Cultura

RIFLESSIONE DI BRUNO DANTE: SIAMO TUTTI MONTANARI!

CASTEL DEL MONTE – Nel 1700 l’Ambasciata del Portogallo a Roma organizzò uno sfarzoso ricevimento per i portoghesi residenti in cittĆ . Le formalitĆ  di accesso erano ridotte al minimo:
bastava dire ā€œsono portogheseā€. CosƬ tutti i romani diventarono ā€œportoghesiā€.
L’aneddoto si addice al caso dei comuni montani, ai quali il legislatore ha riservato
specifici finanziamenti. Per cui, allo scopo di sedere al tavolo dei commensali, più di
metĆ  dei comuni italiani sono diventati montani. Al ministro Calderoli, bergamasco
di nascita, questi ā€œportoghesi di montagnaā€, non andavano più a genio. Allora ha
preso le forbici e, con la Legge 231/2025, ha ridotto i comuni montani da 4201 a
2844, facendo strillare gli esclusi.
Che cos’è la montagna? Se lo chiediamo a Pierino, bambino di terza elementare, lui
ci risponderebbe: ā€œLa montagna ĆØ un grande rilievo di terra e di roccia che si alza
molto in alto sopra il livello del mare, solitamente oltre i 600 metri (dizionario
Zingarelli)ā€. Ed una volta appurato cos’è la montagna, bastava prendere a riferimento
l’altitudine dei comuni che, convenzionalmente, si misura nel punto in cui ĆØ ubicato il
municipio o la chiesa parrocchiale. Invece il nostro ministro ĆØ andato a complicarsi la
vita con la nomina di 6 esperti da affiancare al Dicastero per gli Affari Regionali. Fra
di essi c’è anche un dirigente della nostra regione che vive in cittĆ . Come tutti gli
altri, ovviamente. E dopo settimane di intenso lavoro, gli esperti hanno partorito i
criteri per la definizione dei comuni montani.
Con il primo criterio vengono considerati ā€œmontaniā€ i comuni che abbiano almeno il
25% del loro territorio sopra i 600 metri e/o il 30% con pendenza superiore al 20%.
In poche parole, un comune rivierasco che ha una piccola montagna alle spalle viene
considerato montano pur vivendo di pesca. Sono ben 2591 i comuni individuati con
queste caratteristiche. Il secondo criterio aggiunge a questi comuni quelli il cui
territorio ĆØ caratterizzato da un’altimetria media superiore ai 500 metri s.l.m., i quali
patiscono svantaggi paragonabili a quelli dei comuni individuati con il primo criterio.
In tal modo, altri 232 comuni si aggiungono ai primi. Con il terzo criterio, infine,
sono stati considerati montani tutti quei comuni il cui territorio ĆØ totalmente
intercluso da quelli considerati montani con i precedenti due criteri, a condizione che
abbiano un’altitudine media di 300 metri s,l,m. Sono solo 21 che, aggiunti ai
precedenti, vanno a formare il totale dei 2844.
Dunque, non saranno più 4201 i commensali che siederanno al tavolo per la
spartizione delle risorse economiche previste dalla Legge per la Montagna, ma
soltanto 2844. Con questo taglio il legislatore ha inteso interrompere la dispersione
delle risorse in territori non effettivamente montani, ma centrare la distribuzione con
maggiore oculatezza verso i comuni più bisognosi.

Al convegno nazionale dell’UNCEM, tenutosi a L’Aquila il 12 e 13 dicembre scorso,
i ā€œportoghesi di montagnaā€ hanno gridato allo scandalo. Ma che cosa volevano?
Continuare ad intingere nel piatto che non ĆØ destinato a loro? Lo hanno fatto per
decenni ma adesso basta. I fondi per la Montagna stanziati dal governo devono finire
nelle casse dei comuni veramente montani, come Castel del Monte alt. 1346 metri
s.l.m., o Calascio m.1210, o Santo Stefano di Sessanio m. 1251. Comuni che, per
effetto della loro altitudine hanno perso la quasi totalitĆ  della popolazione residente. I
tre comuni contavano un tempo oltre 7000 abitanti in totale, oggi ne restano si e no
250 tutti e tre insieme.
Purtroppo chi strilla non sono loro, ma altri. E questo dovrebbe far riflettere le
autoritĆ  nazionali e regionali preposte alla gestione dei fondi per la montagna.

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