare dell’esibizionista ad altri, sia la stessa persona che apre l’articolo scegliendo di parlare di sé in terza persona, come se fosse un personaggio degno di una voce enciclopedica o di una narrazione epica. Una scelta curiosa, se non apertamente ridicola, soprattutto quando serve ad autoproclamarsi “pecora nera” e paladino di una certa informazione non meglio precisata. Quale informazione, esattamente? Quella che guarda con fastidio qualunque forma di impegno civico che non coincida con il proprio sdegno selettivo?
L’impressione è che il pezzo faccia largo uso di riferimenti colti a gettone — codice di Hammurabi, Šostakovič, ope legis — agitati come talismani per accreditarsi culturalmente. Il risultato, però, è l’opposto: citazioni buttate lì, fuori contesto, che non rafforzano l’argomentazione ma la appesantiscono, come un vestito elegante indossato senza sapere dove siano le maniche. La metafora del Monte Sinai, poi, meriterebbe un capitolo a parte: patetica, enfatica, sproporzionata, e soprattutto inutile. Case Pente non è un luogo sacro, ma neppure il bersaglio di una caricatura biblica scritta per fare il verso agli altri.
Il cuore dell’articolo, però, è il solito, stanco benaltrismo: c’è sempre “ben altro” di cui occuparsi. Se qualcuno si mobilita per i cani, allora ignora i lavoratori; se protesta contro un’opera, allora volta le spalle ai giovani che emigrano; se difende qualcuno, allora toglie attenzione a qualcun altro. È una logica tossica, che non costruisce nulla e serve solo a delegittimare chi si muove. Come se l’impegno civile fosse una coperta troppo corta e non, invece, una pratica che cresce proprio aggregando, coinvolgendo, facendo comunità.
La “marcescenza” evocata dall’autore non si combatte con il sarcasmo da tastiera né con editoriali scritti di pancia tra un avanzo natalizio e l’altro. Si combatte esattamente con ciò che tanto infastidisce: cittadini che si organizzano, che scendono in piazza, che scelgono una battaglia — ciascuno la propria, se permette — e fanno sentire la loro voce per migliorare le cose. Questo è ossigeno per un territorio, non decomposizione.
Quanto a Franz Di Cioccio (citato con il nome anagrafico per l’occasione) in un mondo governato da like, cachet e algoritmi, un musicista che rinuncia a piazze e consensi per una causa fa notizia eccome. Sminuirlo perché “non è Šostakovič” non è una critica arguta, è solo una posa. E rivela più frustrazione e aridità in chi la pronuncia che limiti in chi si espone.
Infine, una domanda semplice, visto che tanto si evocano i padri di famiglia e la loro dignità calpestata: perché l’autore non scende in piazza per loro? Perché non organizza, non guida, non si espone, invece di usare le loro difficoltà come clava retorica contro chi ha scelto un’altra causa? Il benaltrismo è comodo: non richiede azione, solo disprezzo.
E quello, purtroppo, non salva né i cani, né i lavoratori, né le comunità.
Buon Natale a tutti.
Perché scrivi solo per te stesso?
Sei fortunato perché hai un giornale che ti fa scrivere.
Lei ha un evidente problema con i randagi (maltrattati e il cui mantenimento è pagato dai cittadini) e con chi difende l’ ambiente e che dovrebbe essere una priorità di ognuno di noi e non solo di una parte. Già in uno scorso grottesco articolo aveva messo in relazione i randagi con i bambini di Gaza, ora con l’ occupazione in valle peligna.Si può sempre candidare a Sindaco alle prossime elezioni così i cittadini potranno apprezzare le sue capacità per risolvere il problema occupazionale, ambientale e del randagismo.
si trastullano su un corpo marcescente animalisti ambientalisti e giornalisti esibizionisti…