FAMIGLIA NEL BOSCO. E BASTA…!
di Luigi Liberatore
Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Ho fatto ricorso a Cicerone, non per esigenze letterarie, perché nella lingua italiana di tutti i giorni non ho trovato espressione più adeguata per non finire nel linguaggio volgare. La storia, la conoscete. È quella che da giorni e giorni, dalla mattina sera, ci viene riversata dai nostri telegiornali per i quali paghiamo il canone televisivo in bolletta. Quella che narra la storia della famiglia straniera che dimora a Palmoli e dei cui respiri il Tg3 Abruzzo ci toglie il nostro dei respiri, col fornirci ad horas ogni scansione giudiziaria e perfino il rumore degli zoccoli di quel cavallo bianco che fa da sfondo alla “casa nel bosco”. Caro amico e insofferente lettore, so che come me e te ci sono tanti altri stufi di questa vicenda, non tanto per quei ragazzini mal tenuti da genitori vagabondi, quanto per le attenzioni morbose dei mass media che ne hanno fatto una ragione di loro sussistenza editoriale per angustiare, magari, le nostre giornate. Il Tg3 Abruzzo ad ogni edizione, con tanto di inviati di “guerra”, non ci lesina nulla, anche a ridosso di Natale tanto che ci fa rimanere il dubbio se la sacra famiglia sia questa di Palmoli e non più quella di Betlemme. Con il risvolto ulteriore di farci apparire i magistrati come persecutori in un contesto nel quale la misura delle espressioni e soprattutto il silenzio sarebbero le medicine migliori. Non sono il fautore del bavaglio, caro lettore, ma della stima e delle proporzioni degli interventi che in questa vicenda mi sembrano aver superato ogni argine. Sicché mi viene da dire: basta con questa storia perché ne abbiamo piene le tasche… Ai cancelli di molte fabbriche in odore di fallimento, non molto lontano da Palmoli, ardono i fuochi dei lavoratori in sciopero nelle cui dimore si consumano tragedie quotidiane. Altro che la casa nel bosco!



